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Come comportarsi con gli orsi, la confusione creata ''in caso di aggressione''. Wwf, Lipu e Mw: ''Non bisogna reagire. Si introduca, invece, presto il bear spray''

Le associazioni intervengono dopo che a distanza di un giorno il Parco Adamello Brenta e la Provincia hanno pubblicato delle linee guida di comportamento con però un punto in contrasto: per il Pnab in caso di aggressione con contatto fisico bisogna ''reagire nel modo più violento possibile colpendo occhi e tartufo dell'orso'', per la Pat ''sdraiati al suolo con la faccia a terra coprendoti con la nuca''. Ecco la posizione di Wwf, Lipu e Mountain Wilderness

Di Luca Pianesi - 22 maggio 2024 - 13:10

TRENTO. Due testi a confronto, regole simili, tutte assolutamente da seguire, imparare e trasmettere. Ma un punto controverso: se l'orso mi aggredisce cosa devo fare? Per il Parco Adamello Brenta ''reagisco nel modo più violento possibile, urlando e cercando di colpire l’orso sul muso, con preferenza agli occhi e al tartufo (parte terminale del naso)'', per la Provincia ''sdraiati al suolo con la faccia a terra coprendoti la nuca con le mani. Non reagire''. Negli scorsi giorni, il 16 maggio, il Pnab ha diffuso un vademecum molto utile da conoscere (qui articolo completo con il documento) ed esattamente il giorno dopo, il 17 maggio, è arrivata la Provincia di Trento, sul sito Grandi Carnivori a pubblicare un suo vademecum dal titolo ''Regole di coesistenza con l'orso''.

 

Sulla diatriba del cosa fare nel caso l'orso attacchi con contatto fisico intervengono Wwf Trentino, Lipu Trento e Mountain Wilderness Italia. ''Accogliamo con favore la pubblicazione dell’opuscolo informativo “Uomo e Orsi: Gestire gli Incontri” prodotto dal Parco Naturale Adamello Brenta, ultimo di una serie di iniziative divulgative estremamente meritevoli del Parco che vanno nella direzione nettamente auspicata da qualsiasi seria associazione di tutela ambientale, quella di una diffusione capillare di una corretta informazione per facilitare una convivenza che certamente deve passare attraverso una diversa consapevolezza di come sia opportuno muoverci nelle aree frequentate dal plantigrado''.

 

Tuttavia, le associazioni vorrebbero proporre alcune puntualizzazioni per allineare le indicazioni con la letteratura scientifica più aggiornata e con le linee guida internazionali e locali, per garantire la massima sicurezza dei frequentatori della montagna. ''È prima di tutto importante ricordare che gli attacchi dell’orso bruno verso gli esseri umani sono quasi sempre di natura difensiva - spiegano Wwf, Lipu e Mountain Wilderness - come di recente confermato da un importante lavoro scientifico. In questa fattispecie, che può accadere ad esempio con orse che difendono i piccoli o orsi sorpresi a distanza ravvicinata è noto che le probabilità di riportare ferite gravi aumentano se si tenta di combattere l'orso''.

 

Le associazioni, allora, non possono stare che con la Provincia e con il suo consiglio, quello di ''non reagire''. ''Reagire passivamente restando a terra in posizione prona, immobili e in silenzio, riduce sensibilmente questi rischi. Da notare la risposta consigliata in caso di attacco da parte di un grizzly, sottospecie dell’orso bruno, dal National Park Service americano: 'Se un orso vi carica e vi attacca, fate ‘il morto’. Non reagite! Coprite la testa e il collo con le mani e le braccia. Stendetevi a pancia in giù e divaricate le gambe. Tenete lo zaino, vi proteggerà durante l'attacco. Rimanete immobili e non fate rumore: state cercando di convincere l'orso che non siete una minaccia per lui o per i suoi cuccioli. Non alzatevi subito perché l'orso potrebbe essere ancora in zona. Aspettate alcuni minuti finché non siete sicuri che l'orso se ne sia andato'".

 

Se non si può fare a meno di accennare alla reazione che le persone debbono tenere in caso di attacco prolungato, in considerazione dell’ecologia dell’orso bruno rispetto al quale una reazione violenta rischia di essere estremamente pericolosa per la persona oggetto dell’attacco, una terminologia ancora più sintetica e chiara, come ad esempio “Reagite solo se l’attacco persiste”, crediamo sarebbe preferibile. ''Un'ulteriore misura di sicurezza da considerare - proseguono le associazioni - oltre alle norme di comportamento è l'uso del bear spray. Quest’ultimo è stato dimostrato essere un efficace deterrente negli incontri con gli orsi, offrendo una soluzione non letale per prevenire attacchi. Diversi studi hanno evidenziato che il bear spray può ridurre significativamente il rischio di lesioni sia per l'essere umano che per l'orso, aumentando le probabilità di risolvere l'incontro senza danni gravi''.

 

Il bear spray agisce creando una nube irritante che colpisce temporaneamente le vie respiratorie e la vista dell'orso, dissuadendolo dall'avvicinarsi ulteriormente. ''È facile da usare - completano Wwf, Lipu e Mountain Wilderness - e può essere applicato rapidamente in situazioni di emergenza, offrendo una protezione immediata. Siamo coscienti che, ad oggi, il bear spray è considerato a tutti gli effetti un’arma il cui possesso è illegale in Italia: riteniamo tuttavia che questo rappresenti un problema. La Provincia Autonoma di Trento sta, dal nostro punto di vista meritevolmente, cercando da anni di risolvere questa situazione, riconoscendo l'importanza di strumenti di autodifesa non letali per garantire la sicurezza delle persone e favorire una coesistenza armoniosa con la fauna selvatica: l'uso del bear spray è sostenuto da molte organizzazioni di conservazione e parchi naturali, che lo raccomandano come parte fondamentale dell'equipaggiamento per chi frequenta aree abitate dagli orsi. Per quanto come detto in apertura ogni fonte interpretativa costituisca un arricchimento, riteniamo in casi così sensibili, come quelli dei comportamenti da tenere nei territori popolati da orsi, che qualunque linea guida debba rispondere ad una coerenza ed una visione almeno territoriale. Nel nostro caso, ci sembra essenziale che qualsiasi produzione riguardante la sicurezza delle persone venga preventivamente validata a livello provinciale: considerando che esistono già ottime pubblicazioni che hanno beneficiato di tale validazione, sarebbe opportuno uniformare qualsiasi nuova indicazione a questi standard, per garantire la massima consapevolezza e sicurezza dei frequentatori delle aree naturali''.

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