Caro bollette, perché non spegnere le vetrine dei negozi di notte? Dalle Iene al Dolomiti anche a Trento è "necessario prendere consapevolezza del momento attuale"
Un servizio della trasmissione "Le Iene" ha sollevato una cruciale questione, quella relativa all'illuminazione notturna dei negozi, raccontando, attraverso un articolo de Il Dolomiti, l'esempio virtuoso della Provincia di Bolzano. All'Alto Adige, si aggiunge anche il Comune di Trento con un piano che guarda all'ambiente, senza dimenticarsi di tutelare i cittadini. Il consiglio ai commercianti? "Spegnere le luci da una certa ora in poi, per chi non avesse ancora previsto di farlo"

TRENTO. Vetrine illuminate sì o no? É questo uno dei dilemmi dei commercianti del territorio, che in tempo di caro bollette si chiedono se valga davvero la pena mantenere le luci di insegne e locali accese per tutta la notte. Faretti e proiettori che hanno iniziato a gravare sulle spese dell'energia, con costi saliti alle stelle, conducendo a un'inevitabile riflessione protagonista di un servizio lanciato ieri sera dalla trasmissione "Le Iene".
''Vetrine accese di notte: sapete quanto si consuma?'', si è chiesto la iena Matteo Viviani andando a intercettare commercianti e venditori per scoprire che a seconda dei locali lo ''spreco'' notturno vale dalle qualche migliaio di euro l'anno per ogni esercizio e ha concluso il servizio mostrando un articolo de Il Dolomiti, dal titolo ''Dal 2023 stop all'illuminazione di negozi, insegne e monumenti in Alto Adige per contrastare l'inquinamento e risparmiare energia''.

Un articolo che evidenziava come nella Provincia di Bolzano si è già provveduto a prendere delle decisioni in materia. Attualmente al lavoro, anche il Comune di Trento che invita i commercianti "a prendere consapevolezza del momento attuale", come sottolinea Roberto Stanchina, vicesindaco di Trento.
"Se tutti i negozi d’Italia, circa 730mila in totale, spegnessero le vetrine - ha dichiarato alla trasmissione Mediaset "Le Iene" Tommaso Perrone, direttore di Lifegate, che aiuta le imprese a seguire un percorso verso la sostenibilità – andremmo a risparmiare circa 4 terawattora, che corrisponde più o meno al fabbisogno energetico annuale di 1 milione e mezzo di famiglie. Risparmio che, per l'ambiente, significherebbe 1 milione e 400mila tonnellate di Co2 in meno: praticamente 1 milione di italiani che non usano l’auto per tutto l’anno".
Una questione, quella relativa all'illuminazione notturna delle attività commerciali, che inevitabilmente pone in disaccordo i più: "É un cane che si morde la coda - esordisce non a caso a Il Dolomiti Massimo Piffer, vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino - la nostra associazione riflette da tempo sul tema rincari e sulla questione illuminazione notturna. Siamo convinti che per sostenere la vita della comunità e la vivacità delle città un po' di luce sia necessaria, anche per tutelare (e far sentire più sicuro ndr) chi transita per strada - sottolinea -. Ad oggi, tuttavia, i costi delle bollette non permettono più di illuminare i propri esercizi commerciali tutta la notte, mezzo che servirebbe anche e soprattutto per farsi conoscere: molti commercianti hanno così provveduto a anticipare gli orari impostati sui timer, spegnendo le luci con largo anticipo rispetto a un tempo", continua Piffer.
"Abbiamo portato le nostre richieste e perplessità prima a livello comunale, poi a livello provinciale e infine nazionale, perché questo è un tema che andrebbe affrontato quanto prima - conclude il vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino - senza luci si degrada il territorio e lo si porta alla desolazione perché la luce è vita. Stiamo cercando di capire quali saranno i tempi dello Stato per risolvere un problema che riguarda tutta Italia, cercando di aiutare i commercianti a garantire un minimo di vita in città".
Nel Comune di Trento, realtà che accanto a Bolzano sta tentando di affrontare il problema, l'amministrazione comunale guarda già da tempo alla questione illuminazione, anche attraverso il Pric (Piano regolatore di illuminazione comunale): "Il Comune possiede 18mila punti luce - si aggiunge Roberto Stanchina, vicesindaco e assessore con delega in materia di lavori pubblici, attività economiche e agricoltura - da un decennio l'amministrazione si sta impegnando per trasformare questi in punti luce a led, una scelta che guarda all'ambiente. Attualmente la volontà è quella di abbassare l'intensità dell'illuminazione pubblica da una certa ora in poi di un 20% e di un altro 20% ancora nel corso della nottata - precisa -. Durante queste ultime settimane stiamo effettuando dei test per rendere il progetto realtà".
"Per quanto riguarda i commercianti - sottolinea Stanchina - non possiamo obbligare nessuno a spegnere le luci. Il messaggio dell’Amministrazione è certamente quello di un consumo consapevole, anche se credo che in zona già quasi tutti si siano adeguati riducendo il periodo d'illuminazione grazie alle vetrine con luci temporizzate: non ha senso tenere tutto acceso, considerando che la città risulta spesso vuota dopo una certa ora (di notte) - precisa -. Parlo di frequente con commercianti: da parte loro c'è grande attenzione sul tema. Molti hanno investito in alternative più 'verdi' come le luci a led, che 'giovano' non soltanto all'ambiente ma anche al portafogli".
"Il contesto cittadino necessità di un minimo di illuminazione - ribadisce il vicesindaco -. La presenza di zone buie alle volte diviene infatti sinonimo di mancanza di sicurezza. Sarà premura del Comune provvedere a spegnere l'illuminazione nei parchi periferici, mantenendo illuminate le zone pedonali, cosa su cui stiamo riflettendo e discutendo. Possiamo dire di essere molto avanti sul tema - conclude -. Per quanto riguarda le attività commerciali, non chiediamo di spegnere la luce in maniera assoluta, perché la città deve essere viva, ma piuttosto di prendere consapevolezza del momento, spegnendola da una certa ora in poi, per chi non avesse ancora previsto di farlo".












