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Confetture casalinghe seguendo le regole ''di una volta'', Nely Weber (dopo anni in una blasonata cantina), è tornata a Pra da Lares creando un micro centro di cultura rurale

La trasformazione della frutta è completamente casalinga, nel razionale e lindo laboratorio. Tanta meticolosità e altrettanto rispetto della materia prima. Frutta nostrana, da alberi secolari e dai raccolti in frutteti gestiti con ritualità contadina d’altri tempi, senza forzature
DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 01 maggio 2022

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

Coltivare la terra è un atto agricolo, indipendentemente dalle motivazioni dell’agire e dalle dimensioni dell’appezzamento del podere. Mettere le mani nella terra è riconciliarsi con lo spirito materico, ricongiungersi a segni ancestrali, recuperare saperi nel nostro inconscio, per trasformarli in stimoli di piacere. Soprattutto è il modo più onesto per coltivare anche sogni e - nel contempo - raccontare delle storie. Questa che state per leggere è una sorta di prototipo di come le questioni del gusto s’intrecciano con storie di vita, la semplicità dei gesti, la cura del dettaglio, il richiamo a valori territoriali, per stimolare il gusto, pure elementi nutritivi e di salubrità. Tutto questo, semplicemente, coltivando piante da frutto per produrre confetture sincere.

 

E’ quanto ha messo in pratica Nely Weber, a Ton, minuscola comunità perfettamente in sintonia con l’altrettanta unica fonetica di una valle che nelle tre lettere ha ‘on’ nel finale. Nonesa verace, dunque la Nely, già ‘donna del vino’ impegnata per anni nella gestione amministrativa di una blasonata cantina di Mezzolombardo, dove l’equilibrio della vigna segue ritmi biodinamici e spinge a interrogarsi sul ruolo di quanti curano la terra nella spontaneità del gesto. Esperienze e progettualità, ripartendo proprio dalla terra natia.

 


 

Ha recuperato la storica casa di famiglia, l’ha ristrutturata con l’aiuto del marito Luca e del giovane figlio Pietro (studente con la passione per le discipline di arte, musica e spettacolo) trasformandola in un micro centro di cultura rurale. Dove vive, ospita turisti curiosi e golosi. Proprio così, perché a Pra da Lares - questo il nome della casa - si producono una decina di confetture, materia prima del raccolto ‘sull’uscio di casa’: più giardini di famiglia che veri e propri frutteti, la biodiversità come protagonista, tra ortaggi e l’amenità del paesaggio di Ton. E questa volta la rima è bon tòn.

 

La trasformazione della frutta è completamente casalinga, nel razionale e lindo laboratorio. Tanta meticolosità e altrettanto rispetto della materia prima. Frutta nostrana, da alberi secolari e dai raccolti in frutteti gestiti con ritualità contadina d’altri tempi, senza forzature. Per onorare un ciclo produttivo altrettanto ancestrale, quello che la nonna di Nely ripeteva ogni stagione: ‘de metter via la roba per l’invern!’.

 


 

Lei spiega così la sua attività: ''Produco confetture, raccogliendo la frutta nel momento della giusta maturazione, dopo averla pulita e mondata a mano, aggiungo lo zucchero (solamente zucchero italiano) e porto a bollore, prima di riporla nei vasetti lascio riposare 10/12 ore di modo che avvenga la gelificazione delle pectine a freddo, questo per preservare il sapore, il profumo e il colore della frutta. È un lavoro fatto con le mie mani e le mani di Pietro, mio figlio. L’unicità che contraddistingue le mie confetture è che in esse si trova solo la frutta e lo zucchero, non vengono aggiunti aromi, limone o altri acidificanti e pectine''.

 

Produzione mirata, per recuperare ricordi sedimentati, tra passioni, gioie e quei gesti della manualità contadina - la bollitura del frutto, la spremitura in grandi canovacci attorcigliati, filtratura e il giusto riposo - mirati a trasformare in qualcosa di speciale anche bacche apparentemente banali come le corniole, trasformate in leccornie.

 

La gestualità è una parte integrante della ‘nuova vita’ di Nely Weber. Le sue confetture - non chiamatele marmellate… con questo nome s’indicano solo le confetture a base di agrumi! - hanno il sapore di una sapienza rurale che nulla concede all’omologazione del gusto. Rilancia i saperi, per altrettante sensazioni. Materializzano racconti di territorio, legami con colture che diventano forme culturali, ma anche spronano a stili di vita e di consumo molto più sensati. Il tutto semplicemente assaporando qualche cucchiaio della trasformazione di more, ciliegie, ribes, pesca, albicocca, prugna, fragola, amarena. E liberare buoni pensieri.

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