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| 22 feb 2022 | 16:47

Il ritorno della puzzola europea nei boschi tra il Bellunese e il Trentino e l'espansione del tamia siberiano specie alloctona liberata accidentalmente

Per la puzzola, oltre a ulteriori segnalazioni per la parte meridionale della provincia, sono emersi degli interessanti dati di presenza in Cadore e nelle aree di confine con il Trentino, dove da anni la specie è data per assente

BELLUNO. Da un lato il ritorno della puzzola europea, dall'altra la diffusione del tamia siberiano, specie alloctona importata in Europa come animale da compagnia. Sono queste due specie a destare grande interesse nella rivista Frammenti edita dalla Provincia di Belluno, in collaborazione con il Parco nazionale Dolomiti bellunesi e il Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, che anche quest’anno si presenta ricca di novità interessanti riguardo diversi aspetti naturalistici del Bellunese.

 

In particolare le due ricerche mettono in luce per entrambi gli animali una presenza nel territorio molto più ampia di quella nota fino a ieri. Per la puzzola, oltre a ulteriori segnalazioni per la parte meridionale della provincia, sono emersi degli interessanti dati di presenza in Cadore e nelle aree di confine con il Trentino, dove da anni la specie è data per assente.

 

La puzzola è ''tornata'' sulle Dolomiti bellunesi negli ultimi anni dopo un trentennio di assenza. La scoperta è stata fatta dal dottore forestale Gabriele De Nadai nel 2018 ed era stata documentata nel numero 8 di “Frammenti”. De Nadai sottolineava tre anni fa che l'animale sembrava in fase espansiva visto che nell'anno successivo alla sua riscoperta già si erano contati tre esemplari: un maschio adulto a Lorenzago rinvenuto a seguito di investimento stradale, un esemplare femmina a Mel e uno di sesso indeterminato a San Gregorio nelle Alpi. Tutto ciò mentre la precedente, ultima segnalazione risaliva al 1988

 

Molto diffusa fino agli anni '60 del secolo scorso la popolazione di questa specie ha subito una drastica riduzione a partire dagli anni ‘60-’70 si ritiene principalmente per colpa di alcune tipologie di pesticidi che impattavano sugli ecosistemi e in particolare sugli ambienti acquatici, pesticidi oggi fortunatamente aboliti. Qualche sparuto esemplare è sopravvissuto in quota ed ora, probabilmente grazie a un miglioramento degli ambienti naturali, sta tornando a diffondersi. Gli ambienti dove è più presente sono quelle ove ai boschi si associano fiumi, torrenti e comunque zone umide.

 

Discorso molto diverso va fatto per il tamia, diffusosi nel Bellunese a causa della liberazione accidentale di circa un centinaio di esemplari, da più o meno un cinquantennio ha costituito una popolazione selvatica che si è oggi espansa fino a 10 chilometri di distanza dal luogo di rilascio originario. Un fatto interessante che emerge dall’analisi degli ambienti maggiormente frequentati dalla specie è la predilezione per i boschi di abete rosso, dove sembrerebbe quindi ritrovare delle condizioni simili a quelle offerte dai boschi di conifere che costituirebbero il suo habitat originario in Siberia.

 

Il numero 11 della rivista Frammenti è stato presentato qualche giorno fa in conferenza stampa dal coordinatore Cesare Lasen, insieme ai rappresentanti dei due Parchi e dal consigliere provinciale Franco De Bon. ''Frammenti è un grande strumento, perché in undici numeri ha permesso al territorio di fare squadra'', il commento del presidente del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi Ennio Vigne e di Michele Da Pozzo, direttore del Parco naturale Dolomiti d’Ampezzo, intervenuti nella conferenza stampa. ''L’idea di base di questa rivista, di cui la Provincia è orgogliosamente editore, è che per tutelare e valorizzare un territorio prima bisogna conoscerlo a fondo» ha aggiunto il consigliere provinciale Franco De Bon. «E “Frammenti” è proprio lo strumento con cui conoscere le grandi potenzialità della natura, della storia naturale, della geologia, della flora e della fauna del nostro territorio''.

 

Tra gli altri contenuti della rivista i risultati, dopo quattro anni di monitoraggio, di un’indagine sull’avifauna che frequenta le praterie del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Viene offerta una rassegna delle specie riscontrate, che permette di apprezzare la ricchezza della fauna ornitica ospitata da questi ambienti: sono annoverati soprattutto passeriformi di piccola taglia più o meno comuni, ma non mancano, ad esempio, pure alcuni picidi, rapaci e galliformi. Un’altra informazione degna di nota che deriva dallo studio è la particolare varietà di specie riscontrata presso le praterie seminaturali, cioè quelle che sono mantenute tramite gli sfalci o con il pascolamento, cosa che fa riflettere sul ruolo che possono avere le attività agricole tradizionali nella conservazione di elevati tenori di biodiversità.

 

Vengono poi presentate le prime osservazioni riguardo gli effetti che ha avuto la tempesta Vaia sulla flora dei boschi dell’Alto Agordino. Nelle aree soggette a schianti non sono mancati alcuni ritrovamenti inaspettati, come la comparsa di presenze del tutto inusuali per gli ambienti boschivi o la fioritura abbondante di alcune specie rare per il territorio bellunese, quale ad esempio Corydalis capnoides. Si tratta di risultati che non possono che incoraggiare per il futuro un ulteriore studio delle dinamiche che caratterizzeranno negli anni a venire la vegetazione dei boschi colpiti dagli eventi dell’ottobre 2018.

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