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Orsi, dopo la condanna di M57 all'ergastolo Enpa e Oipa fanno ricorso al Consiglio di Stato: "Anche lui ha diritto a un futuro di libertà"

Lo scorso 16 agosto era arrivata la condanna all'ergastolo per M57, accusato la scorsa estate di aggressione a un carabiniere. Enpa e Oipa hanno presentato ricorso in questi giorni, sperando di ottenere l'annullamento della sentenza del Tar. Dichiarano: "La nostra tenace battaglia prosegue" 

Pubblicato il - 03 maggio 2021 - 16:32

TRENTO. Condannato all’ergastolo per l’aggressione di un carabiniere del 20 agosto 2020 (Qui articolo), l’orso M57 non si arrende. O meglio, non si arrendono l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) e l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che hanno depositato ricorso al Consiglio di Stato per ottenere l’annullamento della sentenza del Tar di Trento.

 

Il tribunale aveva infatti respinto la richiesta di libertà per l’orso lo scorso 16 aprile, giorno in cui era arrivato il successo per JJ4, liberata (sempre dal Tar) dall’ordinanza di cattura che le pendeva sul capo. Invece per M57 era arrivata la condanna all’ergastolo, cosa che ha lasciato sgomenti i gruppi animalisti, i quali sostengono che la cattura dell’animale non sia stata legittima.

 

Dichiarano: “Il giovane orso è stato incarcerato con una procedura del tutto anomala e con un’istruttoria insufficiente: catturato su un ordine impartito oralmente dal presidente Maurizio Fugatti, senza una vera approfondita indagine sullo svolgimento dei fatti, ovvero sull'incontro con il carabiniere avvenuto in piena notte in una zona boscosa, e quindi nell'habitat dell'animale, con modalità poco chiare. Inoltre, anche nelle settimane seguenti la Provincia Autonoma di Trento non ha dato formale notizia all'Ispra, come vuole la legge, e questo nonostante le numerose e ben note forme di tutela di cui l'orso gode a livello internazionale, europeo e nazionale”.

 

Da quanto si sa sugli avvenimenti di quella notte il plantigrado avrebbe agito in difesa del proprio habitat. L’orso infatti sarebbe stato noto per la sua abitudine di girare anche in aree frequentate dagli umani, probabilmente in cerca di cibo, e, quando si è trovato improvvisamente vicino al carabiniere, avrebbe istintivamente lanciato un attacco. Questo tipo di comportamento in difesa dell’habitat secondo il Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno nelle Alpi centro-orientali (Pacobace), non dovrebbe essere passibile di carcere a vita.

 

Non ci basta – concludono Enpa e Oipa- aver vinto per più di tre volte battaglie legali per JJ4 garantendole, la prima volta l'estate scorsa, il diritto alla vita, ottenendo in seguito dal Consiglio di Stato la sospensiva della sentenza della cattura e reclusione a vita, fino, poco più di un mese fa, all’accoglimento, da parte del Tar di Trento, della nostra richiesta di libertà per l'orsa. Anche M57 ha diritto ad un futuro di libertà. Il nostro è un impegno forte e doveroso nei confronti della popolazione ursina del Trentino cui viene negata quella politica di convivenza con le persone che è l'unica soluzione per questa dolorosa e ingiusta forma di ostilità che viene portata avanti nei confronti degli orsi. Politica di convivenza a tutt'oggi negata, dal momento che languiscono nei box di cemento del noto Casteller sia M49 che M57 e che nessuno restituirà a DJ3, inviata pochi giorni fa in Germania probabilmente per liberare una cella, i dieci tristissimi anni di prigionia passati nel Casteller”.

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