L'inutilità di una passerella fatta per i selfie, il Becco di Dossena scatena le polemiche
E' stata inaugurata il 27 ottobre in val Brembana la passerella lunga 16 metri a strapiombo su una falesia della Val Parina. L'opera, costata 240 mila euro, ha diviso l'opinione pubblica. C'è chi si chiede (e ce lo chiediamo anche noi), che differenza c'è tra la vista del panorama dalla cima del sasso o dalla passerella? La bellezza e l'immensità del luogo non si sarebbero potuti godere ugualmente, senza dover costruire l'ennesimo artefatto umano?

VAL BREMBANA. Che la parola d'ordine per un luogo sia “instagrammabile” oggi è un dato di fatto. La ricerca dello scatto perfetto (che sia davanti a un monumento, su una spiaggia, o sulla cima di una montagna) da condividere sui social è diventato un must per tanti turisti. Se poi l'immagine “giusta” diventa virale, può fare la fortuna oppure la sfortuna (dipende da come la si vuol vedere) di un luogo: centinaia o migliaia di turisti in coda a caccia di selfie, per poter immortalare se stessi in quel luogo, condividere la foto e poter dire: “ecco, ci sono stato anche io”.
Rendere instagrammabile un posto, fare di un luogo il panorama perfetto per lo scatto, sta diventando, quindi, quasi un dovere per chi promuove il turismo, con risultati talvolta discutibili.
Sta scatenando non poche polemiche il Becco di Dossena, la passerella lunga 16 metri a strapiombo su una falesia della Val Parina, inaugurata venerdì 27 ottobre. Il Becco, così chiamato per la sua forma, si trova in località Culmine del Pai, a due chilometri dal paese di Dossena, in val Brembana, in provincia di Bergamo: si tratta di una passerella di 16 metri a strapiombo, con vista sulla Val Parina e sul monte Ortighera. Il progetto, finanziato con i fondi derivati dall’Accordo di programma tra il comune bergamasco e la regione Lombardia, ha come obiettivo la realizzazione di un punto panoramico che permette di completare la valorizzazione del sistema delle aree minerarie di Dossena con una vista a cielo aperto della roccia.
L'opera ha diviso l'opinione pubblica: c'è chi sostiene l'amministrazione comunale impegnata nella realizzazione di opere che diano visibilità alla zona e attraggano il turismo, c'è chi invece vede nella passerella (costata 240 mila euro) un'ennesima opera che deturpa il territorio, un'infrastruttura invasiva ed esteticamente discutibile. “Il vero contenuto negativo di iniziative come questa – scrive qualcuno sui social - sono proprio il messaggio che fanno passare: la montagna come luogo di intrattenimento, la ricerca di emozioni forti, il divertimento della domenica, perdendo completamente di vista la realtà vera di quei luoghi, ciò che li rende vivi, la loro anima”.
C'è chi si chiede (e ce lo chiediamo anche noi), che differenza c'è tra la vista del panorama dalla cima del sasso o dalla passerella? La bellezza e l'immensità del luogo non si sarebbero potuti godere ugualmente, senza dover costruire l'ennesimo artefatto umano?












