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Basta con i film da Oscar, ''Dio è donna e si chiama Petrunya'' è da vedere

Sceneggiatura perfetta, un’altra donna, Elma Tataragic, anche se un po' mielosa nel finale. Ma ci sta, dopo tutto quello che deve patire la povera Petrunya, la bravissima Zorica Nusheva
DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 14 febbraio 2020

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

Basta con i film da Oscar. Non ci perdiamo “Dio è donna e si chiama Petrunya” della regista di Skopje, Teona Strugar Mitevska.

 

Un film macedone, peccato non sottotitolato. Sceneggiatura perfetta, un’altra donna, Elma Tataragic, anche se un po' mielosa nel finale. Ma ci sta, dopo tutto quello che deve patire la povera Petrunya, la bravissima Zorica Nusheva.

 

Lei è una “ragazza” di trentadue anni. Colta, laureata in storia, disoccupata. Non ha mai trovato un lavoro. Bambocciona? Una storia non solo macedone. Siamo nella cittadina di Stip. Lei vive in casa con i genitori. La madre in conflitto con lei. Il padre più attento alle esigenze della figlia.

 

Petrunya si presenta per un ipotetico lavoro, “organizzato” dalla madre, ma immancabilmente viene scartata. Anche per il suo aspetto, è cicciottella, senza trucco, per niente attenta alla sua immagine. Un’altra delusione. La donna, presa da un impulso istintivo, decide di mettersi in gioco alla cerimonia dell’Epifania. Si vuole, come atto finale, trovare il crocifisso ligneo gettato dal prete nel fiume che porterà un anno di felicità.

 

Lei si butta in acqua e lo trova per prima. C’è un piccolo particolare: alla ricerca possono partecipare solo gli uomini. Si scatena una violenza collettiva nei suoi confronti perché lei ha trasgredito la regola, che non è una legge. Ad assistere alla processione c’è anche una televisione locale con una giornalista, che fiuta subito la notizia e non la molla anche quando Petrunya viene accompagnata al commissariato di polizia.

 

La protagonista, fermamente convinta delle sue azioni, non vuole rinunciare al crocifisso. Soggetta ad offese e umiliazioni, smentite dai filmati di internet che testimoniano la sua vittoria, Petrunya vuole riscattarsi nei confronti di un maschilismo purtroppo radicato.

 

Il commissario all’estremo, le fa delle domande sui suoi studi. “E’ laureata in storia, quale periodo le ha interessato maggiormente? Carlo Magno?” “No” dice lei “Come la rivoluzione cinese si inserisce nella democrazia”. Colpi di scena che rendono la storia molto coinvolgente, una storia universale in cui una donna sola, cerca di far valere orgogliosamente i propri diritti.

 

Primi piani e dettagli mai sgradevoli, l’idea è nata da un fatto di cronaca. La regista dice: “Crescendo mi sono posta molte volte la domanda se ci sarà mai un Papa donna”. Al cinema Astra di Trento.

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