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Biker sfrecciano per i sentieri di Castel Pergine: "Impatto negativo su vegetazione, fauna e paesaggio di tutta la collina, servono regole condivise"

L'appello della Fondazione CastelPergine Onlus e di alcuni cittadini preoccupati per il numero sempre maggiore di mountain bike che corrono fra i boschi fuori le mura del maniero: "E' una zona tutelata con aree archeologiche che non possono essere dissestate, c'è bisogno di una responsabilità condivisa"

Di Filippo Schwachtje - 17 May 2021 - 13:09

PERGINE. “In generale oggi si pensa che la bicicletta sia un mezzo ecologico, ad impatto zero sull'ambiente, ma non è sempre così: i danni che la discesa continua di bici da downhill possono provocare nell'ambiente intorno al Castello sono importanti sia da un punto di vista naturalistico che archeologico”. Così Manuela Dalmeri, del Consiglio d'amministrazione della Fondazione CastelPergine Onlus, commenta le problematiche causate dalla presenza sempre più massiccia, segnalata recentemente anche da alcuni cittadini, di biker nei boschi intorno al Castello di Pergine, una zona di particolare interesse ambientale (che rientra anche nella rete di Natura 2000), che contiene varie aree archeologiche ed è frequentata spesso da escursionisti. Lo sfrecciare delle biciclette causerebbe danni al suolo, alla vegetazione, alla fauna (danneggiando o distruggendo le tane di piccoli mammiferi) ed in generale all'ecosistema ed al paesaggio di tutta la collina

“Ben venga l'attività sportiva all'aria aperta – continua Dalmeri – ma c'è bisogno di regolamentazione: sia dentro che fuori le mura, l'area del Castello è un bene comune, e come tale deve essere rispettato”. A segnalare l'impatto negativo sul territorio determinato dal numero sempre maggiore di biciclette che corrono a grande velocità per i boschi anche diversi cittadini, tra cui il presidente di Wwf Trentino Aaron Iemma. “I segni del degrado sono ancora in molte zone in una fase iniziale, ma l'area ormai è diventata un punto di ritrovo per gli amanti della mountain bike – spiega Iemma – bisogna tenere a mente che stiamo parlando di una zona protetta che contiene ricchezze naturali molto meritevoli di tutela. Vogliamo difendere la fruibilità del colle per tutti i cittadini, in un'ottica di sostenibilità futura”. La proposta, condivisa anche dalla Fondazione, è quindi quella di concedere "in concertazione con le associazioni sportive, il permesso di transito per le biciclette solo su strade e carreggiate prestabilite, vietando tassativamente il 'fuoristrada' e tutelando con precise prescrizioni la rete dei percorsi sui quali inevitabilmente dovrà restringersi l'attività dei biker". 

“Il Castello è di proprietà degli 872 soci della Fondazione – ribadisce Dalmeri – che si sono messi in gioco per tutelare sia la struttura che l'area circostante. Nei boschi intorno al maniero ci sono specie botaniche rare e preziose, una fauna straordinaria ed una varietà naturalistica di grande pregio che va tutelata: quella dei biker è una pretesa egoistica di utilizzare a proprio piacimento un luogo che appartiene a tutta la comunità”. Oltre a danneggiare la zona da un punto di vista paesaggistico infatti, il passaggio delle biciclette sarebbe, secondo la Fondazione, un fattore di potenziale rischio anche per i tanti escursionisti

Tutti i sentieri che portano al Castello – dice infatti Dalmeri – sono pedonabili, non sono fatti per essere percorsi in velocità sulle due ruote. Ben venga ripeto la mobilità leggera, ma nel rispetto delle caratteristiche particolari di un contesto tutelato dal punto di vista naturalistico e con aree archeologiche che non possono essere dissestate”. L'appello è quindi alla “responsabilità condivisa per l'area, che deve essere tutelata e fruita da tutti nel rispetto del suo ambiente e della sua storia”. 

 

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