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Il progetto trentino per monitorare lupi e orsi “dimenticato” dalla Provincia: l’occasione persa che avrebbe potuto “garantire la coesistenza con gli esseri umani”

Nel 2015, in Trentino, era stato avviato un progetto innovativo basato su un sistema intelligente che puntava a evitare che gli orsi si avvicinassero ai centri abitati o agli allevamenti e pensato per “insegnare” all’animale a stare alla larga. Con l’arrivo della Lega a Piazza Dante però del progetto non si è più saputo nulla e le aziende private che lo seguivano hanno preferito rivolgere la loro attenzione altrove. Ecco la storia di “Bearfence”

Di Tiziano Grottolo - 15 aprile 2021 - 06:01

TRENTO. Nel 2019 (l’ultimo dato disponibile visto che la pubblicazione del consueto rapporto della Pat tarda ad arrivare) i grandi carnivori, lupi e orsi insieme, hanno provocato danni per circa 190mila euro. Pochi se rapportati al costo di un marciapiede (a Sardagna 340 metri sono costati circa 390mila euro), tanti, troppi, se si domanda agli imprenditori che i danni li subiscono. Eppure nel tempo sono state studiate una serie di misure per contenere le predazioni e ancora molto può essere fatto, soprattutto sfruttando le più avanzate tecnologie.

 

In Veneto per esempio, nel 2019 è partito un progetto che prevede di dotare alcuni lupi di un radiocollare Gps attraverso il quale vengono raccolte informazioni su abitudini, predazioni e home range. Con lo stesso sistema poi, si sta sperimentando un metodo di dissuasione per difendere gli animali domestici dagli attacchi. Quando un esemplare si avvicina troppo a un allevamento, i proprietari vengono avvisati tramite un sms, inoltre è possibile attivare una serie di suoni e luci per disturbare i predatori. Il progetto sta proseguendo e i ricercatori stanno iniziando a raccogliere i primi risultati, come ricordava a il Dolomiti Duccio Berzi, responsabile delle operazioni sul campo: “Nelle prove effettuate nella zona del Grappa con i sensori attivi su quattro tentativi di avvicinamento abbiamo registrato zero attacchi”.

 

E il Trentino, dove oltre che con i lupi si deve fare i conti anche con la popolazione di orsi presente sul territorio? Qualcosa in realtà si era mosso e se tutto fosse andato come previsto molto probabilmente la provincia autonoma avrebbe fatto scuola nel settore lanciando, per prima, un progetto contro le predazioni su domestici. Nel 2015 infatti, era nato il progetto sperimentale “Bearfence” dall’inglese orso (bear) e recinzione (fence) che, similmente a quanto viene fatto in Veneto, prevedeva di sfruttare un radiocollare dotato di Gps per dissuadere i plantigradi dall’avvicinarsi ai centri abitati. Il progetto era così innovativo che ancora non ci si era posti il problema dei lupi, per dire: quello che oggi si chiama “Rapporto grandi carnivori” allora era semplicemente il “Rapporto Orso” dove linci e lupi erano rilegati all’appendice.

 

Il sistema trentino era nato dalla collaborazione di varie realtà, oltre alla Provincia erano state coinvolte le università di Trento e Bologna, la Fondazione Edmund Mach, la Fondazione Bruno Kessler e due aziende private Nuzoo Robotics srl e JlbBooks sas. “Bearfence” era un sistema intelligente perché oltre a evitare che i grandi carnivori si avvicinassero ai centri abitati o agli allevamenti era pensato per “insegnare” all’animale a stare alla larga. In pratica era stato previsto di dotare gli orsi di un collare con innestato uno speciale apparecchio che, qualora un esemplare si fosse avvicinato a un luogo sensibile, avrebbe fatto scattare vari dispositivi. Situazioni “reali” diverse per non far abituare l’orso al sistema di dissuasione, mettendolo di fronte a stimoli sempre nuovi. Il sistema era così versatile che sarebbe potuto essere applicato anche a lupi e ungulati.

 

Nel progetto inoltre, erano state investite alcune decine di migliaia di euro anche perché le prime sperimentazioni avevano dato risultati incoraggianti e si stava per passare al vero e proprio test sul campo. In un comunicato ufficiale della Provincia, che risale al settembre 2017, a proposito di un’esemplare catturata e radiocollarata si legge: L’orsa in questione ha fatto registrare saltuariamente in passato comportamenti un po’ confidenti, di qui l’opportunità e l’interesse per un monitoraggio più mirato. […] Il radiocollare utilizzato in questo frangente dispone anche di un innovativo sistema sperimentale, messo a punto dalla Fondazione Edmund Mach, volto a consentire la localizzazione preventiva dell’animale nel caso in cui lo stesso si avvicini ad obiettivi (come alveari o greggi in recinto) muniti di sensori in grado di segnalare il suo avvicinamento. In quel caso tali apparecchi possono sia attivare azioni di dissuasione (ad esempio emissione di rumori e/o luci) sia segnalare la presenza dell’orso via sms/chiamata ad uno o più operatori o proprietari del bene protetto”.

 

In altre parole con due anni di anticipo sul Veneto il Trentino aveva avviato la sperimentazione di un suo sistema per la prevenzione dei danni da grandi carnivori. Nel frattempo però, quando il progetto sarebbe dovuto entrare nel vivo, sono arrivate le elezioni provinciali del 2018 e a Piazza Dante è approdato il leghista Maurizio Fugatti. La stessa Lega che, pur trovandosi al governo della Provincia, scendeva in piazza con Coldiretti per protestare contro la presenza dei grandi carnivori. Dal 2018 infatti il progetto sembra essersi arenato e ben presto è finito nel dimenticatoio, sepolto in qualche ufficio. In mezzo ci sono le predazioni, le fughe di M49-Pappillon e la disastrosa gestione degli orsi in cattività.

 

Come se non bastasse, a quanto pare le aziende coinvolte non avendo più notizie hanno rivolto la loro attenzione altrove dedicandosi a nuovi progetti. Per il Trentino tutto ciò suona come un’occasione persa per un progetto che, come riportato in una pubblicazione della 26esima Conferenza internazionale sulla ricerca e la gestione degli orsi combinando la tecnologia con la gestione della fauna selvatica”, avrebbe potuto rappresentare “un modo per garantire a lungo termine la coesistenza fra orsi ed esseri umani”, magari contribuendo a salvaguardare il bestiame di molti allevatori e, forse, persino scongiurando alcuni degli incontri ravvicinanti con i plantigradi troppo confidenti.

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