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| 26 feb 2023 | 05:01

Crisi climatica e siccità, Zardi: “In Trentino rafforzare la cabina di regia per la gestione idrica. L'inseminazione delle nuvole come soluzione futura? Non ci investirei”

Dalla Cina agli Stati Uniti, in molti hanno portato avanti diversi tentativi con la tecnica del 'cloud seeding', l'inseminazione delle nuvole, per cercare una "soluzione" alla siccità. Per il professore di UniTn Dino Zardi però, avrebbe poco senso investire in questo ambito in Trentino: "Piuttosto è necessario pensare a dispositivi e sistemi che da una parte assicurino l'accumulo della risorsa idrica, e dall'altra ne ottimizzino il consumo"

TRENTO. “Al momento non esiste un trend definitivo per quanto riguarda le precipitazioni: questo vuol dire che è difficile avventurarsi nel fare previsioni future sui quantitativi di pioggia che interesseranno il nostro territorio. Quel che è certo però, è che ad aumentare saranno le temperature e questo dovrà portare inevitabilmente ad una revisione dei criteri attualmente in vigore per l'utilizzo dell'acqua oltre che, a mio avviso, al rafforzamento di una cabina di regia per la gestione della risorsa idrica”. In poche parole dunque, dice a il Dolomiti il professore dell'Università di Trento e direttore scientifico del Festivalmeteorologia Dino Zardi, in futuro farà sempre più caldo, portando a quantitativi di neve sempre minori sul territorio e ad un'evaporazione sempre maggiore.

 

Un insieme di fattori che, come anticipato in un documento di Appa legato agli scenari futuri della crisi climatica in Trentino (Qui Articolo), porterà probabilmente a crescenti deficit della risorsa idrica. ad un aumento nella conflittualità tra i diversi usi concorrenti dell'acqua (dall'idroelettrico all'agricoltura) e dunque alla necessità di mettere in campo nuove strategie per la gestione dell'oro blu sul territorio: ma mentre la città di Trento non vede ormai la pioggia da 38 giorni (Qui Articolo) e la situazione per tutti i bacini idrici è critica in Trentino (Qui Articolo), quali potrebbero essere le progettualità da mettere in campo per fronteggiare la problematica?

 

Parlando di 'soluzioni' per quanto riguarda la siccità, l'idea per esempio di poter produrre pioggia 'artificiale' è una suggestione che ha catturato l'attenzione di molti (e dato vita, tra l'altro, a molte teorie del complotto): tramite l'inseminazione delle nuvole (o cloud seeding), diversi Paesi nel mondo (dalla Cina, che ne fatto uso in occasione delle Olimpiadi di Pechino del 2008, agli Usa fino agli Emirati Arabi Uniti) hanno portato avanti diversi tentativi proprio in questa direzione, diffondendo dall'alto nelle nuvole delle particelle di sali per favorire la condensazione e quindi la caduta al suolo della pioggia.

 

“Si tratta di una tecnica sperimentata fin dagli anni '50 – spiega Zardi – ed in sostanza si basa sull'utilizzo di un sale, lo ioduro d'argento. Quando viene liberato nelle nuvole dagli aerei in volo in quota, ha la proprietà di favorire la condensazione del vapore acqueo presente, favorendo di conseguenza anche la formazione di gocce che, raggiunta la grandezza sufficiente, precipitano al suolo come pioggia”. Il problema però, al di là dei costi elevati dell'operazione, è nella difficoltà di riuscire ad ottenere l'effetto voluto: la formazione di precipitazioni nell'area interessata.

 

“La probabilità di ottenere ciò che si vuole con questo sistema è molto remota – spiega infatti Zardi –. E' estremamente difficile per esempio capire dove le eventuali precipitazioni finirebbero per concentrarsi, visto che nell'intero processo entrano in gioco una serie di fattori e di variabili troppo incerte, a partire per esempio dal vento. Ci sono delle zone di coltivazioni molto estensive nelle quali non è fondamentale poter prevedere l'area esatta che verrebbe interessata dalle piogge, ma se pensiamo al nostro contesto (dove le coltivazioni sono per lo più concentrate nel fondovalle e circondate dalle montagne) la situazione è ben diversa. Diciamo che se mi chiedessero di investire in questo procedimento, per quanto riguarda il nostro territorio, non lo farei”.

 

Al contrario invece, per fronteggiare le problematiche generate dall'impatto della crisi climatica sulla risorsa idrica: “Troverei molto più sensato – precisa Zardi – concentrare gli investimenti su dispositivi e sistemi che da una parte assicurino l'accumulo della risorsa stessa, e dall'altra ne ottimizzino l'utilizzo. Un esempio è quello dei bacini in quota per trattenere l'acqua o il miglioramento dei criteri di gestione”.

 

In particolare l'ottimizzazione della gestione e dell'utilizzo dell'acqua, conclude il professore dell'Università di Trento: “Passa attraverso un attento monitoraggio delle varie componenti del ciclo idrogeologico, dalle precipitazioni alle falde fino ai fiumi”. Si tratta in sostanza di tenere un'attenta contabilità tra l'acqua 'in entrata' e quella 'in uscita'. “In questo contesto – dice Zardi – sul nostro territorio sono già oggi attive diverse iniziative e monitoraggi, ma non sempre vengono messe a sistema. Per questo a mio avviso sul nostro territorio è necessario rafforzare la cabina di regia per la gestione della risorsa idrica, riunendo in un contesto unitario i vari dati raccolti: fra le risorse da valorizzare, per esempio, ci sono le osservazioni da satellite ed i modelli meteorologici e idrologici. Come già anticipato, anche se il totale delle precipitazioni non dovesse variare nei prossimi anni in termini assoluti, gli effetti determinati dall'aumento delle temperature (meno neve e più evaporazione) modificheranno in ogni caso le modalità con le quali potremo disporre della risorsa idrica sul territorio”.

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