"L'Amazzonia sta morendo", la voce di Cintia Guajajara, guardiana della foresta: "Così finisce la vita dell'intero Pianeta"
E' attivista indigena per l'ambiente e i diritti umani nella stato di Maranhão, nel nord est del Brasile. Intervenuta al Centro per la pace di Bolzano, ha portato la testimonianza della lotta del suo popolo contro la deforestazione e l'accaparramento. "I guardiani della foresta pattugliano le nostre terre per difenderle dai trafficanti di legname"

BOLZANO. Una donna guerriera e custode della foresta. Lei è Cintia Guajajara, attivista brasiliana per l'ambiente e i diritti umani, rappresentante del popolo indigeno di Lagoa Quieta, nel territorio di Arariboia, nel sud dello stato del Maranhão, nel nord est del Brasile. È un territorio indigeno che si estende per 413 mila ettari di foresta amazzonica, in cui vivono circa 14mila persone.
Quella di Cintia è una voce che testimonia la lotta indigena contro la deforestazione e l'accaparramento, in difesa di una terra devastata dalla violenza, divorata dal fuoco e assetata dalla siccità. Cintia Guajajara è intervenuta nei giorni scorsi a Bolzano, in un incontro organizzato dal Centro per la pace in collaborazione con l'organizzazione non governativa Cospe.
I Guajajara sono guardiani dell'Amazzonia e da oltre un decennio si battono contro la deforestazione. Pattugliano le loro terre per espellere gli invasori, i tagliatori e trafficanti di legname, trafficanti che spesso organizzano spedizioni punitive contro i guardiani della foresta. “Nel nostro territorio – ci racconta Cintia - ci sono i guardiani della foresta: si tratta di gruppi di uomini che volontariamente controllano il territorio, cercando di bloccare – non senza rischi - l'invasione dei trafficanti di legname. Da qualche tempo abbiamo costituito anche un gruppo di donne guerriere e guardiane che si occupa in particolare di organizzare incontri di sensibilizzazione sull'importanza di difendere il territorio. Inoltre, cerchiamo di preservare la foresta dagli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare della siccità. Presidiamo le sorgenti dei fiumi. Mia madre diceva che le sorgenti sono come il cervello delle persone. Se il cervello si spegne muore tutto. Dobbiamo, quindi, proteggerle affinché i fiumi possano continuare ad avere acqua e a dare vita”.
Quella che sta colpendo in particolare lo stato di Amazonas è una delle siccità più gravi della storia. La crisi idrica ha impatti devastanti sull'ecosistema, provocando la morte di animali e piante, e sulle comunità locali, la cui sopravvivenza dipende dal sistema fluviale.
A devastare il polmone verde, la più grande riserva pluviale del Pianeta, sono anche gli incendi e la deforestazione. Ad oggi si stima che oltre il 20% della superficie dell'Amazzonia sia stata disboscata: i principali responsabili della distruzione della foresta sono allevamento e agricoltura intensivi e il mercato del legname.
“Per noi l'Amazzonia è vita, è connessione con la terra, è un territorio sacro. L'Amazzonia è acqua, animali e piante – racconta ancora Cintia. - Ma i fiumi e i laghi si stanno prosciugando e gli esseri viventi stanno morendo. E' la vita che viene meno. Se l'Amazzonia muore, finisce anche tutta la vita su questo Pianeta”.
Il presidente del Brasile Lula ha dichiarato di volersi impegnare per mettere fine alle deforestazione. L'attuale governo, rispetto a quello del predecessore Bolsonaro, sta anche dedicando più attenzione alle popolazioni indigene, ai loro diritti e alle loro rivendicazioni. È stato creato, infatti, per la prima volta, il Ministero dei popoli indigeni, che ha a capo una nativa, Sonia Guajajara, lo stesso popolo a cui appartiene Cintia. Recentemente dalla corte suprema è arrivata una sentenza storica per le popolazioni indigene: è stato di fatto riconosciuto che appartengono agli indigeni tutte le terre sottratte loro dalla colonizzazione e non solo quelle occupate dai nativi al momento dell'entrata in vigore della Costituzione il 5 ottobre 1988. Una sentenza, questa, che è stata accolta con entusiasmo dalle popolazioni indigene. “La situazione è migliorata – conferma Cintia. - Il governo sta dialogando con la rappresentanza indigena, che è rappresentata a vari livelli, e può quindi portare le istanze. La strada verso il riconoscimento dei nostri diritti e per la nostra tutela è, però, ancora lunga”.
Il Brasile è uno dei Paesi in cima alla lista nera, stilata dal Global Witness, degli attacchi e delle uccisioni di attiviste e attivisti per l'ambiente. Nel 2022 ne sono stati uccisi 34, in aumento rispetto ai 26 del 2021.
“Il nostro popolo, quello dei Guajajara, è costantemente minacciato dagli invasori, dai tagliatori di legno. Oltre 50 guardiani sono morti mentre tentavano di difendere le nostre terre e tante donne sono state abusate. Noi vogliamo vivere liberi, essere rispettati. Vogliamo che venga preservata la foresta che è la nostra casa, che vengano garantiti anche a noi il diritto alla salute, all'educazione, al movimento. Basta violenze. La vita indigena è importante” conclude Cintia.












