Contenuto sponsorizzato

Grandi opere, Mercalli: “Orsi e lupi? Fa molti più danni una ruspa. Non possiamo permetterci di inquinare ora, sperando di recuperare le emissioni quando il paziente sarà morto”

La cementificazione selvaggia accelera la crisi climatica. Il meteorologo Mercalli ospite di un incontro organizzato dal Comitato No Tav del Trentino: “Quando fra qualche decennio arriveranno i 50 gradi in pianura sempre più persone saranno spinte a trasferirsi in montagna, ma senza regole e preparazione andremo incontro a migrazioni caotiche”

Di Tiziano Grottolo - 08 marzo 2021 - 11:20

TRENTO. Nell’ultimo periodo l’emergenza climatica è stata in parte oscurata da quella pandemica, per via delle restrizioni sono state cancellate (o comunque fortemente ridimensionate) molte manifestazioni. I tradizionali appuntamenti del venerdì organizzati da Fridays For Future sono venuti meno e l’attenzione mediatica è andata via via scemando. Eppure secondo molti esperti crisi climatica e pandemia sono strettamente connesse. La pressione sempre maggiore esercitata dall’eccessiva antropizzazione, a sua volta legata indissolubilmente con gli attuali modelli di sviluppo economici, porta gli essere umani a entrare sempre più spesso in contatto-conflitto con specie selvatiche che possono veicolare nuove epidemie (QUI approfondimento). Anche per questo crisi ambientale e crisi sanitarie sono legate fra loro, risolvere la prima significa ridurre le possibilità che si verificano le seconde. Per farlo però è necessario ripensare gli attuali modelli di sviluppo, partendo dal “piccolo” territorio fino ad arrivare ai grandi Stati e agli enti sovranazionali come l’Unione europea.

 

In questo senso i finanziamenti del Recovery Fund, sono stati stanziati proprio per riparare ai danni economici e sociali causati dalla pandemia di coronavirus o, per usare le parole della Commissione Europea,gettare le basi per un’Europa più moderna e sostenibile”. L’Ue ha riservato alla lotta ai cambiamenti climatici il 30% dei fondi stanziati, solo alla voceRisorse naturali e ambiente” sono stati assegnati 373,9 miliardi di euro. È proprio su questi temi che il Coordinamento No Tav del Trentino ha organizzato una serie di incontri online per conoscere meglio i progetti rilanciati sul territorio provinciale con l’obiettivo di intercettare i finanziamenti del Recovery Fund. Fra questi il progetto della Circonvallazione di Trento e Rovereto, uno dei lotti prioritari della tratta alta velocità in Trentino. Ospite del primo incontro ci sarà Luca Mercalli meteorologo, climatologo, scrittore nonché presidente della Società Meteorologica Italiana.

 

 

Dottor Mercalli, partiamo dal titolo dell’incontro ‘Grandi opere: verdi fuori, nere dentro’ può anticiparci qualcosa…

“Molto spesso le grandi opere sono il classico esempio di greenwashing quando in realtà rappresentano sempre una ferita importante per il territorio. Inoltre la loro sostenibilità dipende dal rapporto costi-benefici in termini ambientali. Le grandi opere servono se portano un grande vantaggio per un molto tempo”.

 

Un esempio?

“Se pensiamo ai cambiamenti climatici e al rischio desertificazione una diga, ovviamente realizzata dove serve, a regole d’arte e con le migliori tecnologie di cui disponiamo, può rappresentare un sacrificio locale ma per far fronte a una necessità irrinunciabile. Altre opere invece promettono di essere ecologiche quando in realtà non lo sono. Creano un danno senza restituire ciò che promettono. Mi riferisco ad alcune opere dell’alta velocità ferroviaria, una su tutte la Torino-Lione. Non basta dire faccio una ferrovia per rendere un progetto automaticamente sostenibile. Quando si parla di Tav spesso e volentieri si dimentica di calcolare i costi ambientali e in termini di emissioni per la sua realizzazione. Al momento i calcoli ci dicono che le emissioni sono sicure ma i vantaggi incerti, anche perché ci si basa sul presupposto di un forte aumento della circolazione di merci e passeggeri che probabilmente non ci sarà”.

 

Quindi meglio tenersi quello che c’è o casomai potenziarlo?

“Se alla base di un nuovo progetto c’è una grande emissione di inquinamento allora sì, meglio tenersi quello che c’è. La stessa Ue definisce tutte le tratte ad alta velocità ‘green’ ma non è vero. Quando parliamo di sostenibilità ambientale la riduzione delle emissioni deve essere rapida, lo stesso Consiglio europeo ha previsto di tagliare del 55% le emissioni di Co2 entro il 2030 e perfino azzerarle nel 2050. Per questo l’idea di costruire una grande opera che inquina per decenni ma diventa sostenibile dopo 50 o 100 anni non funziona. La crisi climatica sta peggiorando rapidamente, tutti gli studi ci dicono che le emissioni vanno tagliate subito, se vogliamo essere efficaci dobbiamo investire in opere che producono miglioramenti subito, nel breve periodo. Piuttosto che investire 10 miliardi nel tunnel Torino-Lione sarebbe stato meglio utilizzare la stessa cifra per il miglioramento energetico delle case. Il vantaggio è immediato. I soldi spesi in ecologia devono avere risultati immediati altrimenti non servono. Non possiamo permetterci di inquinare prima per sperare di recuperare le emissioni quando ormai il paziente è morto”.

 

A tal proposito i temi ambientali stanno trovando sempre più spazio nel dibattito pubblico e anche nelle agende politiche ma alle parole non sempre corrispondono i fatti…

Il tema dell’ambiente non è mai prioritario, spesso ancillare e alcuni addirittura lo negano come i partiti di destra, negazionisti dei cambiamenti climatici. Ora c’è più attenzione ma se Greta Thunberg ha raccolto molto sostegno è stata anche attaccata ferocemente, diciamo che si tratta di un’acquisizione conflittuale. L’ambientalismo si misura in quantità fisiche, come le tonnellate di Co2 tagliate, gli ettari di terreno strappati alla cementificazione e i chili in meno di pesticidi utilizzati in agricoltura”.

 

Nel contesto attuale cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

I cambiamenti climatici sono accompagnati da fenomeni migratori, anche interni. Penso alla migrazione che dalla pianura si muove verso la montagna. Io stesso vivo per molti mesi dell’anno nella mia baita in val di Susa. Questa può essere l’occasione per riabilitare le aree montate abbandonate. Sugli Appennini e sulle Alpi ci sono borghi spopolati che stanno cadendo a pezzi è possibile ristrutturare quello che già c’è senza aggiungere altro cemento. Il bello è che questi progetti  esistono e sono contenuti nella Strategia nazionale per le aree interne che però viene lasciata a prendere polvere nei cassetti di qualche ministero”.

 

Quindi se non si agisce per tempo si rischia di andare incontro a notevoli rischi?

“Quando fra qualche decennio arriveranno i 50 gradi in pianura sempre più persone saranno spinte a trasferirsi in montagna, ma senza regole e preparazione andremo incontro a migrazioni caotiche. Grazie alle nuove tecnologie ora sono decine i mestieri che si possono fare da casa servendosi soltanto di una connessione internet. In quest’ottica si può ripopolare la montagna ricreando quel tessuto sociale che sta scomparendo. Il punto però è limitarsi a riabilitare solo quello che già esiste, ma dobbiamo essere pronti perché quando si lavora in emergenza le cose non riescono mai bene. Per questo servono regole”.

 

Ecco, a proposito di regole in Trentino fa molto discutere la presenza dei grandi carnivori, anche alla luce di un ripopolamento della montagna lei crede che la convivenza con questi animali sia possibile?

“La questione dei grandi carnivori è una tempesta in un bicchiere d’acqua. Fa mille volte più danni una ruspa che un lupo o un orso. Ma contro le ruspe non facciamo cortei mentre contro lupi e orsi sì. Ormai non c’è quasi più spazio per la vita selvatica abbiamo invaso tutti gli spazi ma la convivenza è ancora possibile. Voglio sottolineare che non parlo da una cattedra anche io nella mia baita ho problemi con caprioli e cinghiali, sono il primo a dire che ci sono equilibri da ricostruire, ma la minaccia resterà sempre la cementificazione selvaggia che genera la perdita del suolo su cui viviamo, porta alluvioni e cambiamenti climatici che in questo momento sono la vera emergenza”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 20 aprile 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
21 aprile - 11:57
A Bolzano nessun decesso registrato nelle ultime 24 ore, i molecolari che sono risultati positivi al coronavirus sono stati 90, mentre i tamponi [...]
Cronaca
20 aprile - 21:47
Sono 1.278 le persone attualmente contagiate in Trentino. Sono 17 i territori con 1 persona attualmente positiva. Registrate 145 guarigioni dal [...]
Cronaca
21 aprile - 11:25
Grande cordoglio per la scomparsa di Fabio Drescig apprezzato musicista e presidente del “gruppo astrofili” dell’Alto Garda. Gli amici: “Ci [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato