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Valanghe, ecco come prevenirle e ridurre i rischi. L'esperto: ''Il 95% degli incidenti causato dagli stessi travolti che, col loro passaggio, innescano il distacco''

Tanti gli escursionisti e gli sciatori alpinisti che decidono di avventurarsi su fuoripista in questa stagione invernale caratterizzata da grandi nevicate e impianti chiusi. In questi giorni di rischio 3 in tutto il Trentino è quindi fondamentale non uscire impreparati. Saper interpretare le condizioni del manto nevoso può aiutare a riconoscere i segnali di pericolo e prevenire possibili valanghe. Tessore: "E' proprio con il rischio 3 che avvengo i maggiori incidenti, quando si abbassa l'asticella d'allerta"

Di Laura Gaggioli - 30 gennaio 2021 - 18:39

TRENTO. Ancora rischio 3 in Trentino-Alto Adige per il pericolo valanghe. La neve fresca e la neve ventata degli ultimi giorni, soprattutto dopo il maltempo del weekend scorso segnato da rischio 4, poggiano su strati soffici. In queste condizioni una valanga può distaccarsi anche in seguito al passaggio di un singolo appassionato di sport invernali e raggiungere discrete dimensioni. Ecco allora che leggere bollettini neve e saper interpretare le condizioni del manto nevoso può aiutarci a riconoscere i segnali di pericolo e prevenire possibili incidenti. Luca Tessore, laureato in Scienze forestali e ambientali con specializzazione in ambito meteorologia e nivologia, ci spiega come poter fare.

 

Foto, fonte Glossario EAWS


 

“Come e quando si verifica una valanga non è mai cosa semplice da dire. Il manto nevoso lo possiamo immaginare come una torta millefoglie, con strati diversi più o meno spessi e più o meno variegati, che in determinate condizioni si mettono in moto verso valle. Sebbene il distacco può avvenire sia per cause naturali che accidentali, il 95% degli incidenti da valanga è causato dagli stessi travolti che, con il loro passaggio, innescano il distacco facendo cedere la struttura. Può accadere che un pendio con criticità venga attraversato da più persone senza dare segnali di instabilità per poi cedere all’ennesimo passaggio. Per questo non bisogna basarsi sul comportamento di altri escursionisti, ma leggere sempre il bollettino”.

 

In generale, quello che aumenta il rischio valanga è il lavoro svolto da vento, acqua e calore e nuove nevicate. Sono infatti questi i segnali da studiare durante la nostra escursione. “Per prima cosa dobbiamo sapere che il pericolo è più alto nei primi giorni successivi ad una nevicata: anche solo 20 centimetri di neve fresca sono sufficienti a rendere critico un pendio in determinate condizioni. Il vento poi forma accumuli e lastroni compattati”. Durante un’escursione è quindi molto importante osservare l’ambiente circostante e su cosa ci stiamo muovendo. "Si deve prestare attenzione ai “whoom” di assestamento causati dal collasso di uno strato debole, alle fessurazioni o crepe ma anche alle forme che il vento ha modellato perché sono proprio quest’ultime che ci dicono dove si trovano gli accumuli sottovento o i lastroni sopravento". 

Foto, fonte Glossario EAWS

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“La neve ventata - spiega Tessore - può assumere diverse configurazioni determinate proprio dalla velocità del vento. Se siamo davanti a increspature e ondulazioni, il vento ha soffiato debole e tendenzialmente non ci sono accumuli o lastroni preoccupanti. Quando invece il vento supera i 20 chilometri orari si formano dune di neve. Quando ancora più forte, barcane, un'altra tipologia di duna. Sul versante sottovento troveremo i temuti accumuli e nel lato sopravvento lastroni duri. Quando poi il vento esagera e si va oltre i 50 chilometri orari troveremo una situazione simile al mare mosso con erosioni da cui dovremo ricavare la direzione del vento per le zone di accumulo, quindi occorre prestare particolare attenzione alle zone come cambi di pendenza, ostacoli, avvallamenti, in cui il vento può aver depositato la neve trasportata".

Foto, fonte Glossario EAWS

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“Sebbene possano essere piacevoli i rialzi termici - continua l'esperto - tuttavia possono anche essere deleteri per la stabilità: contribuiscono alla presenza di acqua libera nel manto nevoso con un effetto lubrificante favorendone il distacco. Situazione analoga la troviamo con la sempre più frequente pioggia su neve, quando persistente o intensa. Qui il manto prende la forma di un'ondulazione. Un metodo veloce per farsi un’idea della lubrificazione del manto è quello di tastare la neve strizzandola con le mani, tenendo i guanti: se si forma una palla di neve e i guanti sono bagnati o inizia a colare subito acqua, ci troviamo in una situazione potenzialmente critica e potrebbero aver luogo dei cedimenti. Infine attenzione anche a lunghi periodi di freddo che favoriscono la formazione di brina di profondità, una tipologia di cristalli che possiamo paragonare ad un letto di biglie, quindi molto precario, nascosto all’interno del manto.

 

Di fronte a uno di questi segnali di pericolo è bene valutare il rientro a casa"Più della metà degli incidenti da valanga - conclude Tessore - avviene con grado di pericolo 3-marcato. Una situazione di grado 4-forte, come quella del weekend scorso in Trentino (Qui articolo) innesca infatti nella maggior parte di noi un sano stato di allerta ed ecco perché gli incidenti si riducono drasticamente. Il grado di pericolo 3, nonostante venga definito “marcato”, viene spesso sottovalutato come il grado 2-debole. Essendo il grado di pericolo una valutazione generale delle condizioni di un’area vasta non va letto come vado o non vado, ma piuttosto preso come punto di partenza per capire dove posso andare in relazione alla mia esperienza e conoscenza del territorio. Non servono nevicate eccezionali per sotterrarci, anche piccoli distacchi possono essere fatali”.

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