La vegetazione “imbiancata” da enormi ragnatele, c’è un’ invasione di ragni? “La colpa è del cambiamento climatico, l’Italia come Israele e l’Australia”
Da qualche giorno circola in rete una notizia relativa a Orbetello, dove i ragni hanno ricoperto di tele la vegetazione, ecco le ragioni di questo fenomeno comune in Israele e Australia ma non Italia

TRENTO. In questi giorni sta circolando in rete una curiosa notizia relativa a Orbetello, luogo in cui ragni hanno provveduto a ricoprire di tele le piante lagunari, secondo alcuni, come strategia per predare i moscerini. "Una notizia non proprio corretta", dichiara tuttavia Ivan Petri, aracnologo che collabora al progetto "Citizen science" del Muse e cha a Il Dolomiti chiarisce la questione.
"Questo è un fenomeno che avviene di frequente in Israele o Australia - spiega Petri - zone nelle quali a lunghi periodi di siccità seguono forti piogge. Precipitazioni che bagnano il suolo al punto da spingere i ragni a tessere le proprie tele sulla vegetazione, colonizzandola per un paio di settimane al massimo". Una colonizzazione che dura un breve lasso di tempo in quanto "appena il terreno si asciuga i ragni tornano nel suolo: possiamo dire che le tele sulle piante non sono altro che un metodo di sopravvivenza adottato da questi animali per non rischiare di annegare".
Un fatto segnalato "nella zona di Orbetello anche negli anni Ottanta - aggiunge l'aracnologo - sicuramente non un avvenimento che capita di frequente, ma che non ha nulla a che vedere né con la predazione di moscerini né con l'aumento della popolazione di ragni presente in Italia. Possiamo aspettarci tuttavia che ciò accadrà sempre più spesso - ipotizza - e questo a causa del cambiamento climatico. In Trentino, comunque, dubito possa succedere: parliamo infatti di specie che non troviamo nel nostro territorio".
Quanto accaduto in Toscana potrebbe quindi riaccadere e questo soltanto perché "i ragni utilizzano questa strategia per salvaguardare la propria vita in determinati contesti. Di certo, non possiamo parlare di invasione - aggiunge poi - i periodi di secca seguiti da forti piogge hanno caratterizzato anche i mesi estivi in Italia, conducendo quindi i ragni a adottare 'escamotage' che fino a qualche tempo fa osservavamo soprattutto all'estero".
Per quanto riguarda invece la popolazione di ragni in Italia, in particolare in Trentino, l'espero assicura invece che questa è rimasta "più o meno invariata - sottolinea - il problema sta nel fatto che, quando escono le notizie sul giornale, ci si fa più caso ma la realtà è che i ragni sono sempre gli stessi - ribadisce - nella nostra regione sono 830 le specie segnalate: le più piccole tendono a vivere in quota mentre le più grandi in fondovalle, trovando spesso dimora nelle nostre case". Un'importante numero di specie che, sebbene per la maggiore velenose (fatta eccezione d'una piccola famiglia), "non costituiscono un pericolo per l'uomo: dopo un morso, al massimo possiamo aspettarci un leggero gonfiore e prurito".
"In questo periodo è facile vedere molti ragni nelle nostre case ma non dobbiamo spaventarci - conclude l'aracnologo - ci troviamo in un momento dell'anno nel quale questi esemplari si accoppiano, prima dell'arrivo del freddo, e durante il quale, a causa dell'abbassamento delle temperature, questi animali sono più tentati a entrare nelle nostre abitazioni, soprattutto in quelle di chi vive in campagna o in mezzo alla natura".












