Alluvione nelle Marche, dal Mediterraneo 'bollente' al rischio Vaia: “Ecco perché sono caduti 400 mm di pioggia in 3 ore (e perché rischiamo succeda sempre più spesso)”
Dalle acque del Mediterraneo fino a 4 gradi centigradi al di sopra della media fino all'uragano Danielle 'arenato' nell'Atlantico, sono diversi i fattori che hanno contribuito nell'originare la tragica alluvione che è costata la vita ad almeno 9 persone nelle Marche. Ecco la spiegazione dell'ingegnere ambientale membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti

TRENTO. “Nella zona più colpita in poche ore sono caduti 418 millimetri di pioggia: è difficile attribuire le cause di un singolo evento, come quello che si è verificato la scorsa notte, ma alla base dell'alluvione è molto probabile ci siano le alte temperature delle acque del Mar Mediterraneo, oltre la media di 3-4 gradi centigradi, e quindi in definitiva gli effetti del surriscaldamento globale”. Sono queste le parole di Giacomo Poletti, ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige, dopo la tragica alluvione che è costata la vita almeno 9 persone (con 4 persone ancora disperse, tra cui 2 minorenni) nelle Marche (Qui Articolo), dove sono ancora in corso le operazioni dei soccorritori. “E' nato tutto da Ovest – continua Poletti parlando della perturbazione –, nei giorni scorsi nell'Atlantico si era 'arenato' l'uragano Danielle, portando moltissima umidità sulla penisola iberica e nel Mediterraneo occidentale. Una situazione che ha favorito un richiamo molto caldo, che ha portato per esempio al record di sempre di temperatura in settembre in Francia (40,7 gradi centigradi). Un flusso da Sud-Ovest ha poi portato quell'umidità verso l'Italia”. Il 'motore' di tutto però, come detto, sono state le alte temperature nel Mediterraneo.
“Da Gibilterra e su fino al Tirreno – spiega l'esperto – sono arrivate delle correnti talmente forti da Sud Ovest che, una volta superata la Toscana, sono andate a sollevarsi sugli Appennini, scaricando quindi le precipitazioni sull'altro versante sottovento, cioè nelle Marche”. L'innesco, dice Poletti, risiede in “una corrente a getto molto forte in alta quota”, che ha in sostanza risucchiato l'aria dal basso. La tragica conseguenza di questo insieme di fattori in alcune zone è stata la caduta al suolo, in poche ore, del quantitativo di pioggia che normalmente si scarica in 4 o più mesi. “I danni maggiori e purtroppo le vittime – continua Poletti – si sono registrati proprio dove ha piovuto moltissimo, pur trattandosi di un'area limitata. Per fare un paragone con il nostro territorio, è come se in Trentino fossero caduti 400 millimetri di pioggia in una zona grande come la Val dei Mocheni”. Le precipitazioni hanno interessato in particolare l'alto bacino del fiume Misa, che è straripato nella notte a Senigallia anche se in città, spiega l'esperto: “Erano caduti appena 2 millimetri di pioggia. I cittadini a Senigallia erano in strada anche perché, credo, non c'era la percezione di un livello così straordinario di precipitazioni: la piena è nata nella parte alta del bacino. Riportando nuovamente la situazione al nostro territorio, è come se il Fersina a Trento fosse in piena con un cielo a malapena coperto in città, mentre in Val dei Mocheni si registrano 400 millimetri di pioggia”.
Ma c'è il rischio che in questa fase eventi drammatici come questo possano verificarsi anche sul nostro territorio? “Qui è più difficile avere eventi così potenti e abbondanti – precisa Poletti – perché normalmente è necessario essere a poca distanza dal mare. È un fenomeno piuttosto tipico in Liguria per esempio, in Trentino siamo più distanti e normalmente sul nostro territorio le alluvioni peggiori nascono con eventi più lunghi, di almeno 3-4 giorni. Certo, i temporali problematici ci sono anche da noi: il 5 agosto un episodio ha causato grandissimi danni in Val di Fassa, in quell'occasione si parlava però di circa 100 millimetri di pioggia, è una scala completamente diversa”. Ciò non toglie però che, come già anticipato, in questo momento il Mar Mediterraneo sia un vero e proprio bacino di energia a causa delle alte temperature dell'acqua, e che i rischi in questo momento siano potenzialmente grandi. “Possiamo immaginare il Mediterraneo come una grande cisterna di benzina – dice Poletti – ed in questa fase abbiamo moltissimo carburante, la domanda, tuttavia, è se ci sarà un innesco oppure no”.
Questa grande massa di energia, spiega infatti l'ingegnere ambientale, può dissiparsi lentamente nel corso dell'autunno, evitando quindi episodi distruttivi, oppure “esplodere, a causa del passaggio di una corrente particolarmente forte per qualche giorno. Un 'innesco' appunto”. In poche parole, continua Poletti: “Il mare caldo non ci dà la certezza di un'alluvione, ma più le acque sono calde più aumenta il rischio in presenza di un innesco”. Per fare un paragone, la tragedia della tempesta Vaia ha colpito anche il nostro territorio mentre le temperature dei mari erano di 2-3 gradi centigradi al di sopra della media: “In questi giorni – sottolinea Poletti – nel Mediterraneo si registrano anomalie più alte di allora”. Si tratta di un problema, conclude l'esperto: “Anche per il futuro. Avere un Mediterraneo progressivamente più caldo porterà ad avere sempre più rischi anche in territori relativamente lontani dal mare come il Trentino, visto che aria sempre più umida (a causa dell'aumento dell'evaporazione per le maggiori temperature) potrà raggiungere le Alpi. Bisogna tenere presente che con un solo grado in più, l'aria è in grado di contenere il 7% in più di vapore acqueo, la situazione quindi può cambiare di molto in pochissimo tempo”.












