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| 05 feb 2022 | 12:27

Bocciati tutti i capoluoghi d'Italia per la qualità dell'aria, Trento è la peggior sesta città d'Italia per gli ossidi d'azoto

I centri più inquinati sono Milano, Alessandria, Modena e Torino. Ma in generale sono pochissime le città che rispettano i valori suggeriti dall’Oms per il PM10 e per il biossido di azoto. Nessuna riesce a rientrare nei parametri per quanto riguarda il PM2.5. Legambiente del Trentino: "Ci auguriamo che il Piano urbano della mobilità sostenibile attualmente in preparazione per Trento riprenda gli obiettivi generali e li traduca in pratiche concrete in città"

TRENTO. Nessun capoluogo di Provincia è riuscito a rispettare i tre valori limite di inquinamento suggeriti dall'Organizzazione mondiale della sanità. E anche Trento non brilla, che si posiziona inoltre in sesta posizione nella categoria degli ossidi di azoto, i dati peggiori in questo contesto sono quelli di Milano e Torino, Palermo, Bergamo e Como. A confermarlo il nuovo report "Mal'aria", l'analisi realizzata da Legambiente nell'ambito della campagna clean cities. E non

 

Ma in linea generale i risultati a livello nazionale sono molto preoccupanti: 102 i capoluoghi di provincia e tutti con valori superiori ai limiti indicati dall'Oms, cioè una media annuale di 15 microgrammi per metro cubo (μg/mc) per il PM10, una media di 5 μg/mc per il PM2.5 e 10 μg/mc per l’N02.

I centri più inquinati sono Milano, Alessandria, Modena e Torino. Ma in generale sono pochissime le città che rispettano i valori suggeriti dall’Oms per il PM10 (Caltanissetta, La Spezia, L’Aquila, Nuoro e Verbania) e il biossido di azoto (Agrigento, Enna, Grosseto, Ragusa e Trapani). Nessuna riesce a rientrare nei parametri per quanto riguarda il PM2.5.

 

Le polveri sottili (PM10 e PM2.5) e gli ossidi di azoto (in particolare il biossido NO2) sono ritenuti dalla comunità scientifica internazionale come i marker principali che determinano la qualità dell’aria che respiriamo ma soprattutto gli inquinanti che determinano prevalentemente l’insorgenza di effetti sanitari cronici sul sistema respiratorio e cardiovascolare e che determinano mediamente oltre 50 mila morti premature all’anno solo in Italia.

A causa dell’aumento dell’evidenza scientifica che collega l’esposizione cronica a livelli elevati di inquinamento atmosferico all’insorgenza di numerosi problemi sanitari, l’Oms ha pubblicato nel novembre 2021 delle nuove linee guida che hanno ribassato i valori limite suggeriti delle concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici. Il rapporto di Legambiente ha quindi confrontato i valori medi annuali registrati in Italia con quelli suggeriti dall'Organizzazione mondiale della sanità e non con gli attuali limiti di legge.

 

La revisione della direttiva europea sulla qualità dell’aria, che si appresta a essere avviata nei prossimi mesi, rivedrà i limiti normativi in funzione dei nuovi limiti Oms. Nel giro di pochi anni, quindi, questi valori diventeranno vincolanti anche dal punto di vista legale e il non rispetto degli stessi porterà all’avvio di ulteriori procedure di infrazione per gli Stati membri inadempienti. L’Italia ha al momento attive tre procedure di infrazione per tre inquinanti come il PM10, PM2,5 e il biossido di azoto (NO2).

Per quanto riguarda Trento, le concentrazioni medie annuale degli inquinanti superano del 29% (per le PM10), del 64% (per le PM 2,5) e per il 70% (per l’NO2) i limiti di concentrazione.

 

In particolare, per quanto riguarda gli ossidi di azoto, Trento si colloca al sesto posto, peggio solo Milano, Torino, Palermo, Bergamo e Como. "Se passiamo alla situazione di questi giorni, vediamo che nei rapporti dell’Appa sia di dicembre che di gennaio la qualità dell’aria viene dedicata scadente. Appare evidente che ci sia moltissimo da fare per rendere l’aria di città respirabile. Davanti a questo  quadro e agli obiettivi di riduzione - dice Legambiente - rilanciamo le proposte per l’ambito urbano".

Tra le direttrici cardine quello di ridisegnare lo spazio pubblico urbano a misura d’uomo (con quartieri car free, “città dei 15 minuti” in cui tutto ciò che serve sta a pochi minuti a piedi da dove si abita, strade a 30 km all’ora, strade scolastiche, smart city), occorre anche aumentare il trasporto pubblico elettrico con 15.000 nuovi autobus per il Tpl (rifinanziando il Piano nazionale strategico della mobilità sostenibile a favore di soli autobus a zero emissioni); nuove reti tranviarie per 150 chilometri (o filobus rapid transit); cura del ferro (500 nuovi treni e adeguamento della rete regionale con completamento dell’elettrificazione). Incentivare la sharing mobility anche nelle periferie e nei centri minori, realizzare 5.000 km di ciclovie e corsie ciclabili, rendere l’80% delle strade condivise tra cicli e veicoli a motore.

 

"Ci auguriamo che il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) attualmente in preparazione per Trento riprenda questi obiettivi generali e li traduca in pratiche concrete in città - commenta Legambiente del Trentino - completare e rendere continua e comoda la rete di piste ciclabili, pensando anche ai collegamenti con la collina; estendere le sperimentazioni di strade scolastiche e di “pedibus” migliorare l’efficienza e l’accessibilità del trasporto pubblico, con tratti di corsie preferenziali e anche progettando una rete tranviaria, a partire da quella realizzabile sul Corso Nord (Via Brennero, Via Bolzano); ridurre a 30 km/h il limite di velocità su quasi tutte le strade cittadine, realizzando anche accorgimenti opportuni (chicane, dossi) per far rispettare il limite; in questo modo si potrebbero far convivere sulle strade automobili con bicicletta ed altri mezzi di micromobilità, aumentando gli spazi a disposizione dei pedoni. Per realizzare questo è fondamentale ridurre gli spazi cittadini a disposizione delle automobili, sia nelle corsie di marcia sia in sosta. Infine, andrebbero rafforzate le limitazioni per gli autoveicoli più inquinanti; solo quest’anno si è introdotto (e solo per alcune ore al giorno) il divieto per i diesel Euro3, mentre tale divieto è previsto (anche se in alcuni casi rimandato alla fine dello stato di emergenza pandemico) anche per gli Euro4".

 

A livello nazionale, Legambiente propone anche di vietare la commercializzazione dei veicoli a combustione interna al 2030 (al 2035 per camion e autobus interurbani prevedendo una strategia per il biometano liquido per l’autotrazione) e prevedere lo stop agli incentivi per la sostituzione dei mezzi più vecchi e inquinanti a favore di mezzi più nuovi ma ugualmente inquinanti. Sul fronte del riscaldamento domestico, serve un piano di riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica, con abitazioni ad emissioni zero grazie alla capillare diffusione di misure strutturali come il “Bonus 110%” e che favorisca il progressivo abbandono delle caldaie a gasolio e carbone da subito, e a metano nei prossimi anni verso sistemi più efficienti alimentati da fonti rinnovabili (come le pompe di calore elettriche).

 

Non solo, Legambiente lancia la petizione online “Ci siamo rotti i polmoni. No allo smog!” con la quale chiede al Governo risposte urgenti nella lotta allo smog, a partire dagli interventi sulla mobilità e l’uso dello spazio pubblico e della strada (Qui info).

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