"Dalle attiviste contro i colossi del fossile a chi lotta per l'ecosistema marino", ecco le realtà messicane del progetto Diritto a REsistere
Sara Segantin, Alice Franchi e Magdalene Pellegrin sono atterrate in Centro America. E' iniziato il viaggio di tre mesi per documentare i cambiamenti climatici e raccontare le storie di lotta di attiviste, associazioni e comunità. "Siamo noi con il nostro essere lì a farci ponte fra due mondi"

MESSICO. Da 30 anni porta avanti cause legali contro i colossi del turismo e del fossile, tenendo il tema del clima e dell’ambiente al centro del dibattito pubblico. E' Araceli Domínguez che, con l'associazione ecologista de Mayab, è una delle attiviste più combattive della Riviera Maya in Messico.
E' la prima tappa del viaggio in Centro America di Sara Segantin, Alice Franchi e Magdalene Pellegrin, le tre giovanissime attiviste ideatrici del progetto “Diritto a REsistere”, che vi racconteremo sulle pagine de Il Dolomiti nelle prossime settimane.
Le tre giovani, dopo mesi di preparazione, sono atterrate in Messico, da dove parte il viaggio che le condurrà attraverso Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama, per documentare i cambiamenti avvenuti in termini di biodiversità e raccontare storie di persone e comunità che si battono per i diritti della propria terra.
E la prima tappa è proprio per conoscere e documentare il lavoro condotto dal Grupo Ecologista de Mayab & Araceli Domínguez che, oltre alla lotta per la tutela della flora e della fauna messicane, si occupa anche di difendere i diritti delle popolazioni locali, di proteggere gli ecosistemi fragili e di fare educazione ambientale.
“Il Messico non ci darà un secondo di respiro – ci spiegano le tre giovani. - Dopo aver incontrato una delle attiviste più combattive della Riviera Maya, intervisteremo Kenneth di EcoColors, un’associazione che si occupa di eco turismo, e poi ci dirigeremo verso il centro di permacultura di Casa Na’atik, che ci ospiterà per qualche giorno”.
EcoColors Mexico, è un'organizzazione che promuove il turismo sostenibile nel cosiddetto "Mondo Maya", nello Yucatán, una delle regioni più ricche di biodiversità e cultura del mondo. Organizza viaggi responsabili in cui è possibile vedere tartarughe, delfini, squali balena, fenicotteri e molti altri animali selvatici nel loro ambiente naturale, oltre a manufatti delle antiche culture e tradizioni del Messico.

L'ecoturismo è al centro del lavoro anche di Casa Natik, una residenza a gestione familiare. Oltre ad offrire una piccola nicchia di eco-turismo ai viaggiatori più avventurosi, Casa Natik si occupa di altri aspetti che riguardano l’ecologia; ad esempio, si fa portatrice di questi importanti valori attraverso la partecipazione attiva in progetti come la permacultura e l’educazione ambientale.

Sara, Alice e Odi sono atterrate il 30 ottobre e nei prossimi tre mesi si sposteranno, zaino in spalla, attraverso gli otto stati del Centro America. Documenteranno tutto attraverso servizi giornalistici per tv, radio e quotidiani. “Lo zaino è veramente ridotto all’osso – ci raccontano. - Di oggetti personali ne abbiamo veramente pochi: tre magliette, tre paia di pantaloni, mutande e calzini, il costume, una camicia e il cappello. Abbiamo deciso di fare alla vecchia maniera e ci siamo prese un’agendina cartacea a testa. Di altro c’è lo spazzolino, il sapone, gli assorbenti, sacco a pelo e amaca. Il resto dello zaino, invece, è occupato dall’attrezzatura video. Abbiamo portato solo l’essenziale perché tutto ingombra e tutto pesa e in un viaggio di questo tipo, quando hai tutto sulla schiena, ogni grammo conta”.
Il loro sarà un viaggio e un lavoro sul campo. “Esserci di persona vuol dire mettersi in gioco, farsi disponibili, con umiltà, a un incontro fuori dalla nostra porta di casa e dalle nostre sicurezze. Siamo noi che andiamo, visitatrici, ospiti, ad ascoltare e imparare. Siamo noi con il nostro essere lì a farci ponte fra due mondi, a dire che ‘noi ci siamo e ci saremo’, perché quello che accade dall’altra parte del mondo trova cause e conseguenza nella nostra Italia. Il lavoro sul campo permette un esame di realtà vero proprio, da quello su di noi, fino a quello più concreto del discernere tra ciò che ‘si dice’ e ciò che è davvero. La presenza è fondamentale per costruire fiducia e fare rete, che al giorno d’oggi sono prerogative essenziali per affrontare le sfide sociali e ambientali in atto. Insomma, con il digitale si può avere accesso al sapere in parte anche a distanza, ma l’essere, il sentire, quelli no: il rapporto e la relazione con le persone e con i territori li puoi costruire e raccontare nel profondo solo se ci sei, testa, cuore, stanchezza, sudore e piedi stanchi”.
Nei prossimi giorni, il viaggio proseguirà verso sud. “Nella discesa verso il Belize – ci raccontano Sara, Alice e Odi - saremo accompagnate dagli Amigos de Sian Ka’an, una realtà che promuove la sostenibilità a livello ambientale e turistico nelle foreste abitate dai Maya. Con loro visiteremo anche la Riserva della Biosfera di Sian Ka’an (che in Maya significa “Porta del Cielo”), 528 ettari di foreste e spiagge incontaminate che si affacciano sulla seconda barriera corallina più grande al mondo”. Amigos de Sian Ka’an si occupa della conservazione degli ecosistemi nella penisola dello Yucatán, promuovendo al contempo lo sviluppo socio-economico delle comunità locali e proteggendo la loro cultura. Lavora tramite progetti di conservazione e campagne di formazione ed educazione in campo culturale.

Attraverso questo viaggio le tre giovani attiviste documenteranno i cambiamenti climatici in atto e l'impatto che hanno sugli ecosistemi e sulle persone in tutte le parti del mondo.
“Oggi i giovani non possono permettersi di delegare la crisi climatica al futuro. Se non facciamo qualcosa ora, un futuro non ce lo avremo. E nemmeno un presente. Non serve andare in Centro America per trovare degli esempi: basta pensare alla tempesta Vaia, al bostrico, alla Marmolada, alla neve che è sempre di meno e alle maniche corte a duemila metri a fine ottobre. Il progetto Diritto a REsistere vuole essere un modo per unire un mondo lontano e una realtà vicina, per combattere insieme, vicini e lontani, giovani e adulti, in una lotta che sia veramente di tutti e per tutti” concludono.












