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Bolzano
02 novembre | 11:56

"Una lupa abbattuta dalla Provincia poco dopo aver partorito, ma dei suoi cuccioli non si sa nulla", l'associazione scrive al Ministero: "In Alto Adige gravi criticità"

Abbattimenti in Provincia di Bolzano, l'associazione Io non ho paura del lupo scrive al Ministero dell'Ambiente segnalando "gravi criticità" in Alto Adige: "La possibilità di abbattere fino a tre lupi non significa che la Provincia possa decidere autonomamente di farlo senza rispettare le condizioni e le procedure previste. Bolzano avrebbe tutti gli strumenti per fare un lavoro egregio, proprio per questo è difficile comprendere questa gestione"

Una lupa abbattuta dalla Provincia poco dopo aver partorito
di Redazione

BOLZANO. Una lupa in allattamento dei propri cuccioli abbattuta a luglio, una seconda uccisa ad agosto, le predazioni alle malghe che proseguono e un terzo abbattimento sospeso dal Tribunale amministrativo. È il quadro che emerge dall’analisi di Io non ho paura del lupo Aps sui documenti ottenuti attraverso diversi accessi agli atti alla Provincia autonoma di Bolzano.

 

Criticità che l'associazione ha raccolto in una lettera indirizzata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, a Ispra e alla Provincia autonoma di Bolzano, ed emerse dall’esame della documentazione relativa agli abbattimenti di lupi eseguiti nell’estate 2026. La lettera approfondisce l’iter autorizzativo, la valutazione delle misure di prevenzione, gli aspetti ecologici e i risultati degli interventi, evidenziando carenze procedurali e tecniche.

 

Ispra infatti ha confermato, come già spiegato a il Dolomiti (qui l'articolo), che il parere sul numero massimo di prelievi non basta per procedere agli abbattimenti, ma che servono un piano di controllo e una valutazione specifica, assenti nel caso dei lupi uccisi a luglio e ad agosto. La prima lupa abbattuta in più aveva partorito da poco e la Provincia non ha comunicato nulla sulla sorte degli eventuali cuccioli, mentre per la seconda è stato negato all'associazione l’accesso al referto necroscopico. Altro tasto dolente, le predazioni sono continuate dopo gli abbattimenti (altri undici capi tra luglio e agosto), quindi non c’è di fatto prova di una riduzione duratura dei danni. 

 

Di seguito il testo integrale: 

 

Abbattimenti senza le verifiche previste dalla legge: Ispra conferma le criticità procedurali

 

La Provincia autonoma di Bolzano ha autorizzato e realizzato due abbattimenti di lupo senza che, dalla documentazione acquisita, risulti il rispetto delle procedure previste dall’articolo 19 della legge 157/1992. È quanto emerge dal confronto tra gli atti provinciali e la risposta fornita da Ispra il 19 ottobre 2026, a seguito di una richiesta di chiarimenti presentata dall’associazione Io non ho paura del lupo.

 

Il chiarimento di Ispra è inequivocabile: il parere sulla compatibilità numerica dei prelievi con lo stato di conservazione della specie non costituisce, da solo, un’autorizzazione ad abbattere. La normativa prevede infatti tre condizioni che devono essere verificate: l’esistenza di danni gravi o rischi per la sicurezza, l’inefficacia o l’impossibilità di adottare misure alternative di prevenzione e la sostenibilità dei prelievi per la popolazione di lupi.

 

Ispra precisa inoltre che le amministrazioni devono sottoporre preventivamente all’Istituto un piano di controllo che disciplini questi aspetti oppure, in assenza di un piano, richiedere una specifica valutazione tecnico-scientifica per ogni intervento.

 

Nel caso dei due abbattimenti eseguiti a Bolzano il 5 luglio e il 31 agosto 2026, dagli atti acquisiti risulta soltanto una valutazione generale di Ispra sul numero massimo di lupi prelevabili annualmente, fissato in tre esemplari per il 2026. Non risulta invece alcun piano di controllo preventivamente sottoposto all’Istituto, né una sua specifica valutazione sulla rilevanza dei danni, sull’adeguatezza delle misure di prevenzione e sulla necessità dei due interventi.

 

"Ispra ha confermato quanto avevamo evidenziato nella nostra richiesta: la possibilità di abbattere fino a tre lupi non significa che la Provincia possa decidere autonomamente di farlo senza rispettare le condizioni e le procedure previste. Alla luce della documentazione acquisita, riteniamo che i due abbattimenti siano stati eseguiti senza il necessario percorso di valutazione tecnico-scientifica. Non si tratta di una semplice formalità amministrativa, ma di garanzie fondamentali per assicurare che gli abbattimenti siano giustificati, necessari e concretamente utili a ridurre i danni. Chiediamo per questo al Ministero dell’Ambiente di verificare la conformità dell’operato della Provincia alla normativa nazionale ed europea", dichiara l’associazione.

 

La prima lupa uccisa stava allattando: nessuna informazione sulla sorte degli eventuali cuccioli

 

La prima lupa, identificata geneticamente come WBZ-F023, è stata abbattuta dalla Provincia autonoma di Bolzano il 5 luglio 2026. Il referto necroscopico documenta i segni di un parto recente, elementi che, anche considerando il periodo dell’anno, suggeriscono che nelle settimane precedenti l’abbattimento, la femmina potesse aver partorito e allattato fino a sette cuccioli.

 

La Provincia non ha tuttavia fornito informazioni sulla presenza dei cuccioli né sulla loro eventuale sorte dopo l’uccisione della madre. Secondo l’associazione Io non ho paura del lupo, l’abbattimento di una femmina in lattazione, proprio nel periodo in cui i cuccioli possono essere ancora fortemente dipendenti dalle cure degli adulti, solleva seri interrogativi sulle possibili conseguenze per la loro sopravvivenza. Senza osservazioni e monitoraggi mirati non è possibile stabilire quali siano state le conseguenze effettive in questo caso. 

 

Nonostante questo, il 31 agosto è stata abbattuta anche una seconda femmina, identificata come WBZ-F058. Un ulteriore intervento che solleva interrogativi sulle conseguenze per il gruppo familiare e per gli eventuali cuccioli presenti. A oggi, la Provincia di Bolzano ha negato all’associazione l’accesso al referto necroscopico relativo a questa seconda lupa, senza fornire una motivazione sufficientemente circostanziata.

 

Le analisi genetiche ottenute dall’associazione non collegano le due lupe abbattute alle predazioni sul bestiame esaminate. Questo non esclude che fossero coinvolte, ma rende importante capire come siano state scelte le zone in cui intervenire.

 

Ispra spiega infatti che, poiché di solito non è possibile riconoscere i singoli lupi responsabili, gli abbattimenti dovrebbero avvenire nelle immediate vicinanze dei luoghi delle predazioni, dove è più probabile trovare gli animali coinvolti. I decreti della Provincia autorizzavano invece i prelievi sull’intero territorio dei comuni di Marebbe, Braies e Valdaora, per una superficie complessiva di circa 300 chilometri quadrati. Pur non significando necessariamente che gli abbattimenti siano stati eseguiti lontano dai luoghi delle predazioni, la documentazione acquisita non chiarisce attraverso quali criteri siano state individuate le zone effettive di intervento.

 

"Sono state abbattute due femmine senza che, nei risultati genetici che abbiamo acquisito, emergesse un collegamento individuale con i danni sul comparto zootecnico. Non pretendiamo che ogni lupo venga identificato geneticamente prima di un intervento, ma riteniamo fondamentale che gli abbattimenti siano effettuati in aree circoscritte, sulla base di elementi concreti che rendano plausibile intercettare gli animali coinvolti nelle predazioni. È proprio questa valutazione che chiediamo alla Provincia di documentare», osserva l’associazione.

 

Gli abbattimenti non hanno fermato le predazioni: nuovi danni dopo gli interventi

 

Dopo il primo abbattimento, tra il 7 luglio e il 27 agosto 2026, negli alpeggi interessati sono stati registrati altri undici capi predati. Anche dopo il secondo abbattimento del 31 agosto 2026, risultano ulteriori episodi di predazione nei comuni interessati dai decreti. In ogni caso, la documentazione esaminata non dimostra che i due abbattimenti abbiano prodotto una riduzione duratura dei danni. 

 

"Sono state uccise due lupe, ma gli allevatori hanno continuato a subire danni. Senza un lavoro serio per proteggere gli animali al pascolo, gli abbattimenti rischiano di non offrire alcuna soluzione duratura. La presenza dei pastori e i controlli quotidiani, da soli, non sono sufficienti a garantire la protezione degli animali", dichiara Io non ho paura del lupo.

 

Le relazioni forestali evidenziano le difficoltà oggettive di gestione di questi alpeggi, caratterizzati da ampie superfici, isolamento e carenza di infrastrutture. Condizioni che richiedono soluzioni specifiche e un concreto sostegno agli allevatori, ma che non possono tradursi automaticamente nella rinuncia a qualsiasi ulteriore misura di prevenzione. Anche Ispra, nella sua lettera all’associazione, chiarisce che l’insuccesso di una rimozione non giustifica automaticamente nuovi abbattimenti e che ogni intervento deve essere accompagnato da un rafforzamento della prevenzione.

 

"Questi risultati impongono di rimettere in discussione anche la legge provinciale sui cosiddetti 'pascoli protetti': una definizione sulla carta non mette al sicuro gli animali. Riteniamo che procedere con gli abbattimenti senza una verifica adeguata delle misure preventive e delle possibili alternative, anche alla luce delle consistenti risorse economiche impiegate per realizzarli, sollevi seri dubbi sul rispetto delle condizioni previste dalla normativa nazionale ed europea. Chiediamo che la compatibilità della disciplina provinciale e della sua applicazione venga valutata nelle sedi competenti".

 

Il successo si misura nella riduzione dei danni, non nel numero di lupi uccisi

 

L’associazione Io non ho paura del lupo Aps non esclude a priori il ricorso agli abbattimenti quando ne ricorrano le condizioni. Ma ogni intervento deve avere motivazioni solide, rispettare le procedure previste dalla legge ed essere accompagnato da valutazioni scientifiche, misure di prevenzione e una verifica dei risultati ottenuti. La sua efficacia non può essere data per scontata, soprattutto quando i danni continuano.

 

Secondo l’associazione, la Provincia autonoma di Bolzano dispone delle risorse economiche, delle competenze e della capacità organizzativa per svolgere un lavoro esemplare: affiancare gli allevatori, adattare le protezioni alle condizioni dei singoli alpeggi, sostenere la custodia del bestiame e verificare sul campo quali interventi funzionino. Un impegno che potrebbe fare del territorio un riferimento per la gestione della coesistenza tra il lupo e le attività umane".

 

"Bolzano avrebbe tutti gli strumenti per fare un lavoro egregio, proprio per questo è difficile comprendere una gestione nella quale, alla luce degli atti acquisiti, non risultano adeguatamente documentate le valutazioni tecnico-scientifiche che dovrebbero precedere gli abbattimenti. Le difficoltà degli allevatori sono reali e meritano risposte concrete. Ma rispondere alle richieste di abbattimento senza dimostrare che gli interventi siano necessari ed efficaci non significa risolvere il problema: significa rischiare di lasciare gli animali esposti e gli allevatori alle prese con gli stessi danni".

 

La responsabilità della politica è trasformare quelle difficoltà in interventi efficaci e duraturi, fondati su valutazioni tecniche, prevenzione e monitoraggio, anche quando questo richiede più tempo e più lavoro di un decreto di abbattimento.

 

"Chiediamo alla Provincia di chiarire quanto accaduto e di investire con serietà nella protezione degli animali al pascolo. Due lupe uccise, una delle quali aveva partorito da poco e della cui eventuale cucciolata non sappiamo nulla, e nuove predazioni sono un bilancio che impone di rivedere la strategia. Il compito di una buona amministrazione è dimostrare di aver evitato altri danni. È su questo che si misura il successo, non sul numero degli animali uccisi", conclude l’associazione.

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