Crisi climatica, Zeni (Pd): “Dalla Giunta quali gli strumenti per affrontare l'emergenza? Esiste una seria programmazione in Trentino?”
I dati, dice il consigliere provinciale del Partito Democratico, parlano da soli: “La crisi climatica produce, e produrrà ancora più domani, una frequenza di fenomeni estremi che impatta, anche in modo pesante, sulle produzioni agricole delle aree di montagna e sulla salute degli individui. Esiste in Trentino una seria programmazione di fronte alla crescita dei problemi ambientali?”

TRENTO. “Crisi climatica ed emergenze ambientali: esiste in Trentino una programmazione seria di fronte alla crescita dei problemi che le mutazioni dell'ambiente determinano anche sul territorio provinciale?”. A chiederlo alla Giunta in un'interrogazione è il consigliere del Pd Luca Zeni, che lancia anche la proposta di costituire un “fondo pluriennale di bilancio” per le emergenze future e di realizzare un “Piano provinciale per l'emergenza ambientale”, per “essere pronti, per quanto possibile, ad affrontare le prossime sfide che l'ambiente e le sue mutazioni pongono al Trentino del domani”. Come già approfondito da il Dolomiti infatti (Qui Articolo), analizzando la situazione attuale e sulla base dei modelli futuri, gli esperti di Appa hanno delineato un ampio quadro di problematiche che la crisi climatica determinerà nei prossimi anni anche sul territorio provinciale, a partire dalla sempre più difficile gestione della risorsa idrica. “Nell'ultimo centinaio di anni – riassume Zeni nel documento – le temperature medie nell'asta dell'Adige sono cresciute di circa 1,5-2 gradi centigradi, con una forte concentrazione di periodi caratterizzati da pressioni alte e valori estremi, con punte massime superiori a 30 gradi e minime non inferiori ai 20”.
Al contempo, continua il consigliere: “Le precipitazioni annuali nella medesima zona paiono, secondo i dati scientifici rilevati e nella prospettiva del prossimo trentennio, ridursi di circa il 30% del totale medio fin qui registrato”. In quota invece, tra il ritiro sempre più rapido dei ghiacciai ed il continuo deterioramento del permafrost, nel prossimo futuro aumenteranno anche i rischi di crolli di pareti, cedimenti strutturali e colate di fango e detriti pietrosi che, dice Zeni: “Potrebbero interessare anche talune aree dei fondovalle”. A fronte di questo quadro dunque, per l'esponente Dem: “Emerge chiaramente un fondale decisamente preoccupante con gravi ricadute, ad esempio, sulla disponibilità di risorse idriche sufficienti, sulle ripetute e lunghe ondate di calore estremo, su eventi di improvvisa intensità e violenza, contrapposti a lunghe scarsità di precipitazioni e via elencando. Si tratta senza dubbio di problemi che impattano, a prescindere dalle volontà individuali e collettive, sull'intera fascia socio-economica anche del Trentino e ciò impone ad una politica seria e responsabile l'assunzione di nuove metodologie di governo del delicato settore e soprattutto una più attenta e lungimirante programmazione di interventi e spesa”.
Fondamentale è dunque definire strategie e strumenti “di media-lunga durata capaci di agire, ad esempio, sugli ecosistemi delle acque interne e d'alta quota, sulla perdita della biodiversità alpina, sulle anticipazioni fenologiche e su tutto ciò che verrà ad innescarsi in un futuro che è già oggi”. Per Zeni è urgente quindi approntare “nuove modalità di gestione delle risorse idriche, prevedendo anche il probabile aumento della conflittualità fra diversi utilizzi concorrenti” e la medesima modalità programmatoria dovrà valere anche per la gestione forestale. Non va poi dimenticato il delicato tema della salute delle persone, tra i maggiori rischi di mortalità dettati da accadimenti atmosferici estremi ed il pericolo di diffusione “di nuove e vecchie malattie di natura infettiva, parassitaria e zoonotica, ovvero di trasmissione dall’animale all’uomo come nel caso della 'febbre del Nilo' o dell’encefalite virale”. A peggiorare le cose da un punto di vista economico ci saranno poi i contraccolpi al turismo invernale per la probabile contrazione delle stagioni, dice Zeni, con la scarsezza di neve naturale e la conseguente richiesta di acqua per tenere vivi i vari comprensori sciistici sparsi sul territorio e che danno oggi lavoro a migliaia di persone: “Quello che si sta delineando – conclude il consigliere – è insomma un quadro a tinte decisamente fosche e che impone alla politica tutta, e quindi non solo alla maggioranza ma anche alle minoranze in una logica emergenziale, l'avvio di immediati processi di valutazione, analisi ed elaborazione di risposte a medio e lungo termine, considerato che lo scenario in fase di evoluzione non durerà solo per una o due stagioni, ma rischia di protrarsi negli anni a venire”.
Proprio per questo Zeni chiede alla Giunta “come e con quali strumenti programmatori si avvia ad affrontare l'emergenza che si avvicina sempre più anche alla nostra realtà”, proponendo come anticipato di istituire “sfruttando le possibilità offerte dalla specialità autonomistica, un fondo pluriennale di bilancio, allo scopo di creare una particolare dotazione finanziaria volta a fronteggiare le eventuali ed improvvise situazioni di crisi che potrebbero porsi nell'arco dei prossimi anni”. In conclusione Zeni chiede anche alle autorità provinciali se non si ritenga opportuno “produrre una sorta di 'Piano provinciale per l'emergenza ambientale', al fine di affrontare con compiutezza, consapevolezza e determinazione queste prossime sfide dentro il futuro che ci attende”.





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