Emergenza incendi, "rischio maggiore per i piccoli animali come rane, anfibi, insetti". Iemma: "Le alte temperature? Ungulati già in sofferenza. Forte stress per la fauna"
Il presidente del Wwf Trentino: "I mammiferi potendo correre hanno più possibilità di scappare dalle fiamme. Gli impatti non sono immediatamente evidenti se non su singoli esemplari, valuteremo la situazione a fine emergenza". Il report del Wwf Italia sugli incendi: "Il 2021? Uno dei peggiori anni dal 1980. Trend in aumento"
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TRENTO. "Con l'aumento degli incendi sale anche il rischio per la fauna che abita il bosco. Molto più a rischio gli animali di piccolissima taglia, come rane, anfibi, insetti e salamandre che sono fondamentali per l'ecosistema. I mammiferi potendo correre hanno più possibilità di scappare dalle fiamme". Sono queste le parole di Aaron Iemma, presidente del Wwf Trentino commentando il pericolo incendi sugli animali.
"Gli animali che subiscono di più sono quelli che hanno minor mobilità - aggiunge - gli animali più mobili invece subiscono un grande stress per le alte temperature e per la siccità che sta affliggendo i nostri boschi. Tutti gli ungulati per esempio già in sofferenza, per questo cercano di spostarsi sempre di più in altitudine. Gli impatti non sono immediatamente evidenti se non su singoli esemplari bisognerà valutare la situazione una volta conclusa l'emergenza".
L'incendio di per sé è "una dinamica naturale - prosegue Iemma - dove c'è il danno immediato c'è anche l'opportunità per altre specie di insediarsi, proprio perché gli incendi ricreano quegli ambienti aperti come le radure, che sono adatti alla ripresa di altri animali. Questo perché il bosco non va pensato come un qualcosa di statico ma in continuo divenire". Il problema sussiste in particolar modo nel momento in cui "le crisi si sommano una dietro l'altra, tra incendi, siccità, il tutto inserito nel contesto del cambiamento climatico".
I boschi in Trentino, ricorda, sono prevalentemente realtà produttive destinate alla silvicoltura, "non destinati alla tutela della biodiversità. Di conseguenza sono spesso più fragili, anche se negli ultimi anni si è cercato di far andare di pari passo le due cose".
Un tema quello del pericolo per gli animali che è stato preso in considerazione anche dalla consigliera di Europa Verde della Regione Veneto, Cristina Guarda che nella sua regione ha chiesto di ritardare il via alla stagione venatoria, visto il numero di animali che oltre essere vittime di incendi, faticano in questa torrida estate a trovare acqua per dissetarsi (Qui l'articolo).
Secondo l'ultimo report pubblicato dal Wwf Italia, nella penisola soltanto nel 2021, circa 170.000 ettari di superficie sono stati incendiati, quasi il 60% in più della media annuale del periodo 1980-2018 (107.000 ettari), rendendola una delle peggiori stagioni degli incendi in questo arco temporale e la terza peggiore dal 1995 e la peggiore dal 2008. In 10 anni, tra il 2005 e il 2015 la superficie forestale italiana è aumentata del 5,5%, raggiungendo un’estensione di oltre 11 milioni di ettari, quindi il 36,7% del territorio nazionale. Oltre il 30% delle foreste italiane ricade all'interno di aree protette.
Frequenza e intensità degli incendi tenderà ad aumentare come già sta accadendo, sostiene il Wwf, dando pure vita a incendi cosiddetti "estremi" o "mega-incendi" che risultano essere responsabili della maggior parte delle superfici bruciate. "A causa del cambiamento climatico - viene scritto nel report - nei Paesi euromediterranei il numero degli incendi potrebbe aumentare del 20-30% ogni 10 anni; se la temperatura globale aumentasse di 3 gradi, ben 15 milioni di cittadini europei in più sarebbero esposti almeno 10 giorni l’anno ad alto se non estremo pericolo d’incendio".
A seconda della ciclicità, dell’intensità del fenomeno e del tipo di superficie che viene percorsa dalle fiamme, "gli incendi possono generare impatti di diverso tipo in termini temporali e spaziali", prosegue il Wwf. Nel caso di un paesaggio agro-forestale, il diretto risultato della combustione è "la morte di migliaia di esemplari di fauna e la scomparsa di stazioni floristiche, specie e habitat di interesse, con effetti particolarmente negativi quando gli incendi colpiscono aree di grande importanza conservazionistica, con presenza di specie rare, minacciate, o per la presenza di corridoi ecologici che connettono habitat di specie".
Secondo il report, si stima che in Italia dal 2007 al 2017 le emissioni di Co2 annue dovute agli incendi sono ammontate a 1,58 milioni di tonnellate (circa il 3,5% di quelle dovute ai trasporti). "La devastante stagione degli incendi del 2021 - conclude il Wwf - ha prodotto in Italia un altro record anche per quanto riguarda il calore sprigionato e le emissioni derivanti dagli incendi, con valori giornalieri ben maggiori del periodo 2003-2020 e conseguente impatto negativo sull’atmosfera e sulla qualità dell’aria".














