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Termovalorizzatore in Trentino? L'ex rettore: ''C'è una raccolta differenziata di scarsa qualità e forse serve un impianto più grande di quanto ipotizzato''

Davide Bassi: "Il documento della Pat non fa alcun cenno alle procedure da adottare per la gestione delle ceneri prodotte da un futuro inceneritore. La quantità di ceneri è notevole perché corrisponde al 20% in peso del materiale incenerito. Il 90% di queste ceneri sono classificate come rifiuti speciali, il resto è rifiuto speciale pericoloso"

Di L.A. - 30 agosto 2022 - 19:31

TRENTO. Il Trentino si trova a un bivio. Dopo l'approvazione del Quinto aggiornamento del Piano provinciale dei rifiuti ma anche a seguito dell'incendio della discarica di Ischia Podetti, la Provincia è chiamata a prendere posizione sul tema del termovalorizzatore. Una decisione attesa entro fine anno. Ma potrebbe servire un impianto più grande rispetto a quanto stimato. Questa l'ipotesi di Davide Bassi, l'ex rettore dell'università di Trento ha analizzato i dati di quanto viene prodotto sul territorio.

 

Le discariche sono ormai esaurite e il modello basato sull’esportazione dei rifiuti diventa sempre più costoso e più complesso. Il vice presidente della Provincia, Mario Tonina, ha ribadito il concetto della scelta etica nella capacità di gestire quanto viene prodotto sul territorio. E ritorna in agenda il termovalorizzatore, le cui sedi ipotizzate al momento sono a Rovereto, a Trento Tre o Ischia Podetti.

 

"Una decisione a lungo rimandata ma ormai indifferibile", spiega Bassi. "L'annuncio dell’approvazione del Quinto aggiornamento del Piano provinciale dei rifiuti di piazza Dante è un vero capolavoro di prudenza comunicativa. Si dice il meno possibile, con grande attenzione a non scontentare nessuno (l’appuntamento elettorale è ormai alle porte e non bisogna perdere neanche un voto). In particolare, vengono ribaditi i numeri ufficiali relativi alla raccolta dei rifiuti in Trentino, dimenticando di evidenziare le notevoli differenze esistenti tra numeri ufficiali e numeri reali".

 

Nel documento elaborato da Appa-Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente si legge che il Trentino ha prodotto nel 2020 circa 269mila tonnellate di rifiuti urbani, di cui circa 204mila tonnellate erano costituite da raccolta differenziata.

 

Il piano aggiornato dei rifiuti inserisce tra gli obiettivi dei prossimi 6 anni la “individuazione del sistema impiantistico più idoneo per il territorio provinciale“. "In parole chiare si dice che la Provincia intende definire il tipo e la localizzazione di un impianto per l’incenerimento della quota non differenziata dei rifiuti urbani. Dati alla mano, si tratterebbe di circa 65mila tonnellate di rifiuti indifferenziati che vengono prodotti ogni annoAttualmente questi rifiuti vengono conferiti in discarica oppure sono inviati a inceneritori posti fuori del territorio provinciale".

 

Sono due le osservazioni principali dell'ex rettore dell'Università di Trento. "Il documento della Provincia - aggiunge Bassi - nel punto in cui si discute delle varie ipotesi per lo smaltimento dei rifiuti urbani del Trentino non fa alcun cenno alle procedure da adottare per la gestione delle ceneri prodotte da un futuro inceneritore (termovalorizzatore) o gassificatore. La quantità di ceneri è notevole perché corrisponde tipicamente al 20% in peso del materiale incenerito. Il 90% di queste ceneri sono classificate come rifiuti speciali, mentre il restante 10% è classificato come rifiuto speciale pericoloso. La parte classificata come pericolosa è quella estratta dai filtri che, grazie anche a speciali trattamenti di natura chimica, puliscono i gas di combustione prima del loro rilascio in atmosfera. Le ceneri non pericolose possono essere successivamente trattate per estrarre metalli (principalmente ferro e alluminio) e materiale che può essere usato nei cementifici. Resta il fatto che la parte residua e la quota classificata come rifiuto speciale pericoloso devono essere smaltite in apposita discarica".

 

Inoltre i rifiuti prodotti potrebbero essere di più rispetto a quanto stimato. "I numeri veri dei rifiuti urbani indifferenziati che il Trentino attualmente conferisce in discarica o esporta al di fuori del territorio provinciale sono senz’altro più alti rispetto al livello di 65mila tonnellate all’anno indicato dalla Provincia di Trento. A questi valori dobbiamo aggiungere gli scarti dei materiali differenziati raccolti in Trentino che vengono trattati fuori Provincia. Sempre nel documento che raccoglie le osservazioni al piano aggiornato per la gestione dei rifiuti urbani, l’Agenzia provinciale per le opere pubbliche (Apop) segnala che ogni anno circa 22mila tonnellate di rifiuti vengono ufficialmente conteggiati tra la quota differenziata, ma vengono smaltiti in discarica".

 

Il piano, elaborato da Appa, analizza la situazione attuale, evidenzia le principali criticità, gli adeguamenti alle direttive europee, in particolare sull'economia circolare, e alle normative nazionali necessari anche ai fini dell'accesso ai finanziamenti Ue. È proprio partendo da quest'analisi, dice la Pat, che ormai appare indispensabile la scelta che la Giunta prenderà entro il 31 dicembre.

 

"La stima di Apop - evidenzia Bassi - non comprende i materiali che, dopo essere stati scartati nei processi di cernita che avvengono in Provincia, vengono mandati agli inceneritori posti fuori dal territorio provinciale, né gli scarti dei materiali differenziati che il Trentino esporta fuori Provincia. Nel documento provinciale il tema della qualità della raccolta differenziata viene discusso dettagliatamente e, dati alla mano, si mostra che la qualità è decisamente più scarsa nelle zone dove la raccolta è effettuata con cassonetti per utenze multiple. Uno degli elementi di novità del piano aggiornato è la proposta di istituire un indice di qualità della raccolta differenziata. La stima di questo indice è, almeno per il momento, solo semi-quantitativa perché una parte significativa del lavoro di selezione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata avviene fuori Provincia. Grazie a questo fatto, molti scarti dei processi di selezione non appaiono nelle statistiche del Trentino cheper quanto riguarda il trattamento dei rifiuti, appare più virtuoso di quanto non sia".

 

Si può leggere che “Calcolando detto indice di qualità sul rifiuto trattato nel 2019, se ne ricava un valore pari al 69,88%. Questo dato è notevolmente sottodimensionato poiché, senza dati a disposizione, è stato calcolato considerando come scarti solo il rifiuto andato a smaltimento nella discarica provinciale da impianti di trattamento provinciale. Non è stato conteggiato quindi lo scarto andato a recupero energetico dagli impianti provinciali né lo scarto, in generale, di tutti gli altri impianti di trattamento della nostra raccolta differenziata ubicati fuori dal territorio provinciale. Si ritiene verosimile che detto valore possa essere pari a circa il 60%".

 

"In termini pratici - continua l'ex rettore - significa che ogni anno devono essere smaltite (in discarica o in un inceneritore) circa 80mila tonnellate scartate dai rifiuti ufficialmente riciclati“. Tolte le 22mila tonnellate stimate da Apop se ne deduce che gli scarti prodotti dai processi di cernita che finiscono fuori Provincia potrebbero essere pari a circa 60mila tonnellate all’anno. Se la mia valutazione fosse corretta, vorrebbe dire che il Trentino produce complessivamente circa 120mila tonnellate di residuo urbano all’anno, per oltre la metà smaltito mescolandolo ai rifiuti differenziatiAbbiamo puntato ad aumentare la quota ufficiale della raccolta differenziata senza preoccuparci a sufficienza della qualità dei materiali raccolti. Se il materiale raccolto come “differenziato” viene successivamente scartato durante i processi di cernita e finisce in un inceneritore fuori Provincia, le statistiche del Trentino non ne risentono, ma c’è comunque un grosso problema legato sia ai costi che all’impatto ambientale e climatico del mancato riciclo".

 

Per cercare una soluzione ai problemi presentati, arrivando quindi ad una scelta consapevole, la Provincia assicura che gli uffici provinciali e gli enti di ricerca sono già al lavoro e stanno approfondendo la situazione impiantistica esistente sia dal punto di vista tecnico-ambientale che energetico-economico. Per rispondere alle osservazioni pubbliche e alle richieste del Cal, verranno valutate le possibili tecnologie con relativo dimensionamento e ubicazione dell'eventuale impianto oltreché le possibili alternative che non prevedano la realizzazione di un impianto.

 

"Se il Trentino volesse effettivamente chiudere il ciclo dei rifiuti urbani in sede provinciale, la quantità di residuo da incenerire sarebbe decisamente superiore rispetto alle stime ufficiali. Se invece continueremo a esportare fuori Provincia materiali differenziati di scarsa qualità, scaricheremo su altri territori il compito di smaltire una parte consistente dei nostri residui urbani e aumenteremo i costi del servizio perché il materiale raccolto con la raccolta differenziata avrà uno scarso valore commerciale".

 

Insomma, la decisione sembra dover comprendere molti più elementi di quanti fin qui considerati nell'eventuale realizzazione del termovalorizzatore. 

 

"Uno scenario virtuoso che riuscisse a implementare sia un aumento che, soprattutto, un sostanziale miglioramento della qualità della raccolta differenziata potrebbe portare ad una sensibile riduzione del materiale da incenerire. Sarebbe un sostanziale miglioramento dal punto di vista sia dei costi sia dell’impatto climatico dei nostri rifiuti urbani, ma saremmo comunque molto distanti dall’obiettivo “rifiuti zero” proposto dagli integralisti dell’ambientalismo. A questo punto, il Trentino dovrebbe porsi chiaramente il problema di definire cosa vuol fare con i suoi rifiuti. Può continuare a fare una raccolta differenziata di scarsa qualità e di fatto continuare a esportare una parte significativa dei suoi rifiuti verso altri territori, oppure migliorare la qualità della raccolta differenziata, facendo emergere la vera quantità di residuo che il Trentino produce. Valutare realisticamente quale sia il livello (e la composizione tipica) dei rifiuti da incenerire è un elemento fondamentale per la corretta progettazione del futuro impianto di cui il Trentino si dovrà dotare. Non avrebbe senso progettare un impianto con una capacità troppo bassa perché non risolverebbe i problemi del Trentino e non ha neppure senso progettarne uno troppo grande perché, se non venisse alimentato a sufficienza, risulterebbe poco efficiente e troppo costoso da gestire. Inoltre – come sottolineato più volte da numerosi osservatori – un eventuale sovra-dimensionamento del progetto potrebbe scoraggiare qualsiasi futuro miglioramento della raccolta differenziata. L’obiezione è valida e va tenuta in attenta considerazione", conclude Bassi.

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