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Cambiamenti climatici, “In pochi anni il Trentino è 'sprofondato' di 200 metri”. Vigneti e frutteti a quote sempre più alte

Tra i problemi anche la quantità di acqua che arriva dalla pioggia. E' stabile ma la sua distribuzione è cambiata. Oggi le piogge di frequente arrivano facendo danni e non riempendo le falde.

Di Giuseppe Fin - 22 marzo 2017 - 06:57

TRENTO. I cambiamenti del sistema climatico sono inequivocabili e negli ultimi anni la velocità del surriscaldamento non ha precedenti nella storia.

 

Le concentrazioni dei principali gas serra, anidride carbonica, metano e ossido di azoto hanno trasformato l'ambiente. Gli effetti si sono manifestati anche in Trentino, sopratutto nell'agricoltura in montagna, dove numerose aziende sono state costrette a coltivare terreni ad altezze sempre maggiori per mantenere la qualità dei prodotti.

 

“Sostanzialmente i cambiamenti climatici – spiega Federico Bigaran del Servizio agricoltura della Pat, Ufficio produzioni biologiche - hanno portato un innalzamento delle temperature in Trentino e una diversità del cambiamento del clima nelle stagioni. E' come se fossimo sprofondati di 200 metri e quindi le coltivazioni si sono alzate e la parte di fondovalle ha subito sempre una maggiore precocità nelle coltivazioni”.

 

La Fondazione Edmund Mach e la Provincia di Trento negli anni hanno portato avanti un monitoraggio accurato del tempo e del clima del Trentino per mezzo di stazioni meteorologiche.

In cinquant'anni in Trentino le temperature sono cresciute di almeno 1,5 gradi specialmente in primavera ed estate, ben più della media terreste. Si è registrata un minore altezza e durata del manto nevoso, più frequenti grandinate e suolo più secchi.

 

Cambiamenti che hanno portato non pochi problemi soprattutto per il mantenimento della qualità dei prodotti. Sia le mele che l'uva hanno bisogno di un determinato clima per poter esplicare la loro qualità migliore. Questo ha portato gli agricoltori ad aumentare la quota delle coltivazioni acquistando appezzamenti di terreno a quote elevate e a condizioni economiche vantaggiosi grazie alla situazione del mercato.

 

“In questi anni – spiega ancora Bigaran - la frutticoltura è arrivata a 1000 metri la viticoltura a 800 metri. Abbiamo casi anche di viticoltori che sono andati oltre. Ogni 5 anni ci si alza di 50 metri per mantenere la qualità del proprio vino. Adesso i Lunelli per i loro migliori spumanti coltivano l'uva dai 500 metri in su”.

 

A loro volta le zone del fondo valle hanno avuto la necessità di rivedere le varietà coltivate per non incorrere in problemi di qualità e di conservazione della frutta.

 

Il problema del clima, però, riguarda anche la piovosità, la siccità e l'umidità del terreno. “Stiamo parlando di questioni importanti per la nostra agricoltura – continua il rappresentante del Servizio agricoltura della Provincia - perché inverni secchi portano a impoverire le falde e senza neve sui terreni nasce anche il problema del freddo che riesce ad entrare più in profondità”.

 

Non manca poi il problema per il regime idrologico del suolo agrario. La quantità di acqua che arriva dalla pioggia è stabile ma la sua distribuzione è cambiata. Oggi le piogge di frequente arrivano facendo danni e non riempendo le falde.

 

“I cambiamenti climatici in atto dovuti al riscaldamento globale – ha concluso Federico Bigaran – avranno anche nei prossimi anni un impatto molto significativo sulla nostra vita. La portata del cambiamento e la capacità di rimedio agli effetti negativi dipende anche da noi e dalla nostra capacità di condividere buone passi”  

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