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Maso Loera, vini ''resistenti'' (con interventi di biodinamica) tra le Dolomiti di Campiglio: Roberta e Paolo e le loro 1.300 bottiglie di Lena

Roberta Tisi e Paolo Pangrazzi sono una coppia unita dall’amore per rinvigorire buone pratiche contadine della Rendena. Nel loro Maso Loera hanno messo a dimora varietà di piante che consentono di vendemmiare uve senza ricorrere a trattamenti chimici. Viti della tipologia Piwi, sigla di una definizione in tedesco che vuol dire ‘piante resistenti alle malattie fungine’. Gestione biologica con interventi di biodinamica
DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 24 novembre 2021

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

Lassù, tra viti che puntano a vette del Brenta, verso i pendii già imbiancati della fascinosa Madonna di Campiglio, trasformando un podere di fondovalle in una microscopica azienda vitivinicola assolutamente ‘tra e delle Dolomiti’. E’ il Maso Loera, incastonato a Pelugo tra i boschi che segnano la Rendena, Vigo alle spalle e Spiazzo a pochi passi. Loera come archetipo d’iniziative rurali tutte da riscoprire. Quando la Rendena era sinonimo solo di arrotini - i mitici ‘molèta’ - e i contadini faticavano a coniugare colture cerealicole con vivande di sussistenza domestica. Impossibile a quei tempi immaginare sviluppi turistici d’alto valore. Ecco perché il ‘ritorno alla terra’ di una coppia di giovani diventa stimolo di curiosità, doppiamente singolare se l’abbinamento agricolo è legato alla produzione di vino.

 

E’ la scommessa di Roberta Tisi e Paolo Pangrazzi una coppia unita dall’amore per rinvigorire buone pratiche contadine della Rendena. Lei è di Caderzone, autodidatta in viticoltura, con l’esperienza enologica basata esclusivamente su specifici corsi organizzati dalla Fondazione Mach, riservati a neofiti, dotati anzitutto di entusiasmo e cipiglio imprenditoriale. Talmente caparbia che ha convinto suo marito Paolo a ‘stravolgere’ le sue esperienze: atleta competitivo nelle prove di slalom in Coppa del Mondo, maestro di sci, istruttore e allenatore dello Sporting Club di Madonna di Campiglio, sua borgata d’origine. Assieme hanno deciso di cimentarsi in vitienologia, assolutamente ‘di montagna’.

 

Nel loro Maso Loera hanno messo a dimora varietà di piante che consentono di vendemmiare uve senza ricorrere a trattamenti chimici. Viti della tipologia Piwi, sigla di una definizione in tedesco che vuol dire ‘piante resistenti alle malattie fungine’. Gestione biologica con interventi di biodinamica. Lo hanno fatto ispirandosi ad altri coraggiosi vignaioli montanari, come quelli di Filanda de Boron, i primi in Rendena a vinificare vicino Tione queste ‘uve resistenti’. Roberta e Paolo non hanno però cercato di ‘strafare’. Propongono un loro ‘apripista’, il Lena, un vino bianco da uve Solaris, validissimo esempio di vinificazione artigianale, eseguito con slancio, appena 1300 bottiglie, proprio come s’addice ad un promettente sciatore alle prese con prove legate alla 3-Tre, sul canalone Miramonti della blasonata ‘Madonna’.

 

Bel naso, aromi che richiamano idrocarburi, mix agrumato e erbe della fienagione, la montagna che imprime carattere aromatico, tra riflessi verdolini e una succosità decisamente appagante. Sorso agile, dinamico, proprio come impone uno slalom sensoriale, tra ‘paletti’ che scandiscono persistenza gustativa e fissano i termini della scorrevole - seppur intrigante - degustazione. Vino encomiabile proposto in anteprima ad una prova gourmet’ dei giovani aspiranti chef che frequentano l’Alta Formazione di Tione.

 

Il Lena di Maso Loera è stato abbinato a pietanze sopraffine - in primis Raviolo bicolore all’astice, purea di cavolfiore, schiuma di bisque al miele di castagno e rosmarino - di una brigata diretta per l’occasione da Giuseppe Franco, giovanissimo chef pugliese, da anni ai vertici della ristorazione in quel di Parigi, Mastro del Ristorante IDA, nella via Vaugirard a Monparnasse. Connubio azzeccato, per nuove sfide che i due di Maso Loera sono chiamati ad affronare. Stanno infatti elaborando altri due vini, da uve come il Sauvignon gris e lo Johanniter, vinificazioni mirate, senza escludere pure un leggero ‘passaggio’ in piccole anfore d’argilla. Senza tralasciare il progetto di una struttura slow per l’agriturismo.

 

Vini dolomitici con altra curiosità: la sede legale dell’azienda è a Madonna di Campiglio, sul versante amministrativo del comune di Tre Ville, che si espande fin lassù, tra ‘caroselli sciistici’, cabinovie del Vallesinella, ben oltre l’ardita e coinvolgente sfida enologica della coppia Tisi-Pangrazzi, campigliani DOC per un vino deciso davvero a ‘resistere’ in quota. Per traguardi da superare con slancio.

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