Scoperto un proteo da record: è il più grande mai trovato in Italia
La Società Adriatica di Speleologia ha reso noto il ritrovamento del proteo più grande d’Italia dentro la grotta Luftloch, nel carso triestino. L'esemplare misura 31 centimetri mentre la stazza standard degli anfibi osservati in passato si aggirava sui 20-25 centimetri

TRIESTE. “Un ritrovamento eccezionale per le caratteristiche presentate dall’esemplare”, a dichiararlo alla nostra redazione è Marco Restaino della Società Adriatica di Speleologia, in riferimento al proteo di circa 100 grammi di peso e trentuno centimetri di lunghezza “pescato” nelle profondità della grotta Luftloch e del fiume Timavo. “Stavamo portando avanti una linea di ricerca assieme all’università di Trieste rivolta anche all’individuazione di questi animali - prosegue -. Quando abbiamo osservato questo proteo eravamo sorpresi perché non ci aspettavamo di trovarne di dimensioni simili''.
In effetti, se in Slovenia, dove nasce il fiume Reka-Timavo il quale scorre per un ampio tratto nel sottosuolo carsico per poi sfociare nel golfo di Trieste, o in altri paesi, queste grandezze erano già note, per l’Italia si tratta di un record. I protei osservati raggiungono i 20-25 centimetri - spiegano dalla Società Adriatica - mentre questo arriva a 31 centimetri di lunghezza, una stazza decisamente inusuale per un esemplare scoperto nelle parti più difficilmente raggiungibili della grotta Luftloch, ad oltre trecento metri di profondità sotto la superficie.
“Dopo qualche tentativo andato a vuoto - continua Restaino - poiché questi animali tendono a scappare ed infrattarsi in presenza di pericoli, siamo riusciti a raccoglierlo con il retino per fare le fotografie che sono state poi portate all’attenzione della dottoressa Chiara Manfrin del Dipartimento di scienze della vita dell'Università di Trieste per approfondire le ricerche, assieme anche ad un minuscolo campione di tessuto e lo abbiamo in breve liberato. E’ chiaro che sulla base di questa nuova scoperta, “l’appetito vien mangiando” e lo stimolo per proseguire le ricerche sui protei nelle grotte del Timavo è molto forte”.

Il proteo è un anfibio, unico vertebrato troglobio (ossia che vive e si riproduce esclusivamente in grotta) presente nel continente europeo e, al contrario della maggior parte degli anfibi, è una specie completamente acquatica. È endemico delle acque sotterranee che scorrono nell'altopiano carsico e nelle Alpi Dinariche, tra Slovenia meridionale, Italia nella Venezia Giulia, Croazia occidentale e Bosnia-Erzegovina. La grotta Luftloch è un vano carsico il cui ingresso è situato grossomodo a metà tra le località di Trebiciano e Fernetti in provincia di Trieste, da cui si accede al tratto ipogeo del fiume Timavo. L’accesso alla grotta è il risultato di una serie di scavi condotti dalla S.A.S. e dallo stesso Restaino, che attraverso un lavoro importante hanno consentito la discesa per circa sessanta metri che hanno portato all’apertura della grotta nel 2010, periodo a cui avrebbe fatto seguito un ulteriore ciclo di scavo conclusosi 14 anni dopo, nel marzo del 2024.
Il momento presente in cui, a differenza del passato, anche in Italia è stata accertata la presenza di protei di grandi dimensioni trova una spiegazione plausibile in quanto riassuntoci in ultima battuta da Marco Restaino: “Il ritrovamento di un esemplare così grande potrebbe essere il risultato delle politiche di maggior tutela e conservazione ambientale rispetto al passato. Rispetto a decenni fa le acque del Reka-Timavo sono molto più pulite perché da quando le grotte di San Canziano, in cui il Timavo si getta nel sottosuolo, sono state poste sotto tutela e nominate patrimonio dell’Unesco, sono stati chiusi molti scarichi che dall’alta valle del fiume avevano un impatto negativo sull’ecosistema del suo corso”.
Pertanto, le ricerche sono destinate a proseguire per definire sempre con maggiore precisione la consistenza numerica e la vita del proteo, un anfibio di valore estremamente indicativo per lo stato di salute degli ambienti ipogei.












