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Trento
13 settembre | 06:00

Il Trentino vuole modificare il Pacobace, apertura di Ispra: "Si può fare, abbiamo più esperienza''. Sostituire la cattura con l'abbattimento? ''Resta scelta politica''

Il Trentino ha approvato una mozione per chiedere la revisione del piano Pacobace. Per Ispra è possibile valutare eventuali cambiamenti: "Pensare a un tagliando è accettabile perché oggi abbiamo più esperienza e più conoscenze nella gestione dei grandi carnivori. Alcune procedure possono essere sicuramente riconsiderate in modo più snello e con iter più veloci"

TRENTO. Il Trentino pensa di modificare il piano Pacobace? C'è un'apertura di Ispra. Ci può essere una revisione delle regole d'ingaggio in materia gestione orsi e aggiornare le procedure agli scenari attuali.

 

Una discussione che riemerge un po' ciclicamente. Un'ipotesi di modifica del piano è sul tavolo ormai da qualche anno. La novità è stato il passo in avanti con l'approvazione della mozione firmata da Eleonora Angeli (Lista Fugatti). Luce verde, con il placet dell'assessore Roberto Failoni, quasi all'unanimità e la sola voce solitaria di Lucia Coppola (Alleanza Verdi Sinistra) a favore del mantenimento delle procedure attuali (Qui articolo).

 

"Si possono considerare alcune modifiche", dice Piero Genovesi, responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "Pensare a un tagliando del piano Pacobace è accettabile perché oggi abbiamo più esperienza e più conoscenze nella gestione dei grandi carnivori. Alcune procedure possono essere sicuramente riconsiderate in modo più snello e con iter più veloci".

 

Ci vogliono dei tempi tecnici e capire la formula migliore perché il piano Pacobace può essere modificato ma deve rimanere unico e unitario. Non si può correre il rischio di modelli attuativi diversi e interpretazioni differenti da territorio a territorio. Non a caso anche il documento approvato in Aula parte dalla ricerca di un’intesa con le Regioni e le Province dell’arco alpino per presentare al Ministero dell’ambiente la necessità di cambiare i criteri e le procedure d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni critiche. 

 

"Sicuramente serve una condivisione tra gli enti locali, almeno dell'arco alpino", aggiunge Genovesi. "Questo prima di trattare la questione a livello centrale con il via libera di ministero e di Ispra".

 

Inizialmente il piano era stato adottato da Trentino, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia senza passare dalla Conferenza tra Stato-Regione e Province autonome.

 

"All'epoca c'è stata l'elaborazione delle regole e l'adozione formale tramite delibera", prosegue il responsabile fauna selvatica di Ispra. "Si deve valutare se ripetere questo iter oppure se affrontare la discussione in Conferenza. Sicuramente è fondamentale che ci sia una discussione complessiva. E' necessaria una condivisione trasversale. Le azioni previste nel piano possono essere sicuramente rivalutate ma un presupposto è un'analisi critica dei casi fino a oggi".

 

Una base di partenza è lo studio di Ispra, con il Muse, redatto dopo la tragedia di Caldes e la morte di Andrea Papi. E' il rapporto "La popolazione di orsi del Trentino: analisi demografica a supporto della valutazione delle possibili opzioni gestionali" che ipotizza la rimozione di un massimo di 8 orsi all'anno, di cui massimo 2 o 3 femmine riproduttive (ma nel caso si proceda su un terzo esemplare il rischio estinzione diventa alto). Un intervento che dovrebbe potare a una stabilizzazione, anche nel lungo periodo, sul fronte della pressione dei grandi carnivori e dare risposte anche in termini di sicurezza pubblica (Qui articolo).

 

Quest'anno è trascorso in modo piuttosto tranquillo sul fronte orsi e rispetto al recente passato con l'assessore Roberto Failoni sembra esserci stato un cambio di passo, anche in termini di informazione e comunicazione. "E' sempre complesso arrivare a una conclusione - commenta Genovesi - ma certamente si è lavorato a più livelli, compresa la progressiva sostituzione dei bidoni e una riduzione del rischio di rendere gli orsi confidenti. Non si possono però escludere che possano emergere esemplari definiti problematici e quindi la revisione del piano Pacobace può avere senso".

 

Cosa chiede il Trentino? Una rivalutazione delle misure energiche e di quelle leggere nei confronti degli orsi considerati problematici. La possibilità di spostare la cattura con rilascio con l'obiettivo di spostamento e/o radiomarcaggio tra le azioni leggere e non più tra le energiche come ora.

 

"Una procedura semplificata si può considerare", spiega il responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "C'è una forte esperienza in questa attività e gli iter sono consolidati. Si può essere più veloci in interventi in questi casi". 

 

Poi c'è la modifica della tabella 3.1 allegata al piano Pacobace che prende in considerazione gli atteggiamenti dell’orso, cioè quando attacca con contatto fisico, quando segue intenzionalmente le persone, quando cerca di penetrare nelle abitazioni. Più delicata la rimozione della possibilità di captivazione per lasciare - tra le azioni energiche - il solo abbattimento.


E' stato tra gli aspetti evidenziati anche nelle sentenze della giustizia nel cassare alcuni decreti di piazza Dante. In Trentino c'è il Casteller e la colpa non può essere certamente attribuita agli orsi se l'area è piccola o insufficiente. Struttura che c'è e che rappresenta un'alternativa all'abbattimento, azione non reversibile.

 

Non è un mistero che la Provincia leghista prediliga l'abbattimento alla captivazione permanente e che vorrebbe riportare alle origini il Casteller, cioè una struttura realizzata con la funzione di ricovero temporaneo di orsi feriti o bisognosi di cure per poi essere rimessi in libertà e non, quindi, per essere reclusi a vita. Quello di portare lì gli orsi definiti problematici è diventato nel tempo un uso "distorto" dell'area rispetto alle intenzioni iniziali (Qui articolo).

 

C'è poi la valutazione che moltissimi zoologi ritengono che la captivazione sia per i plantigradi più dannosa e gli spazi ristretti fonte di grande sofferenza per un animale nato in natura. 

 

"Questo è sicuramente il punto più delicato: Ispra si è sempre espressa attraverso una mera valutazione tecnica e ha dato parere - obbligatorio ma non vincolante - positivo alle eventuali rimozioni se l'azione è giustificata e non compromette la conservazione della specie. Le decisioni sulla captivazione oppure sull'abbattimento sono in capo alla politica. Si entra poi anche nella sfera dell'etica e dell'accettazione anche sociale", conclude Genovesi.

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