“Non è stata Jj4 a uccidere Andrea Papi” ma la tesi degli animalisti non convince: il dna dell’orsa era presente sulle ferite sul corpo del 26enne di Caldes
La contro-perizia degli animalisti per scagionare l’orsa Jj4: “Non è stata lei a uccidere Andrea Papi”. Eppure sul corpo del 26enne di Caldes è stato isolato il dna dell’orsa Jj4 ma non quello di altri maschi adulti. Gli esami inoltre sono stati condotti da esperti qualificati e indipendenti che fanno riferimento anche alla Fondazione Edmund Mach

TRENTO. La “notizia” è già diventata virale e sta sollevando parecchie discussioni e proprio per questo è bene fissare alcuni punti fermi per poter avere un dibattito più equilibrato. La tesi che sta circolando in queste ore, proposta da alcune associazioni animaliste, in particolare dalla Leal e “Zampe che danno una mano”, è che l’orsa Jj4 non sarebbe la responsabile dell’aggressione mortale dello scorso 5 aprile che è costata la vita al 26enne di Caldes Andrea Papi. Un video sull’argomento pubblicato dall’animalista, Enrico Rizzi, in meno di un’ora ha già ottenuto quasi 2.000 di “like” e oltre 1.680 condivisioni. E sicuramente ne arriveranno altre.
La Leal per prima aveva depositato una serie di ricorsi contro le ordinanze di cattura e abbattimento per Jj4 entrando così in possesso di alcuni referti relativi all’aggressione subita da Papi. A questo punto le due associazioni, difese rispettivamente da Aurora Loprete e Giada Bernardi, hanno incaricato i veterinari forensi Cristina Marchetti e Roberto Scarcella di eseguire una sorta di contro-perizia.
In sostanza secondo le associazioni i segni lasciati dai canini dell’orso che ha ucciso il 26enne non sarebbero compatibili con quelli di Jj4. “Le femmine di orso – spiegano – presentano misure inferiori rispetto ai maschi sia come massa corporea sia come misure dentali”. È vero che i maschi di orso bruno sono più grandi rispetto alle femmine ma non bisogna dimenticare che Jj4 ha raggiunto i 17 anni di età e pesa circa 150 chili. Si tratta pertanto di un esemplare adulto e pienamente sviluppato.
Secondo gli esperti interpellati da il Dolomiti i rilievi effettuati sulla dentatura posso aiutare a capire se l’esemplare in questione sia un adulto piuttosto che un giovane, ma non è detto che possano identificare con assoluta precisione un singolo soggetto. Allo stesso tempo va sottolineato che sul corpo di Andrea Papi, in particolare nelle ferite, è stato isolato il dna dell’orsa Jj4 ma non quello di altri maschi adulti. Gli esami inoltre sono stati condotti da esperti qualificati e indipendenti che fanno riferimento anche alla Fondazione Edmund Mach.
Nonostante queste evidenze le associazioni rimangono ferme sulle loro posizioni. “Fra i segni dei canini lasciati sul corpo di Papi e la distanza tra i canini dell’orsa Jj4 c’è una differenza non indifferente – sottolinea l’avvocata Aurora Loprete – è vero che il morso è di un orso ma non è quello di Jj4”. Come già anticipato secondo la Leal a uccidere il 26enne di Caldes sarebbe stato un maschio adulto. “Per quanto concerne le tracce di dna gli orsi trenini sono tutti imparentati fra loro, inoltre è comunque possibile che l’orsa sia passata di lì in un secondo momento. La vita umana deve essere tutelata – conclude Loprete – ma la colpevole dell’aggressione non è Jj4”.
Eppure su una cosa però il parere degli esperti e quello delle associazioni coincide, e cioè che l’attacco subito da Papi non sia riconducibile a un’attività predatoria e che dunque lo scontro possa essere legato a un incontro casuale sfociato purtroppo in una tragedia. Va detto infine che una maggiore trasparenza da parte della Provincia permetterebbe di fare chiarezza in queste situazioni delicate. Il danno però, ormai è fatto e questa ricostruzione sta alimentando una serie di voci incontrollate avvelenando un dibattito già molto complesso.












