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| 17 ott 2025 | 12:18

Lupi, abbattimenti a raffica ma le predazioni restano uguali e i nuovi cuccioli sono più dei capi uccisi: il modello dei Grigioni non funziona

Gli ultimi dati pubblicati dall'Ufficio caccia e pesca del Cantone dei Grigioni mostra come la strategia degli abbattimenti non funzioni. E si torna sempre lì: servono prevenzione, formazione e informazione

di L.P.

GRIGIONI. Niente da fare. Uccidere i lupi non porta benefici e il cantone dei Grigioni, in Svizzera, ne è la prova plastica che conferma quanto ripetuto in lungo e in largo dagli esperti. La summa dei dati è la seguente: nei Grigioni si abbattono lupi uno dietro l'altro, ma ne nascono comunque decisamente di più di quanti ne vengono abbattuti e soprattutto non calano le predazioni. E' quanto emerge dal report elaborato dall'Ufficio per la caccia e la pesca del Cantone che mostra come al termine dell'estate con il rientro del bestiame dai pascoli, il bilancio di predazioni ammonti a 186 capi quando lo scorso anno erano 187.

 

Questo a fronte di 15 abbattimenti avvenuti nel 2025 e di 48 negli ultimi 4 mesi del 2024 per un totale di oltre 60 lupi uccisi in un territorio poco più grande della Provincia di Trento. E nonostante questa vera e propria strage di lupi le nuove nascite ammontano già a 48 e lo scorso anno a partire dall'estate erano state 70.

 


 

Insomma l'uomo continua a sterminare i lupi, questi rimpiazzano e aumentano la loro popolazione e le predazioni restano stabili. Nessuno dei risultati ''sperati'', da quella parte di popolazione più ''scaldata'' sul tema e che esulta ad ogni abbattimento di un grande carnivoro, è stato raggiunto al momento.

 

D'altronde lo spiegava a il Dolomiti anche Luigi Boitanidocente di Zoologia all’Università La Sapienza di Roma e presidente della Large Carnivore Initiative for Europe, tra i massimi esperti in tema lupo: "E' noto che gli abbattimenti non funzionano per ridurre i danni". E commentando uno studio prodotto negli Stati Uniti, pubblicato su Science Advances, che certificava l'insuccesso di questa strategia nei territori del nord-ovest degli States aggiungeva: "Anche un'analisi in Slovenia, Paese molto simile al Trentino Alto Adige, riporta le stesse conclusioni. In generale la letteratura è piuttosto chiaraci sono ricerche anche molto datate e storiche in questo senso. La strada preferibile è quella della prevenzione, della formazione e dell'informazione".

 

L'unica strada da percorrere è quella della prevenzione, della formazione degli attori coinvolti e della informazione corretta e puntuale sul tema. Agricoltori e allevatori devono cambiare le loro abitudini e adattarsi (come fa qualsiasi altro lavoratore nel proprio contesto). La politica deve favorire questo cambiamento e comportarsi in maniera seria senza inseguire facili consensi dichiarando ''cacce alle streghe'' insensate e controproducenti. Le soluzioni ci sono e sono di facile applicazione basta applicarle.  

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