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In Trentino ci sono 100 orsi e 17 branchi di lupi. Jj4 sarà catturata? Zanotelli: “Prendiamo atto della sentenza”

Presentato il rapporto sui grandi carnivori (allegato all’interno): aumentano i danni ma calano leggermente gli investimenti in opere di prevenzione. Per M49 spesi oltre 14mila euro per risarcire porte, finestre e mobili danneggiati durante le incursioni. De Col: “La Giunta mi ha dato lo spazio per fare tutto quello che serve per garantire la prevenzione senza limitazione di risorse”

Di Tiziano Grottolo - 24 aprile 2021 - 06:01

TRENTO. Nel 2020 sono state tra le 11 e le 12 le cucciolate di orso che hanno visto nascere circa 23 cuccioli il che porta a stimare una popolazione di plantigradi in circa 100 esemplari. Per quanto riguarda i lupi invece, sono stati censiti come principalmente attivi sul territorio provinciale 17 branchi (erano 13 nel 2019), ma per Giovanni Giovannini dirigente servizio foreste e fauna potrebbero anche essere di più, per un totale di circa 91 esemplari. Queste le principali conclusioni del Rapporto Grandi carnivori del 2020 che per la prima vede l’ingresso, con un capitolo dedicato, dello sciacallo dorato visto che nel Bleggio è stata accertata la prima riproduzione. Per quanto riguarda la lince si notano 19 segnalazioni tutte riconducibili all’esemplare B132, nei giorni scorsi avvistato a Magasa in Lombardia.

 

Lo scorso anno sono stati accertati 380 danni da grandi carnivori: nessuno da lince, 279 da orso, in aumento del 22% sull’anno precedente, e 101 da lupo con un incremento del 119,6% sul 2020, ma che si attesta sui valori del 2018. Quest’ultimo un incremento per certi versi atteso visto che i pochi danni registrati nel 2019 sono stati definiti come un evento “fortuito”. Tradotto in euro sono stati liquidati in totale 227.324 euro di indennizzo: 152.352 euro da orso e 74.972 euro da lupo. Una curiosità riguarda l’orso M49-Papillon che ha provocato oltre 14mila euro di danni fracassando porte, finestre e mobilia durante alcune incursioni.

 

Le opere di prevenzione però sono rimaste pressoché le stesse del 2019 sia per numero che per investimenti. Nel corso del 2020 sono state presentate al Servizio Foreste e fauna 172 richieste (nel 2019 erano state 170) per misure di prevenzione dei danni da grandi carnivori (recinti elettrici e cani da guardiania), volte alla protezione dei patrimoni zootecnici ed apistici. Di queste, 3 sono state respinte, mentre 154 sono state evase attraverso la fornitura di opere (reti mobili, recinti fissi) in comodato d’uso gratuito per un corrispettivo di circa 108.000 euro e 15 tramite finanziamento in conto capitale (reti mobili, recinti fissi, cani da guardianìa) per un corrispettivo impegnato di circa 11.000 euro. In totale, nel 2020 sono dunque stati investiti nella prevenzione 119.000 euro contro i 121.600 euro del 2019.

 

 

“Sul fronte delle opere di prevenzione – afferma l’assessora all’agricoltura, foreste caccia e pesca Giulia Zanotelli – mi preme evidenziare che è vero che lo scorso anno c’era stato un abbassamento rispetto ai danni, ma abbiamo anche detto che proprio l’aumento della popolazione dei grandi carnivori sul nostro territorio avrebbe comunque comportato un aumento anche rispetto ai danni. Ribadisco che l’attenzione c’è, la Provincia continuerà a supportare le attività sul nostro territorio fornendo l’adeguato supporto che riguarda le opere di prevenzione e l’attenzione sulla manutenzione delle opere che noi forniamo per garantire il più efficace risultato possibile, consapevoli che questi strumenti non possono ridurre definitivamente i danni”.

 

Dal canto suo il dirigente della protezione civile Raffaele De Col fa notare che le opere di prevenzione “sono la parte dell’iceberg che si vede” ma in realtà ci sono 150 forestali “che tutti i giorni operano sul territorio come prevenzione attiva nei confronti del mantenimento fra la convivenza tra popolazione e orsi. Noi oggi abbiamo un problema che non si chiama orso ma convivenza tra l’orso e la popolazione trentina – precisa – non per niente il sistema gestione orsi è passato sotto la gestione della protezione civile”.

 

Bocciato il progetto “Bearfence” lanciato in via sperimentale nel 2015: “Noi abbiamo preso atto di quelli che sono stati i risultati – afferma il dirigente servizio foreste e fauna – però in maniera molto trasparente possiamo dire che confermiamo quelli che sono i sistemi tradizionali di difesa delle greggi cioè recinzioni elettrificate, i cani pastori, corretta gestione. Nel caso specifico di questi progetti, che poi abbiamo visto ripresi anche in altre Regioni chiamati con altri nomi, i risultati non sono certo quelli sperati pertanto al momento non sono progetti che vengono ripresi a livello generale”.

 

La questione del rapporto con l’orso comunque resta cruciale. “Dobbiamo garantire la sicurezza della popolazione in convivenza con l’orso – ribadisce De Col – non si lascerà nulla di intentato perché l’orso rimanga orso e la popolazione trentina possa vivere all’interno dei propri territori. Tutto il sistema di opere di prevenzione riguarda la convivenza su un territorio fortemente antropizzato e fortemente inserito nel contesto montano di permanenza dei trentini. La salvaguardia del territorio è un patrimonio anche della stabilità idrogeologica dello stesso e non può essere condizionata dal rapporto con una assolutamente valida presenza che è quella dell’orso. Per quanto riguarda la previsione 2021 faremo tutto quello che serve per aumentare, non è una questione di risorse perché la Giunta ha dato al sottoscritto spazio per fare tutto quello che serve per garantire la prevenzione senza limitazione di risorse”.

 

Infine, il Dolomiti, ha rivolto una domanda sul futuro dell’orsa di Jj4 (che aveva attaccato due cacciatori in Val di Non) alla quale ha risposto Zanotelli: “Prendiamo atto della sentenza che è stata fatta su Jj4 e delle posizioni che ne sono derivate, sarà nostra cura continuare il monitoraggio dell’esemplare dopodiché sarà compito della Provincia fare le opportune valutazioni anche rispetto allo stesso monitoraggio”.

 

 

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