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In Trentino predazioni su galline, in Abruzzo da 3 anni i “pollai anti-orso” li paga il Parco: “Consegnate già 166 strutture. Funzionali ed efficaci” (IL VIDEO)

Mentre in Trentino negli ultimi giorni si sono registrate delle predazioni da orso su galline, in Abruzzo il problema dei plantigradi confidenti ha stimolato l’ingegno permettendo di rendere i paesi della zona più sicuri e sostenibili. Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise infatti distribuisce gratuitamente dei pollai anti-orso: “La sperimentazione è andata molto bene”

Di Tiziano Grottolo - 02 giugno 2021 - 06:01

TRENTO. Nei giorni scorsi Il Dolomiti ha riportato la vicenda si Silvia e Mouad, titolari dell’azienda agricola Anselmi di Malè, che si sono visti distruggere il pollaio mobile che avevano costruito dall’orso. In pochi minuti il plantigrado ha distrutto molti nidi uccidendo circa la metà delle galline.

 

Il problema delle predazioni su domestici esiste, nell’ultimo anno in Trentino si sono registrati 279 danni da orso per un totale di 152.352 euro liquidati in indennizzi. Allo stesso tempo però non mancano le soluzioni. Restando in tema di galline anche in Abruzzo, dove vive l’orso bruno marsicano (una sottospecie diversa dall’orso bruno che vive in Trentino), negli anni si sono registrate diverse predazioni. Una situazione che ha spinto il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise a rimboccarsi le maniche cercando soluzioni strutturali che fossero efficaci e durature, ma soprattutto sostenibili nel lungo periodo.

 

Anche nel territorio del Parco il problema era serio dal momento che alcuni plantigradi si addentravano nei paesi proprio per la presenza dei pollai all’interno degli stessi centri abitati. Le recinzioni elettrificate sono state la risposta immediata a questo problema ma l’Ente Parco, si è attivato per adottare misure più efficaci e durature, ottenendo anche benefici collaterali, come quello di eliminare il degrado costituito da strutture fatiscenti e irregolari utilizzate per il ricovero di animali da cortile. È proprio così che gli uffici del Parco hanno predisposto, con l’aiuto della ditta “Faza” di Roma, il primo “pollaio ad alta resistenza all’orso”.

 

 

Si tratta di un ricovero appositamente brevettato per resistere all’assalto di un orso. Realizzato in acciaio zincato può ospitare fino a dieci galline. Le strutture sono dotate anche di un pavimento autopulente, nidi per la deposizione di uova, mangiatoia, abbeveratoi e addirittura un tetto coibentato.

 

Il progetto (finanziato con i fondi messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente) è stato lanciato nel 2018 e in tre anni ha prodotto ottimi risultati. “La sperimentazione è andata molto bene – dichiara a Il Dolomiti il direttore del Parco Luciano Sammarone – sono state fatte delle prove e gli orsi si sono avvicinanti ma non sono riusciti ad attaccare. In alcuni casi sono stati ribaltati ma le galline sono rimaste salvo”. Finora sono stati distribuiti 166 “pollai anti-orso”, il tutto a carico dell’Ente Parco che si occupa anche del trasporto e del posizionamento. Il costo per il Parco, tutto compreso, di ogni struttura si aggira attorno ai 1.000 euro. “Li consegniamo a titolo gratuito – ribadisce Sammarone – a chi ne fa domanda. Poi è chiaro che queste strutture vanno posizionate nei luoghi adeguati e devono servire come riparo notturno per le galline. Siccome è stato obiettato che magari non sono bellissimi da vedere ci stiamo adoperando per affinare le procedure di concessione in accordo con le amministrazioni comunali. Quel che è certo però è che i nostri pollai anti-orso finora si sono dimostrati efficaci e funzionali”.

 

Insomma, questi sono i risultati che si possono ottenere con il lavoro di squadra fra Parco, amministrazioni e cittadini dove vincono tutti e viene premiata la convivenza fra esseri umani e grandi carnivori. In Abruzzo il problema degli orsi confidenti ha stimolato l’ingegno permettendo di rendere i paesi del Parco più sicuri, più belli e più sostenibili. La stessa soluzione, magari con i dovuti accorgimenti per adeguarla alle caratteristiche degli orsi locali, potrebbe essere presa come spunto per trovare delle alternative adeguate anche in Trentino che, dopo aver lanciato uno dei più ambiziosi progetti di ripopolamento a livello mondiale, ora sulla prevenzione tende ad arrancare.

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