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Dove è finito il legname di Vaia? Quasi il 20% venduto all’estero. Zanotelli: “Le segherie trentine non sarebbero riuscite a utilizzare tutto il materiale, nemmeno in 4 anni”

In Trentino la tempesta Vaia ha abbattuto 4 milioni di metri cubi di legname, circa 8 volte quanto veniva ordinariamente prodotto ogni anno, quasi il 20% è finito a imprese estere. Inoltre, anche per aiutare le ditte private, la Provincia fra strade forestali, nuovi piazzali per il deposito di legname e altri interventi ha speso circa 30 milioni di euro

Di T.G. - 22 January 2022 - 09:34

TRENTO. La tempesta Vaia ha rappresentato un evento meteorologico senza precedenti. Nella sola provincia di Trento ha causato l’abbattimento forzoso di circa 4 milioni di metri cubi di legname, circa 8 volte quanto veniva ordinariamente prodotto ogni anno dai boschi trentini, pari a circa 500.000 metri cubi all’anno. La produzione annuale media trentina è infatti sempre stata in linea con le previsioni della pianificazione forestale delle singole proprietà, che definiscono i prelievi compatibili con lo stato dei loro boschi secondo criteri di sostenibilità ambientale ed economica.

 

Le conseguenze di tale evento, a prescindere dai problemi immediati e futuri sull’equilibrio idrogeologico del sistema territoriale, che, fa sapere l’assessora competente Giulia Zanotelli “vengono attentamente considerati dal piano d’Azione nella programmazione dei ripristini che verranno messi in opera nei prossimi anni”, hanno avuto ricadute immediate sulla programmazione dei prelievi. L’urgenza di asportare tali ingenti quantitativi è legata al pericolo di deterioramento del materiale schiantato e dalla necessità di asportare quanto prima dei possibili focolai di attacchi parassitari. 

 

Non solo, perché lo stesso piano d’azione prevede che laddove vi siano esplicite e reali esigenze zootecniche locali possa essere avviata una riconversione a prato pascolo, che potrà essere attuato con procedure speditive nelle aree che per le loro caratteristiche di pendenza e localizzazione siano state individuate dal Piano Forestale e Montano la cui approvazione è prevista nel corso del 2022.

 

È apparso subito evidente – osserva Zanotelli (che ha risposto a un’interrogazione presentata da Michele Dallapiccola del Patt) – che le segherie trentine, che secondo una indagine del 2016 avevano una capacità di lavorazione annuale di circa 600.000 metri cubi, provenienti per circa la metà dall’estero, anche concentrando l’attività nella sola provincia, non sarebbero riuscite da sole ad utilizzare tutto il materiale nell'arco di 3-4 anni, tempo massimo ritenuto compatibile con il mantenimento della qualità del materiale”.

 

Stando ai dati rilevati dalla Camera di Commercio di tutto il legname venduto fino a fine dicembre 2020, ben l’81% è stato acquistato da imprese locali (53%) o con sede in Italia (28%) e il 19% è stato acquistato da imprese estere. Nel primo trimestre 2021, non sono state finora registrate vendite ad imprese estere.

 

“L’esbosco – prosegue l’assessora – è stato possibile grazie anche al grosso sforzo della Provincia nella ricostruzione e adeguamento della viabilità forestale che pure con l’evento aveva subito ingenti danni”. Per snocciolare qualche numero nel giro di 2 anni il Servizio Foreste ha riportato a completa funzionalità circa 2300 chilometri di strade forestali mentre sono stati realizzati 88 nuovi piazzali per il deposito di legname. La spesa fin qui sostenuta per gli interventi sfiora i 17 milioni di euro. Altri 13 milioni di euro sono stati concessi ai proprietari forestali pubblici e privati per condurre ulteriori interventi di ripristino e potenziamento delle infrastrutture forestali danneggiate dal maltempo.

 

Gli alberi schiantati avviati all'utilizzazione alla fine del 2020 avevano un volume complessivo di oltre 2,8 milioni di metri cubi pari a circa il 70% del legname colpito da Vaia. Considerando che circa 0,5 milione di metri cubi non saranno probabilmente recuperabili in quanto posti in luoghi inaccessibili, il materiale che rimane da avviare alle attività di esbosco è circa il 21% del patrimonio schiantato.

 

La straordinarietà del post Vaia – afferma Zanotelli – si sta lentamente esaurendo, e ciò permetterà di tornare progressivamente alla tradizionale gestione multifunzionale, in grado di valorizzare tutti i servizi che il bosco svolge, tenendo in debito conto gli effetti diffusi degli schianti e non dimenticando l’onda lunga della tempesta costituita dagli attacchi di bostrico. Nel 2020 si sono infatti verificati i primi disseccamenti di soprassuoli inizialmente scampati alla tempesta e sono state avviate utilizzazioni forzose per circa quarantamila metri cubi.

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