PERGINE. “In generale oggi si pensa che la bicicletta sia un mezzo ecologico, ad impatto zero sull'ambiente, ma non è sempre così: i danni che la discesa continua di bici da downhill possono provocare nell'ambiente intorno al Castello sono importanti sia da un punto di vista naturalistico che archeologico”. Così Manuela Dalmeri, del Consiglio d'amministrazione della Fondazione CastelPergine Onlus, commenta le problematiche causate dalla presenza sempre più massiccia, segnalata recentemente anche da alcuni cittadini, di biker nei boschi intorno al Castello di Pergine, una zona di particolare interesse ambientale (che rientra anche nella rete di Natura 2000), che contiene varie aree archeologiche ed è frequentata spesso da escursionisti. Lo sfrecciare delle biciclette causerebbe danni al suolo, alla vegetazione, alla fauna (danneggiando o distruggendo le tane di piccoli mammiferi) ed in generale all'ecosistema ed al paesaggio di tutta la collina.
“Ben venga
l'attività sportiva
all'aria aperta – continua Dalmeri – ma c'è bisogno di
regolamentazione: sia
dentro che
fuori le
mura, l'area del
Castello è un
bene comune, e
come tale deve essere rispettato”. A segnalare
l'impatto negativo sul
territorio determinato dal
numero sempre maggiore di biciclette che corrono a
grande velocità per i
boschi anche
diversi cittadini, tra cui il presidente di
Wwf Trentino Aaron Iemma. “I
segni del degrado sono ancora in
molte zone in una
fase iniziale, ma
l'area ormai è diventata un punto di ritrovo per gli amanti della mountain bike – spiega Iemma – bisogna tenere a mente che stiamo parlando di una
zona protetta che contiene
ricchezze naturali molto
meritevoli di
tutela. Vogliamo difendere la
fruibilità del colle per
tutti i
cittadini, in
un'ottica di sostenibilità futura”. La
proposta, condivisa anche dalla Fondazione, è quindi quella di
concedere "in
concertazione con le associazioni sportive, il
permesso di
transito per le
biciclette solo su
strade e
carreggiate prestabilite,
vietando tassativamente il '
fuoristrada' e
tutelando con precise prescrizioni la
rete dei
percorsi sui quali
inevitabilmente dovrà
restringersi l'attività dei biker".
“Il
Castello è di proprietà degli
872 soci della Fondazione – ribadisce Dalmeri – che si sono
messi in gioco per tutelare sia la struttura che l'area circostante. Nei
boschi intorno al
maniero ci sono
specie botaniche rare e preziose, una
fauna straordinaria ed una
varietà naturalistica di
grande pregio che va
tutelata: quella dei
biker è una
pretesa egoistica di
utilizzare a
proprio piacimento un
luogo che appartiene a tutta la comunità”. Oltre a
danneggiare la
zona da un punto di vista
paesaggistico infatti, il
passaggio delle
biciclette sarebbe, secondo la Fondazione, un
fattore di potenziale rischio anche per i
tanti escursionisti.
“
Tutti i
sentieri che portano al
Castello – dice infatti Dalmeri – sono
pedonabili,
non sono fatti per essere
percorsi in
velocità sulle due
ruote. Ben venga ripeto la mobilità leggera, ma nel
rispetto delle
caratteristiche particolari di un contesto tutelato
dal punto di
vista naturalistico e con
aree archeologiche che
non possono essere dissestate”. L'appello è quindi alla “
responsabilità condivisa per
l'area, che deve essere
tutelata e fruita da tutti nel rispetto del
suo ambiente e della
sua storia”.