Terra di lotta indigena e resistenza, Sara, Alice e Odi sono in Guatemala: "Tante storie di attivismo tra le ferite lasciate da oltre 30 anni di guerra civile"
Le tre giovani attiviste stanno attraversando il Centro America con il progetto "Diritto a REsistere". Dopo Messico e Belize, ora sono in Guatemala per documentare come la popolazione si batte per i diritti di una terra minacciata da corruzione, narcotraffico, accaparramento della terra, deforestazione e cambiamento climatico

GUATEMALA. “Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori”. Scriveva così Luis Sepulveda.
Il Guatemala è terra di resistenza. Lo stanno sperimentando Sara Segantin, Alice Franchi e Magdalene Pellegrin, le tre attiviste del progetto “Diritto a REsistere”, che in queste settimane stanno attraversando gli otto stati del Centro America per raccontare storie di esistenza e resistenza delle comunità locali. Noi de Il Dolomiti le seguiamo a distanza.
Dopo Messico e Belize, Sara, Alice e Odi sono ora in Guatemala, terra di siti Maya, foresta pluviale e vulcani. E le tre giovani attiviste sono proprio ai piedi di un vulcano, il Volcan de Fuego, nella comunità La Trinidad, nel dipartimento di Escuintla.
“E' una comunità di discendenza indigena, sono ex rifugiati, persone fuggite durante la guerra civile in Guatemala (1960-1996) ed emigrate nel vicino Messico per sfuggire alla repressione che ha colpito sospetti oppositori del governo, ma anche sindacalisti, giovani e attivisti indigeni – ci raccontano le tre ragazze. - Dopo 20 anni vissuti in Messico, a questo popolo è stato proposto di rientrare in Guatemala. Gli è stata assegnata una terra alle pendici del vulcano (il più attivo dell'America centrale). Nel 2018 c'è stata una grandissima eruzione che ha spazzato via molte comunità (oltre cento i morti e quasi 200 i dispersi), distruggendo campi, coltivazioni e case. E recentemente nel maggio 2023 c'è stata un'altra eruzione. E' una terra ad alto rischio, per questo le comunità di contadini chiedono una nuova terra sicura dove vivere. Il governo ha proposto loro di andare a vivere nelle periferie di Escuintla, in baracche con tetti di lamiera, senza terra. Per loro sarebbe la fine, perché in città non avrebbero possibilità di lavoro. Andrebbero ad infoltire le fila di poveri che già riempiono le città. Loro chiedono terra, fonte di vita, strumento di emancipazione” raccontano Sara, Alice e Odi.

Il Guatemala è terra di lotta indigena. La sanguinosa guerra civile durata 36 anni, combattuta tra forze statali e gruppi di combattenti di sinistra, ha causato circa 200 mila morti, oltre a 50mila sparizioni e centinaia di migliaia di sfollati. A pagare il prezzo più alto sono stati contadini e popolazioni indigene, vittime di violenze, abusi e violazioni dei diritti umani. Le forze governative del Guatemala sono state condannate per aver commesso genocidio nei confronti della popolazione Maya.
“Sono ex guerriglieri i fondatori e le fondatrici della cooperativa Nuevo Horizonte, che si trova nel nord del Paese, nel dipartimento di Peten – raccontano le tre attiviste. - Nata nel 1998, all'indomani della firma degli accordi di pace in Guatemala, la cooperativa è stata fondata da 126 donne e uomini smobilitati dal conflitto armato che combattevano nelle forze armate ribelli. Si tratta di un spazio di resistenza comunitaria, caratterizzato da lavoro collettivo, storia rivoluzionaria e convivenza solidale. Sono tante le attività che la cooperativa porta avanti, come la piscicoltura e l’allevamento sostenibili, l’educazione alla salute, la scuola e il vivaio, ma c'è anche un importante progetto di riforestazione, che ha lo scopo di combattere il cambiamento climatico e al contempo fornire sostegno e occupazione alla comunità locale. Piantano alberi e li regalano anche alle comunità vicine, per promuovere la conservazione della foresta minacciata dal disboscamento”.

Così come si sta facendo a Tuq’tuquilal, il centro rigenerativo che si trova nel cuore del Guatemala, nell'Alta Verapaz. "Tuq’tuquilal è un progetto di sviluppo comunitario; guidato da quattro donne (tre sorelle Silvia, Wilma e Secondina, e la giovanissima Narda), si concentra su vari progetti, tra cui l’agricoltura organica (principalmente di cacao e curcuma), la produzione artigianale, la riforestazione, l’ecoturismo e l’educazione. Il 90% della popolazione del luogo è Q'ueqchí e, al lavoro di Tuq’tuquilal, partecipano persone da tutte le 60 famiglie della comunità” aggiungono.

Il Guatemala è terra di foresta ed è terra di coltivatori di mais. “Ma è una terra minacciata dalle piantagioni di palma da olio, dalle miniere illegali, dal cambiamento climatico - commentano le tre giovani attiviste. - Le cooperative che abbiamo visitato sono luoghi della resistenza, luoghi dove le persone si battono pacificamente per difendere la propria terra, i propri diritti, la propria dignità”.
Il Guatemala oggi sta vivendo una fase politica di transizione caratterizzata da forti tensioni. Le elezioni di agosto hanno visto prevalere il candidato progressista Bernardo Arévalo con il 58% dei voti, contro la conservatrice Sandra Torres. “Ma il governo attuale non accetta l'esito del voto e fa di tutto per delegittimare Arevalo, per impedire che si insedi a gennaio. Il Paese è attraversato da forti tensioni sociali, con proteste di piazza e scioperi da parte anche delle comunità indigene – raccontano a Il Dolomiti Sara, Alice e Odi. - Nel nostro viaggio abbiamo incontrato la deputata Andrea Reyes, che si sta battendo per fare in modo che il suo governo eletto possa insediarsi e mettere in atto la sua politica democratica contro la corruzione, il narcotraffico e l'interesse economico sfrenato”.
Il Guatemala è terra di attivismo e di resistenza. “Abbiamo incontrato Rosa, che lavora nella cooperativa Nuevo Horizonte, dove gestisce i pesci da sola e vive in mezzo alla laguna; di notte dorme lì per spaventare i coccodrilli e fare in modo che non vadano a mangiare i pesci – ci raccontano le tre giovani. - C'è Wilma che a Tuq’tuquilal ha trovato la sua indipendenza. C'è Albalu, un'infermiera che legge le carte e parla dei cicli della luna: vive nella capitale, Città del Guatemala, in una piccola casa colorata angolo di paradiso tra grattacieli e centri commerciali. C'è Simeon, che vive a La Trinidad, ai piedi del Volcan de Fuego, che si rifiuta di lasciare una terra in cambio di una baracca che gli toglie dignità e tradizioni. C'è Virgilio, cofondatore di Zero Co2, che dona alberi alle persone e alle comunità per poter continuare a fare resistenza”.
Stelle che illuminano il buio in una terra infuocata.












