La rete del cantiere sfibrata e a pezzi inquina da anni a Lavis: perché non pulire e pensare a cambiare le abitudini dell'edilizia?
Le reti in plastica arancioni sono un classico dei cantieri: li delimitano quasi sempre ma sono, ovviamente, altamente inquinanti anche perché questi cantieri spesso hanno durate bibliche (come il caso delle Masere di Lavis) e quindi queste recinzioni sono sottoposte alle intemperie, si rovinano, si sbriciolano e rilasciano al suolo e nell'aria grandi quantità di plastica e microplastiche

LAVIS. La plastica è uno degli inquinanti più impattanti sul nostro ecosistema. L'Onu ha più volte sottolineato come quello dell'inquinamento legato alla plastica è uno dei temi fondamentali da affrontare subito, non domani o dopodomani, ma oggi perché andando avanti di questo passo nel 2050 rischieremo di avere più plastica che pesci in mare. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Ocse nel suo rapporto Global Plastic Outlook ha fatto il punto sulla produzione di plastica arrivata a 460 milioni di tonnellate nel 2019 e sulla gestione dei rifiuti molto lontana dalla virtuosa economia circolare.
”Il consumo di plastica è quadruplicato negli ultimi 30 anni, trainato dalla crescita nei mercati emergenti”, dice il rapporto precisando che quasi la metà di tutti i rifiuti di plastica viene generata nei 38 Paesi dell’Ocse. Ogni anno ad esempio se ne producono a persona 221 chili negli Stati Uniti e 114 chili nei Paesi europei. E allora il tema sollevato da un cittadino di Lavis non può che essere sposato in toto anche da noi de il Dolomiti. La plastica e le microplastiche colpiscono l'ambiente e gli animali che lo popolano sotto molte forme. A nord di Lavis nella cosiddetta area Masere da anni c'è un cantiere che è delimitato da ampie recinzioni di plastica arancione che giorno dopo giorno perdono pezzi.
In passato lo stesso residente ha segnalato la cosa alle autorità competenti e poi alla stessa azienda di costruzioni che ha in mano il cantiere la quale ha rinnovato la recinzione che era completamente sfibrata anche dal continuo passaggio delle macchine sulla strada vicina e per la totale esposizione alle intemperie, lasciando al suolo grandi quantità di plastica e microplastiche. Ma anche ora che la recinzione è più compatta perché meno deteriorata restano per terra quei pezzi, quelle particelle che inquinano giorno dopo giorno l'ambiente circostante, trasportate dal vento, assorbite dal terreno quando piove.
Il problema di Lavis può certamente essere affrontato dagli organi competenti in tempi molto stretti attuando una rapida pulizia dell'area quantomeno dai pezzi rimasti a terra. Ma il tema è generale e riguarda il settore delle costruzioni che, effettivamente, a queste recinzioni di plastica fa spessissimo affidamento. Tutta la comunità sta cercando, con fatica, troppo lentamente, di cambiare le proprie abitudini riducendo l'uso della plastica e preferendo oggetti costruiti con materiali riciclabili. Il tema è cruciale perché ne va della sopravvivenza del pianeta dove viviamo e quindi di tutti noi. Perché anche l'edilizia non prova a cambiare passo?














