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Trento
09 gennaio | 19:00

L’elusivo gatto selvatico sbarca al Muse: “Le cause principali del suo declino sono state la caccia e la frammentazione dell’habitat, ora però sta tornando”

Il gatto selvatico sarà protagonista di un incontro al Muse. L’esperto: “In passato il gatto selvatico era più diffuso di oggi, in tutta Europa e le popolazioni attuali sono in gran parte ciò che resta di una presenza molto più estesa”

L’elusivo gatto selvatico sbarca al Muse: “Le cause principali del suo declino sono state la caccia e la frammentazione
Foto Alberto Pastorelli
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Il gatto selvatico è una specie tanto affascinante quanto elusiva. Un tempo era diffuso in tutto l’arco alpino ma, al pari di molti altri carnivori, in passato ha subito una caccia spietata perché considerato un animale nocivo dagli agricoltori. Così quella del gatto selvatico è diventata una presenza molto ridotta. Solo a partire dalla metà degli anni ‘70, lo Stato lo ha inserito fra le specie protette consentendone un parziale recupero demografico.

 

Spesso il gatto selvatico viene confuso con il gatto domestico che paradossalmente rappresenta una delle minacce principali per via del fenomeno dell’ibridazione. I due felini infatti appartengono alla stessa specie e sono interfecondi, dando luogo a prole fertile.

 

Per approfondire le conoscenze su questa specie mercoledì 11 gennaio, alle 20e45, nell’ambito del primo appuntamento degli “Incontri al museo per parlare di fauna” il raro felino sarà protagonista di un incontro al Muse (anche in diretta Facebook) dal titolo “Il gatto selvatico in Italia, fra passato presente e futuro”. L’incontro sarà a ingresso libero fino a esaurimento posti.

 

Andrea Sforzi, direttore del museo di Storia Naturale della Maremma, da decenni impegnato nello studio della specie, parlerà della biologia di questo enigmatico felino della sua distribuzione attuale, delle nuove metodologie di studio e di come virtualmente chiunque possa collaborare per aumentare le conoscenze su questa specie.

 

In passato il gatto selvatico era più diffuso di oggi, in tutta Europa – spiega Sforzi – e le popolazioni attuali sono in gran parte ciò che resta di una presenza molto più estesa. Le cause principali del suo declino sono individuabili nella persecuzione diretta e nella frammentazione e consumo dell’habitat, in particolare i boschi maturi. Il gatto selvatico è infatti fortemente legato al bosco, che offre loro rifugio e fonti alimentari. Dalla seconda metà del ventesimo secolo – dichiara il direttore – grazie anche al regime di protezione delle leggi nazionali in tema di tutela della fauna, la specie ha iniziato gradualmente a rioccupare alcune porzioni delle Alpi, a partire dalla regione alpina orientale, verso occidente”.

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