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Il "No" di 17 associazioni all'inceneritore: "Dai costi alla salute: sfatiamo 5 miti. La Regione avrebbe la più alta capacità di incenerimento d'Italia"

Salute e costi, inquinamento, differenziata e l'energia per il riscaldamento domestico, il confronto con Bolzano e la richiesta di attivare un tavolo istituzionale di confronto. Sono 17 le associazioni contro l'inceneritore in Trentino: "Dal 2016 non si è più governata la politica dei rifiuti, alcune situazioni sarebbero da Corte dei Conti"

Di Luca Andreazza - 21 maggio 2024 - 21:17

TRENTO. L'inceneritore? Comporta danni alla salute. Poi ci sono i costi, inquina e c'è il rischio di non rispettare i limiti imposti dall'Unione europea del 10% massimo conferito alla discarica. E nessuna riduzione delle emissioni causate dal riscaldamento domestico. A sostenerlo sono 17 associazioni trentine. La richiesta è di istituire un tavolo e aprire il confronto. 

 

"Il Trentino Alto Adige con un secondo inceneritore diventerebbe la Regione con la più alta capacità di incenerimento d’Italia", commenta Pietro Zanotti, presidente di Ledro Inselberg Aps in rappresentanza di Wwf, Colt, Rotte inverse, Legambiente, Italia Nostra, Comitato salvaguardia olivaia, Comitato sviluppo sostenibile, Gruppo di acquisto solidale Rovereto, LacAssociazione Riccardo Pinter "Amici del museo", Slow food Trentino, Gruppo culturale Nago Torbole, Sosteniamo Pergine, Mountain wilderness e Eppaa. "Inoltre come densità, intesa come risultato tra numero di abitanti diviso per il numero di inceneritori, la regione passerebbe da 1 su 1.082.00 a 1 su 541.000 mentre il dato della Emilia-Romagna (la più densa d’ impianti ) è di 1 su 640.000 abitanti. Da quando si è iniziato a parlare dell’inceneritore sono stati utilizzati dei falsi miti", "I sostenitori sostengono che bruciare rifiuti non crea danni alla salute. Negli ultimi anni sono invece state pubblicate alcune ricerche che sulle ricadute degli inquinanti". 

 

Le 17 associazioni si riferiscono allo studio epidemiologico di coorte residenziale su mortalità e ricoveri ospedalieri nell’area intorno all’inceneritore di San Zeno (Arezzo) ("Epidemiological population-based cohort study on mortality and hospitalization in the area near the waste incinerator plant of San Zeno, Arezzo (Tuscany Region, Central Italy)" a cura di Fabrizio Minichilli, Michele Santoro, Nunzia Linzalone, Maria Teresa Maurello, Domenico Sallese e Fabrizio Bianchi.

 

"I risultati - prosegue Zanotti - riguardano un inceneritore di ultima generazione e mostrano che c'è un'incidenza tumorale, in particolare a pancreas e fegato, significativa e più elevata. C'è un eccesso di mortalità del 13% mentre è del 43% per quanto riguarda le malattie ischemiche. Inoltre è interessante riprendere le valutazioni in merito a un altro fattore di rischio legato alle polveri ultrafini. In particolare, la preoccupazione riguarda l’attitudine dei sistemi di combustione a elevate temperature a ridurre il particolato grossolano in frazioni di taglia più ridotta, incrementando la componente fine e ultrafine, che non viene in seguito validamente rimossa poiché i processi di abbattimento del particolato totale non necessariamente producono una riduzione delle componenti più fini".

 

Per le associazioni "il mito che l’inceneritore non inquina è da abbandonare". Si passa poi ai costi e l'ipotesi che si potrebbero pagare 20 milioni all'anno per smaltire i rifiuti. "Due dati: la tariffa rifiuti in Trentino è la più bassa a livello nazionale dopo quella della sola Puglia. Inoltre la tariffa è praticamente ferma da 10 anni. E’ significativo invece il fatto che a Bolzano, seppur in presenza di un inceneritore, la tariffa sia più alta".

 

Le associazioni riprende quindi lo scenario prodotto da Appa per il V aggiornamento del piano rifiuti. "Nella tabella sintetica - prosegue Zanotti - sono esposte le componenti economiche che concorrono alla determinazione del costo per tonnellata di rifiuto gestito, come si legge attualmente del valore di 225 euro per tonnellata/anno. A fronte di un costo complessivo di 20 milioni il costo a tonnellata lieviterebbe di 22,63 euro tonnellata/anno passando a 247,63 euro: questo comporterebbe un onere per il contribuente di pochi euro l’anno. Agitare costi maggiori non è reale. Le analisi esposte da Appa sono farlocche perché non sono stati considerati i costi di conferimento all’inceneritore, trasporto e tariffa, i costi di gestione all’estero delle ceneri pesanti (alcune migliaia di tonnellate), il pretrattamento e così via".

 

Il secondo dato riguarda "quello degli 11 milioni a bilancio dell'inceneritore di Bolzano alla voce ricavi da incenerimento. Si noti che senza questa componente il bilancio di Eco Center per la parte inceneritore sarebbe decisamente in passivo dato che la sola vendita di energia elettrica e termica non coprirebbe (a parte gli extra profitti del 2021/22) i costi di gestione. Entrate di circa 4,5 milioni (2019) a fronte di costi per circa 8 milioni (2019)".

 

I tecnici "dichiarano che il carico sugli abitanti nelle zone interessate dall’inceneritore equivalga a quanto emesso in 5 giorni dai veicoli che transitano sulla A22. Si parte dai dati esposti da Eco Center per flussi di massa e per medie giornaliere per inquinanti. Per la CO2, dato non riportato, ci si è riferiti a quanto dichiarato per l’inceneritore di Brescia. Possiamo inoltre utilizzare il valore fornito dalla concessionaria Autostrada del Brennero di circa 43.000 veicoli/giorno su un'auto Euro6. Il biossido d'azoto, tra i più pericolosi per salute, equivale a 341 giorni, un anno di A22, e si sale a 882 giorni per l'anidride carbonica, poi 9 giorni per le Pm10".

 

Questo "è un mito particolarmente fastidioso - continua il presidente di Ledro Inselberg Aps a nome del coordinamento delle associazioni - perché viene utilizzato quale dato oggettivo quando invece rappresenta un dato oggettivo ma assolutamente parziale e pericoloso per il decisore che deve fare una scelta oculata".

 

Un'altra esigenza è di chiudere il ciclo dei rifiuti, anche piuttosto urgente perché le discariche si avviano alla saturazione. "L'attuale 'emergenza' è stata determinata da alcuni precisi fattori, tutti legati a una cattiva gestione delle politiche dei rifiuti. La prima, forse la più grave, riguarda aver conferito nella discarica di Ischia Podetti, ben 330.000 tonnellate di rifiuti speciali anziché preservare spazio per i soli rifiuti urbani. Questa dinamica ha saturato con ben 7 anni di anticipo la discarica".

 

L'attenzione va sugli indicatori della differenziata e della produzione totale di rifiuti urbani. "Uno sgoverno della gestione che dal 2016 in poi ha portato all'aumento della produzione di rifiuti urbani e peggiorare la qualità della differenziata", dice Zanotti. "Una prova è che in un solo anno, 2021/22, con l'applicazione in modo esteso del porta a porta la differenziata è salita di ben tre punti in più di differenziata (80,4%). E alcune situazioni sono forse da Corte dei Conti".

 

Anche in questo caso si guarda a Bolzano. "Se si prendono in considerazione i dati di Eco Center, possiamo ricavare che dall’inceneritore, a fronte dell’ingresso di circa 120.000 tonnellate/anno, escono circa (le più significative) 88.000 tonnellate/anno di CO2, 22 tonnellate/anno di NO2, 3,2 tonnellate/anno di SO2, 23.494 tonnellate/anno di ceneri pesanti, 5.313 tonnellate/anno di ceneri leggere, 1.450 tonnellate/anno di metalli recuperati. E' chiaro che con l’incenerimento non si chiude nessun ciclo, quello delle discariche (ceneri leggere e pesanti) e quello delle emissioni". E questo senza considerare, specifica Zanotti, le risorse idriche, il trattamento dei fumi e altri fattori.

 

"Il modello di diffusione di calore a teleriscaldamento nato in Italia negli anni ’70 è ormai superato da una consistente iniziativa legata alla transizione energetica che vede nella produzione diffusa di energia e nel consumo puntuale le sue direttrici principali. Si è infatti rilevato che i sistemi a teleriscaldamento sono poco efficienti, disperdendo circa il 18% dell’energia, costosi per le manutenzioni collegate e presentano un non trascurabile impatto estivo nel contribuire a elevare le temperature nei contesti urbani. Inoltre da una recente indagine di Arera (2022) è emerso che le tariffe applicate in regime di teleriscaldamento risultano sostanzialmente allineate a quelle sostenute in caso di centrale autonoma, smontando quindi il mito dei vantaggi economici tariffari per l’utente del teleriscaldamento". Si rischia un passo indietro. "Non è possibile raggiungere la compensazione, incenerire i rifiuti e alimentare le abitazioni è più emissivo che mantenere i singoli generatori".

 

Insomma, "No" all'inceneritore per le 17 associazioni. "La strada da percorrere è la piena applicazione della gerarchia dei rifiuti: prevenire, riusare e riciclare. L'obiettivo è quello di ottenere i risultati delle realtà più virtuose, come Treviso all'88,7% di differenziata. E chiediamo ancora una volta alle istituzioni di istituire un tavolo per confrontarsi", conclude Zanotti.

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