"Dalle ceneri della colpa al fiorire del perdono": la storia dialoga con l'arte contemporanea

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
L’archeologia industriale incontra l’Arte. Lo storico luogo “Manifatture Tabacchi” di Rovereto ospita tre artisti, Luigi Menegalli (acquerellista di Carate Brianza, da anni a Riva del Garda dove ha lo studio e fa parte della conosciuta associazione culturale “Gruppo Amici dell’Arte di Riva” di cui è stato per anni il presidente ), Amedeo Marchetti (pittore Naïf trentino di Bolbeno) e Rabarama (Paola Epifani, scultrice di Roma conosciuta ed apprezzata internazionalmente), nella contrastante mostra “Dalle ceneri della colpa al fiorire del perdono” curata dal promotore d’Arte Claudio Mattè.
L’imponente complesso industriale fondato nel 1854 dove migliaia di donne - le zigherane - lavoravano il tabacco ed i sigari Virginia, è rinato nel 2008, acquistato da Trentino Sviluppo. Un progetto innovativo, curato dall’archistar Kengo Kuma, per trasformare l’archetipo manifatturiero in un complesso d’impresa, con centri di ricerca, laboratori di green economy ed energie pulite.

Una riqualificazione radicale che una volta all’anno apre le porte alle mostre e agli incontri d’arte. Il vasto spazio espositivo è condiviso da alcuni operatori che s’intravvedono nelle sale ai lati impegnati nel loro lavoro. Un modo insolito quanto innovativo.
Siamo alla terza edizione di “Incontrarsi”; inaugurata sabato 3 ottobre; centinaia di persone hanno partecipato con grande interesse alle presentazioni dei critici d’arte Nicoletta Tamanini e Maurizio Scudiero.

Il titolo impegnativo che va oltre il semplice evento estetico. Lo ribadisce il curatore Claudio Mattè, affiancato dal pittore Luigi Meregalli espongono i loro obiettivi.
“Incontarti” è lo scambio tra Arte e persone, con un sottotitolo sempre diverso: il primo anno è stato le Donne, poi la diversità, e ora “Dalle Ceneri della Colpa al Fiorire del Perdono”.

L’idea del perdono è nata vedendo le sculture di Rabarama. "Nelle sue opere - ribadisce Mattè - ho visto una ferita sulla pelle delle donne; i segni delle sue sculture potrei interpretarli come ferite. Da lì il perdono, ormai da secoli, verso il mondo femminile; ne segue il perdono nei confronti dell’acquarello e del Naïf, due forme d’Arte troppo spesso trascurate. L’anno scorso ho portato Antonio Ligabue quest’anno Amedeo Marchetti e l’acquerello di Luigi.
Rabarama opera a Padova. E’ molto seguita dai giovani. Prima artista italiana che ha venduto in Cina nel 2004, il suo lavoro sta davanti al municipio di Shanghai, conosciuta anche in America e in Olanda.

La mostra ha l’obiettivo di far incontrare artisti e persone, con serate a tema. Quest’anno sono 10, qualcuna in più dello scorso anno. Un segnale per coinvolgersi a vicenda.
E’ importante - prosegue il curatore - perché a Rovereto si è aperta, oltre al Mart, una piccola breccia per l’Arte Contemporanea, per elevare gli spazi tra artisti mondiali e locali.
Luigi ha un modo particolare di utilizzare, quasi indistinguibile, l’acquarello, non si vedono le colature dell’acqua.
Risponde Meregalli: “Questo è dato dalla mia ricerca negli ultimi cinque anni. Volevo andare oltre l’acquarello classico. Siccome sul mercato sono usciti acquarelli granulosi con minerali pesanti, il suo utilizzo rende la superficie non limpida e trasparente, si formano delle granulazioni. Non l’ho inventato io, due o tre americani sono a livello stratosferico; però…ci sono quasi vicino. Bisogna aver chiaro dove si vuole arrivare, partendo dall’acquarello classico, la pittura, l’acqua versata al momento giusto e la colatura. E’ accattivante per un concetto di ‘non finito’. Il paesaggio per me evoca ricordi d’infanzia, sono nato in mezzo alla natura e vorrei entrare in essa; non sono più capace di dipingere il cielo azzurro e il prato verde. Il materiale è di fabbricazione americana, uso pennelli cinesi, che in Italia non si trovano. Ogni pennello ha la sua prerogativa, deve fare la macchia pesante, leggera o la nebulizzazione. E’ difficile da spiegare. Dico ai miei allievi che è la pratica che fa maturare la persona e l’artista".
Mattè replica: “Io penso che questa sia una personale per tutti, in quanto i tre gli artisti sono diversi fra loro. Ma è stato creato uno spazio unico per ognuno. Rassegna che si apre una volta all’anno e il mio sogno sarebbe farne qui una anche in primavera".











