Orsi, Fugatti vuol modificare la legge di Rossi per "scavalcare" Ispra? L'esperto: "Facile ipotizzare una nuova impugnativa dello Stato"
Negli scorsi giorni Tirolo, Trento e Bolzano si sono incontrati per parlare di grandi carnivori. Il Trentino ha presentato le modifiche alla legge per intervenire più velocemente sugli orsi ritenuti problematici. Il professore ordinario di diritto amministrativo Fulvio Cortese: "Attualmente nelle linee guida e nel piano Pacobace non c'è la prevalenza netta di un'azione rispetto a un'altra: si valuta sostanzialmente caso per caso"

TRENTO. "Se la legge del 2018 viene modificata e subentrano quindi elementi di novità è facile ipotizzare che la norma possa subire una nuova impugnativa da parte dello Stato". A dirlo Fulvio Cortese, professore ordinario di diritto amministrativo della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Trento. Intanto il tema nei grandi carnivori con la gestione di specie a mobilità alta, come orso, lupo e lince, è stato protagonista nell'ambito di Euregio. Un doppio appuntamento tra Rovereto e Lessinia che segue il vertice del 2021 a Innsbruck. Proprio le modifiche a questa norma sono state affrontate con Tirolo e Alto Adige.
"L'obiettivo degli incontri va nella direzione di proseguire la cooperazione fra Trentino, Alto Adige e Tirolo sulla gestione di orso e lupo, un tema cruciale per le attività agricole e forestali nei territori di montagna e per la sicurezza di chi lavora e si muove nell'ambiente alpino. Ho avuto modo, tra l'altro, di presentare ai colleghi di Bolzano e Innsbruck le nostre proposte di revisione della legge provinciale 9 del 2018 - il commento dell'assessora Giulia Zanotelli - la possibilità di agire con maggiore autonomia e anche in modo univoco rispetto alle norme attuali è un'esigenza sicuramente sentita da tutti e tre i territori".
Negli scorsi giorni la Giunta Fugatti ha, infatti, annunciato una proposta di modifica alla legge provinciale del 2018 sui grandi carnivori, quella voluta dall'allora presidente Ugo Rossi e dall'assessore Michele Dallapiccola (Qui articolo). La Provincia di Trento avrebbe previsto una serie di emendamenti per poter intervenire in modo più tempestivo sugli orsi ritenuti problematici (Qui articolo).
Oggi per i plantigradi pericolosi c'è l'articolo 52 dello Statuto mentre per quelli problematici c'è la legge del 2018 ("Impugnata al tempo dallo Stato ma salvata dalla Corte costituzionale"), quest'ultima prevede che si possono eseguire catture e abbattimenti di esemplari "problematici". Prima serve, però, un parere dell'Ispra, che formalmente non è vincolante e in poche parole si potrebbe agire anche superando le valutazioni dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.
La modifica ipotizzata cerca sostanzialmente di svincolarsi da Ispra. Ma se il coinvolgimento di Ispra dovesse saltare è altissimo il rischio di bocciatura. "Il parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale oggi sulla base della legge del 2018 non è vincolante - evidenzia Cortese - ma sicuramente ha un valore persuasivo e indicativo, quindi viene debitamente tenuto in considerazione. E' chiaro che la materia è complessa perché si cerca un equilibrio tra le valutazioni tecniche e scientifiche da una parte e quelle prettamente politiche dall'altra. In generale spetta alla politica valutare gli impatti di una specie animale sull'economia, sulla salute e sulla sicurezza della popolazione".
Gli organismi tecnici giocano un ruolo importante ma "la politica ha la responsabilità delle decisioni finali - prosegue Cortese - e se la scelta si discosta dal parere di Ispra l'assunzione di responsabilità è ancora più forte". Un'altra modifica alla legge del 2018 sarebbe quella che nella scelta tra abbattimento e cattura privilegia sempre per l'eliminazione di un esemplare. "Attualmente nelle linee guida e nel piano Pacobace non c'è la prevalenza netta di un'azione rispetto a un'altra", spiega il professore di diritto amministrativo dell'Ateneo trentino. "Si valuta sostanzialmente caso per caso, pesano sia gli aspetti tecnici e sia quelli che solo la politica, in modo discrezionale, può prendere in considerazione nella disciplina del governo di un territorio".
Le linee guida delle direttive e il piano Pacobace definiscono, infatti, già l'iter procedurale e gli interventi possibili nella gestione di un esemplare confidente. Dal ricorso alle azioni di dissuasioni alle campagne di formazione e informazione, si può arrivare alla possibilità di abbattere un animale, se ritenuto pericoloso. "E' difficile intravvedere un senso in una norma così netta e che dispone una decisione così risolutiva a monte. Certo, appare necessario uscire dalla facili contrapposizioni, non ci sono soluzioni più rispettose di un'altra rispetto all'ambiente ma appare prematura la scelta di uccidere un esemplare senza prendere in considerazione una cattura. A ogni modo per avere un'idea più precisa bisognerebbe analizzare il testo della nuova proposta di legge e capire i margini di interpretazione".
Il professore ordinario di diritto amministrativo dell'Università di Trento è stato inoltre tra i relatori di un convegno organizzato dall'Ateneo Ca' Foscari di Venezia. Un panel, "I grandi predatori nel prisma della sostenibilità tra regole della natura e regole del diritto" organizzato dal giurista e docente accademico Marco Olivi, molto trasversale con Marco Apollonio, Andrea Mustoni, Luigi Spagnolli, Luca Santini, Fulvio Rocco e Piero Genovesi.
"La sensazione è che il problema della gestione della fauna selvatica, non solo di orsi e lupi, sarà un tema sempre più dibattuto in futuro", dice Cortese. "Oggi c'è una ricerca di equilibrio tra i parametri tecnici, scientifici e politici nella varie prerogative che ha ogni attore chiamato in causa nelle valutazioni da svolgersi, fermo restando che le leggi tutelano la specie e non il singolo esemplare. E' però sempre più importante uscire sia dai meccanismi di antropizzazione della fauna ma anche dalle eccessive contrapposizioni ideologiche. Salvare a tutti i costi un animale può essere sbagliato, così come voler eliminare un centinaio di esemplari".
La modifica della legge del 2018 arriva in questi mesi di ricorsi delle organizzazioni animaliste al Tar di Trento e al Consiglio di Stato per il caso di Jj4, l'orsa che ha aggredito e ucciso Andrea Papi. A questo proposito l'Ispra nei giorni successivi alla tragedia in val di Sole aveva dato un parere favorevole all’uccisione, ma non aveva escluso anche l’opzione alternativa di mantenerla in cattività, pur lasciando la scelta alla Provincia. Il Tar non è pro o contro l'orsa, "semplicemente agisce tecnicamente e ha richiesto di poter esaminare tutta l'istruttoria prima della sentenza", conclude Cortese.
In queste ore il raccordo tra Regioni e Stati confinanti è stato un tema centrale nella gestione dei grandi carnivori. "Per questo nel tempo si sono rafforzati e consolidati - spiega la Provincia di Trento - gli incontri sovraprovinciali e internazionali, che hanno visto anche la partecipazione dell'Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. Dopo un primo appuntamento a Innsbruck nel 2021, i referenti politici e tecnici dei tre territori tra lunedì 3 e martedì 4 luglio si sono incontrati a Rovereto e in Lessinia per due giorni di lavoro e reciproco confronto".
Presente anche la segretaria generale di Euregio: "L'incontro - dice Elisa Bertò - sottolinea ancora una volta l'importanza di una istituzione come Euregio, nella sua capacità di affrontare i grandi temi con tutti i partner coinvolti, di tutti i territori che condividono la problematica. La forza transfrontaliera del Gect deve poter essere d'aiuto nel risolvere le sfide comuni".
Per la Provincia di Trento hanno partecipato anche alcuni referenti tecnici del Servizio faunistico Pat, tra i quali la responsabile dell'ufficio giuridico e amministrativo Laura Murru e il coordinatore del settore grandi carnivori Claudio Groff, oltre al dirigente Giovanni Giovannini che ha presenziato un incontro serale.
Dall'Alto Adige hanno partecipato l'assessore provinciale all'agricoltura, foreste, turismo e protezione civile Arnold Schuler, il dirigente Ripartizione foreste Unterthiner Guenter e i referenti tecnici dell'Ufficio Economia montana e dell'Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano. Per il Tirolo invece il vice presidente del Land Josef Geisler, l'incaricato per Euregio Fritz Tiefenthaler e diversi rappresentanti dei dipartimenti tirolesi competenti in materia di diritto agrario, venatorio e veterinario. Presente anche il biologo della fauna selvatica dell'associazione venatoria tirolese Martin Just.
"La situazione per quanto riguarda i grandi predatori si è ampiamente modificata: era ben diversa rispetto all’attuale. Oltre all’orso, anche il lupo si è diffuso e ha raggiunto una densità molto elevata. C’è poi la questione dell’accettazione da parte degli allevatori e della percezione da parte della popolazione che è cambiata. A livello nazionale ci si sta muovendo poco, mentre ci sono provvedimenti dei territori Euregio che sono stati criticati. Oltre alla direttiva Habitat non è stata raggiunta una soluzione accettabile per Ispra. Andrebbe infatti maggiormente considerato il lavoro degli alpeggi e prevista la rimozione di orsi e lupi. Ringrazio perciò per la possibilità di questo incontro, perché ci sono molti punti da portare avanti in maniera congiunta per riuscire a raggiungere una soluzione comune”, le parole dell'assessore altoatesino Schuler mentre Josef Geisler, vice governatore del Tirolo, ha ringraziato i partecipanti per l'opportunità di scambiare esperienze e ha sottolineato ancora una volta la necessità di rivedere la direttiva Habitat: "Lo status di protezione è diventato obsoleto. I grandi carnivori stanno mettendo in pericolo l'agricoltura di montagna. Abbiamo bisogno di basi legali per mantenere la popolazione entro un quadro ragionevolmente tollerabile. Al momento, anche le rimozioni individuali sono difficili. Ma poiché a Bruxelles si fa poco è ancora più importante lavorare insieme tra i Paesi dell'Euregio e dell'Arge Alp".
Durante i lavori di lunedì a Rovereto, Groff ha illustrato lo status e la gestione di orso, lupo, lince e sciacallo dorato in Trentino, la gestione dei danni e della prevenzione, con le risorse finanziarie e umane a disposizione, i monitoraggi e i protocolli da attuare in caso di emergenza, con le squadre di reperibilità e intervento, il nucleo cinofilo e il supporto veterinario di Apss. Una parte è stata dedicata anche agli strumenti normativi e amministrativi e all'informazione attraverso il sito web, gli incontri pubblici, i materiali di comunicazione (opuscoli, video, cartelli) e i comunicati stampa. Analoghe presentazioni sono state illustrate dai referenti di Alto Adige e Tirolo. Nella giornata di martedì sono state effettuate delle visite presso alcune malghe della Lessinia trentina che hanno installato recinzioni anti-lupo con fondi europei e impiegano cani da guardiania finanziati dalla Pat, oltre a momenti di confronto con gli allevatori e di approfondimento storico-paesaggistico e ambientale.














