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Il ritorno del gatto selvatico in 'nuove' aree alpine, l'esperto: "I cambiamenti climatici agevolano la diffusione della specie. Pericoloso l'incrocio con quello domestico"

Soltanto poco tempo fa il primo avvistamento in Alto Adige. L'intervista a Sforzi: "In passato il gatto selvatico era certamente più diffuso di oggi, in tutta Europa. Con molta probabilità la specie occupava anche tutto l'arco alpino fino al 19esimo secolo. Il gatto selvatico predilige zone con una permanenza e consistenza del manto nevoso relativamente contenute"

Foto di Luca Lapini
Di Francesca Cristoforetti - 29 dicembre 2022 - 20:08

BOLZANO. Avvistato per la prima volta un gatto selvatico in Alto Adige. Questo era stato comunicato dall'assessore provinciale all'agricoltura e alle foreste della Provincia di Bolzano Arnold Schuler, poco più di una settimana fa, quando era stata trovata la carcassa del felino investito da un'auto. La parola va all'esperto, Andrea Sforzi, direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma e responsabile scientifico del progetto nazionale "Gatto selvatico Italia": qual è la situazione attuale di questa specie? Si può parlare di un ritorno del gatto selvatico sulle Alpi?

 

"In passato il gatto selvatico era certamente più diffuso di oggi, in tutta Europa - aggiunge Sforzi -. Le popolazioni attuali sono in gran parte ciò che resta di una presenza molto più estesa. Con molta probabilità la specie occupava anche tutto l'arco alpino fino al diciannovesimo secolo. Non ci sono dati storici di dettaglio, ma probabilmente da oltre un secolo e mezzo è iniziato il declino che ha portato alla sua totale scomparsa in tempi storici recenti. Le cause principali sono da ricercare innanzitutto nella persecuzione diretta e nella frammentazione e consumo di habitat idoneo, in particolare boschi maturi".

 

Il gatto selvatico è fortemente legato al bosco, che offre il necessario rifugio e le principali fonti alimentari. "Dalla seconda metà del ventesimo secolo - dichiara il direttore -, grazie anche al regime di protezione accordato dalle leggi nazionali in tema di tutela della fauna, la specie ha iniziato gradualmente a rioccupare alcune porzioni delle Alpi, a partire dalla regione alpina orientale, verso occidente. Dal Friuli Venezia Giulia, dove oggi è presente un popolazione consistente, ha raggiunto il Veneto intorno agli anni ’80 del secolo scorso, attestandosi come presenza stabile probabilmente a partire dai primi anni 2000, in particolare nel Parco delle Dolomiti bellunesi e, più recentemente, sul massiccio del Monte Grappa".

 

In Italia il gatto selvatico è presente lungo tutta la catena appenninica, "dal confine tra Toscana ed Emilia Romagna, sino alla Calabria, in Sicilia,  in Maremma, sulle colline di origine vulcanica dei Monti della Tolfa e nella Foresta del Gargano. In Veneto, oltre alle Prealpi tra il bellunese e trevigiano, la specie è presente anche in alcune vallate delle Dolomiti orientali. Una piccola popolazione storica è segnalata tra il Piemonte sud-occidentale e la Liguria. In Sardegna troviamo il gatto selvatico Sardo, che deriva dal gatto selvatico africano".

 

A lungo il gatto selvatico è stato considerato dall'uomo "un competitore per la selvaggina e un predatore di piccoli animali da cortile", e pertanto una specie da eliminare: "Per secoli - aggiunge Sforzi - è stato perseguitato attivamente in quanto considerato 'nocivo', fino almeno al 1977, anno in cui è stato inserito tra le specie protette dalla legge che regolamentava l'attività venatoria". Tuttavia le uccisioni illegali sono proseguite fino a tempi moderni, e – sebbene in forma molto minore – non si può escludere che il fenomeno sia ancora presente in alcune aree del nostro paese.

 

La densità di popolazione è di norma piuttosto bassa, dichiara l'esperto, "si tratta di una specie molto elusiva, che si può osservare solo in casi rari e fortuiti, e per pochi secondi, più frequentemente può capitare di vederla ripresa da una fototrappola o di trovare il corpo di qualche esemplare ucciso dal traffico stradale, come nel caso dell’esemplare della Provincia di Bolzano". In Trentino negli ultimi anni ci sono stati due avvistamenti, ripresi da fototrappole, "uno presso le Viote del Monte Bondone sopra Trento, l’altro circa un anno fa nella zona di Mezzano, nel Primiero, vicino al confine con il Veneto".

 

I cambiamenti climatici potrebbero giocare un ruolo nella espansione della specie? "Non escludo - prosegue Sforzi -, soprattutto in ambiente alpino, che i cambiamenti climatici possano agevolare la diffusione della specie, in quanto il gatto selvatico predilige zone con una permanenza e consistenza del manto nevoso relativamente contenute. Visto che negli ultimi tempi anche ad altitudini maggiori la neve si scioglie più in fretta e facilmente, le condizioni ecologiche per una presenza stabile delle popolazioni potrebbero interessare aree sempre più ampie".

 

Uno dei pericoli che minaccia questa specie è il gatto domestico, lasciato in libertà: "Si tratta di due sottospecie della stessa specie, che possono incrociarsi generando prole fertile, con evidenti rischi genetici per le popolazioni selvatiche, oltre che rischi collegati alla possibile trasmissione di patologie potenzialmente pericolose per i selvatici".

 

La specie è da considerare a rischio di estinzione? "In Italia il gatto selvatico europeo - conclude l'esperto - è presente e diffuso su buona parte del suo areale potenziali e non è da considerare a rischio. Tuttavia è una specie che vive a bassa densità, con esigenze ambientali piuttosto definite e con fattori di rischio reali come la frammentazione degli habitat e il potenziale incrocio con i domestici. Sono totalmente solitari, il loro momento sociale è unicamente quello della riproduzione".

 

Molti dei dati vengono raccolti dal progetto a livello nazionale "Gatto selvatico", in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente ed Ispra, dove vengono categorizzati gli avvistamenti, la maggior parte pervenuti da fototrappole, ma anche investimenti stradali, foto occasionali, animali da collezioni museali o privati. Si invitano istituzioni e privati cittadini a collaborare inviando segnalazioni, contribuendo così a definire meglio la distribuzione di questo affascinante felino selvatico nel nostro paese e a comprendere con maggiore dettaglio i fenomeni di espansione o contrazione delle popolazioni.

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