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| 02 feb 2022 | 11:48

Wwf contro lo speck Alto Adige: "Solo lo 0,2% delle carni utilizzate è di provenienza regionale, mentre il 99,8% della materia prima arriva dall’estero"

Il Wwf  Bolzano accusa la produzione di speck dell'Alto Adige sostenendo che la Provincia di Bolzano nasconda l’insostenibilità degli allevamenti intensivi e la distruzione delle foreste. Nel 2018 in Alto Adige sono stati allevati 8.557 suini: "Se ogni suino è dotato di due cosce, da tutti quelli allevati in Alto Adige si sarebbero potute produrre 17.114 baffe di speckall’anno. Come è possibile che nello stesso periodo in Sudtirolo siano state prodotte 7.699.000 baffe di speck vendute con il marchio Alto Adige e di queste 2.755.541 con il marchio di qualità Speck Alto Adige Igp?"

di Redazione

BOLZANO. "Prati verdi, le montagne dell'Alto Adige sullo sfondo e al centro l'immagine dello speck. E’ così che viene rappresentato uno dei prodotti più conosciuti della gastronomia altoatesina per dare un'immagine autentica: nulla di più distante dalla realtà". Il Wwf  Bolzano attacca il famoso speck altoatesino e la sua produzione, accusando la Provincia di Bolzano di nascondere l’insostenibilità degli allevamenti intensivi e la distruzione delle foreste

 

"Anche il contadino - aggiunge - con il grembiule blu e una ragazza in costume tipico tirolese fanno spesso da contorno a questo quadro idilliaco. E' il motivo ripetuto nelle campagne pubblicitarie dei prodotti dell'Alto Adige, una favola che viene proposta a turisti e consumatori". Tuttavia, questa icona creata dagli esperti di marketing del settore alimentare, con il supporto istituzionale ed economico della Provincia di Bolzano, "è estremamente fuorviante, ma efficiente, perché riesce a creare nell'immaginario collettivo un'idea di produzione alimentare regionale, autentica e genuina".

Questa immagine idilliaca, per l'associazione ambientalista, è distante dalla realtà. Secondo i dati della Relazione agraria e forestale della Provincia di Bolzano dell’anno 2018, nello stesso anno in Alto Adige sono stati allevati 8.557 suini: "Se ogni suino è dotato di due cosce, da tutti quelli allevati in Alto Adige si sarebbero potute produrre 17.114 baffe di speck (cosce suine affumicate) all’anno. Come è possibile che nello stesso periodo in Sudtirolo siano state prodotte 7.699.000 baffe di speck vendute con il marchio Alto Adige e di queste 2.755.541 baffe con il marchio di qualità Speck Alto Adige Igp?". 

In realtà, secondo il Wwf Bolzano, "solo lo 0,2% delle carni utilizzate nella produzione dello speck Alto Adige è di provenienza regionale, mentre il 99,8% della materia prima arriva dall’estero. Ogni anno circa 3,8 milioni di maiali vengono allevati in vere e proprie fabbriche, dei capannoni chiusi, noti come allevamenti intensivi. E' da lì che provengono gran parte delle carni destinate alla produzione dello speck altoatesino, e non dai masi e dalle valli alpine che vediamo nelle immagini pubblicitarie. Le carni giungono in Alto Adige da Germania (70%), Olanda (20%), Austria (2,5%), Italia (7%), Belgio (0,5%), dove si allevano maiali a bassissimo costo, in allevamenti 'ad alta efficienza' e dove i suini vengono alimentati con mangimi a base di soia e cereali per ingrassarli velocemente".

 

Anche lo speck Alto Adige Igp "è prodotto con maiali provenienti dall’estero - spiega - ciò che appare una truffa è stato reso legale dal disciplinare dello speck Alto Adige, che consente di esternalizzare la produzione delle carni di maiale e con essa anche gli effetti negativi dell'allevamento intensivo: l’inquinamento dei terreni e delle acque a causa dei reflui zootecnici, e le emissioni di ammoniaca". Per la preparazione dello speck Alto Adige "il disciplinare non impone di utilizzare carni di provenienza regionale o nazionale e nemmeno di mostrare in etichetta la provenienza della carne stessa, ma dà solo indicazioni sulla lavorazione e affumicatura delle carni".

 

Come vivono gli animali negli allevamenti intensivi? "In Sudtirolo - prosegue - non si sa quasi nulla, o meglio, non si vuole fare sapere nulla dell'allevamento intensivo dei suini nei capannoni, dove non arriva il sole, dove non ci sono spazi all'aperto e i suini hanno poca possibilità di muoversi. Gli animali vivono a centinaia in spazi ristretti e con luce artificiale, sapientemente dosata per massimizzare l'ingrasso e la produzione della carne. L’allevamento intensivo prevede che i suini siano sottoposti a pratiche come il taglio della coda, alla castrazione e all'assunzione di antibiotici, perché tanti animali, ammassati in poco spazio, si ammalerebbero facilmente".

 

Ci sarebbero quindi anche degli effetti sul clima: "L’allevamento intensivo è una delle principali cause del riscaldamento globale - così il Wwf Bolzano - gli allevamenti intensivi da soli sono responsabili del 14,5% delle emissioni totali di gas serra, soprattutto di anidride carbonica, metano e protossido di azoto e quindi possono essere considerati tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale. Anche per questo motivo sarebbe necessario ridurre il consumo della carne". 

C'è preoccupazione anche per la scomparsa delle foreste e la perdita di biodiversità: "Non solo i maiali utilizzati nella produzione dello speck Alto Adige sono di provenienza estera, anche i mangimi, che sono a base di soia e mais geneticamente modificati, coltivati in gran parte in Sud America, a scapito delle foreste tropicali che ospitano la più elevata biodiversità del pianeta. All’insaputa della maggior parte dei consumatori, i suini allevati nel Nord Europa, alimentati con mangimi geneticamente modificati provenienti anche dal Sud America, diventano speck Alto Adige: un finto prodotto regionale. In realtà, il prodotto di un’economia globalizzata, le cui materie prime vengono coltivate e trasportate su scala mondiale".

 

L'associazione ambientalista sostiene che la trasformazione del prodotto e le informazioni vengono nascoste ai consumatori: "Negli allevamenti esteri, una volta terminato il periodo di ingrasso, dagli allevamenti i maiali arrivano nei macelli. Qui vengono abbattuti, le carni lavorate ed esportate verso l'Alto Adige, dove vengono salate, affumicate e confezionate. L'etichetta del prodotto finale non deve contenere le informazioni sull’intera filiera produttiva". Ben pochi consumatori sarebbero disposti a comprare uno speck Alto Adige con la scritta "carni di provenienza estera", oppure "proveniente da allevamento intensivo", o ancora "suini alimentati con mangimi geneticamente modificati". Meglio quindi "riportare solo il marchio regionale Alto Adige Südtirol e non indicare null’altro - accusa - che non corrisponda al vero non importa. L'importante è aumentare di anno in anno la produzione dello speck e le vendite".

 

L'appello e la richiesta del Wwf Bolzano: "Se vogliamo dare un futuro al Pianeta non è sufficiente abbattere le emissioni di Co2, dobbiamo ridurre anche gli altri effetti negativi della produzione industriale della carne: la deforestazione, la perdita di biodiversità e l'inquinamento". Il Wwf Bolzano chiede che si "eliminino gli allevamenti intensivi industriali" e che l'Unione Europea, l’Italia e la Provincia di Bolzano non diano più sussidi alle produzioni alimentari che utilizzano carni provenienti da allevamenti intensivi, e sostengano invece "aziende agricole che producono con metodi biologici ed estensivi".

Attualmente ai consumatori risulta estremamente difficile riconoscere se un alimento è effettivamente regionale e prodotto in modo sostenibile: "Consigliamo di diffidare del marchio Alto Adige - Südtirol, - conclude - dietro al quale si nascondono sfruttamento e danni ambientali che vanno ben oltre i confini provinciali. Lo strumento per difendersi e per non contribuire a processi produttivi poco sostenibili per gli animali e per l’ambiente è l’informazione. Informarsi bene per essere consapevoli di quello che si sta acquistando e mangiando, in modo da scegliere prodotti veramente regionali, lungo tutta la loro filiera, e nel rispetto dei diritti delle persone, dell'ambiente e, per quanto possibile, del benessere degli animali allevati".

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