Contenuto sponsorizzato
| 18 febbraio | 17:23

Allevamento dell'orrore: mucche e vitelli denutriti, feriti e sommersi nei liquami. Per l'allevatore scatta la messa alla prova. Lav: ''Nessuna giustizia per gli animali salvati''

Gli animali erano stati sequestrati e portati in salvo dalla struttura di Lazise nel 2023 grazie alla Lav: ''Il giudice ha stabilito 1.500 euro di risarcimento una cifra che non copre nemmeno le cure per un singolo animale uscito da quel luogo considerate le condizioni in cui versavano'' 

di Redazione

LAZISE. Versavano in condizioni orribili: malate e ferite, sottopeso perché senza cibo né acqua, erano sommerse dai propri liquami. Due anni fa 47 tra mucche e vitelli furono portati in salvo nel 2023 a Lazise, nel veronese, da un allevamento dove tutti gli animali erano stati sequestrati e confiscati a seguito della denuncia di Lav dopo una segnalazione ricevuta dallo Sportello contro i maltrattamenti di Lav di Verona

 

Ieri, 17 febbraio, si è svolta l’udienza al Tribunale di Verona contro l'allevatore. Per l’uomo imputato per detenzione delle mucche in condizioni incompatibili con la natura degli animali e produttive di gravi sofferenze (art. 727 Codice penale) e per maltrattamento con l’aggravante della morte di alcuni animali (art. 544-ter c.p.), il giudice ha ammesso la messa alla prova e disposto un risarcimento di 1500 euro

 

Nella scorsa udienza di novembre, Lav aveva chiesto di eseguire indagini finanziare visto il risarcimento irrisorio proposto dall’allevatore, che ammontava a 800 euro. ''Tale richiesta - spiegano dalla Lav - era stata accettata dal giudice che però, a fronte della “difficoltà finanziaria” dell’imputato, stabilisce in 1500 euro il risarcimento, una cifra che non copre neanche lontanamente nemmeno le cure per un singolo animale uscito da quell’allevamento, considerate le gravi condizioni in cui versavano. Il procedimento è stato sospeso per consentire all’imputato di eseguire i lavori previsti dalla messa alla prova e il 15 dicembre 2026 si terrà l'udienza di valutazione dell'esito della messa alla prova''.

 

''Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: la messa alla prova consente all’imputato di uscire dal procedimento penale purché si impegni con lavori di pubblica utilità e azioni risarcitorie, senza conseguenze sulla fedina penale. Non è quindi uno strumento adeguato alla necessità ed urgenza di riconoscere pienamente la gravità dei reati di maltrattamento di animali, con l’aggravante della morte di quest’ultimi'', ha dichiarato Lorenza Bianchi, responsabile Area animali negli allevamenti di Lav che ha aggiunto: “Chi maltratta un animale compie un reato. È già in atto un cambiamento culturale profondo sul rispetto e la considerazione degli animali, ma la legge ancora non assicura giustizia agli animali vittime di maltrattamento e che a causa di questo perdono anche la loro vita”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 10 giugno | 17:41
In una nota la Pat fa riferimento a due avvistamenti di orso nella zona di Cadine – la sera del 27 maggio e il pomeriggio del 30 maggio – [...]
Cronaca
| 10 giugno | 16:02
L'autista ha perso il controllo del bus con a bordo alcuni passeggeri, il viaggio è terminato nella scarpata e il mezzo si è bloccato contro gli [...]
Cronaca
| 10 giugno | 16:03
Diverse corse sono state cancellate nelle ultime ore lungo la ferrovia della Valsugana per danni causati dal maltempo: un rio sarebbe esondato nel [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato