"Di quadro in quadro-l'arte della citazione", una mostra divertente già nel titolo

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
Divertirsi al Museo non è scontato. Al Mart di Rovereto "Di quadro in quadro. L’arte della citazione". Un titolo intrigante. Lo hanno ribadito sia la direttrice Micol Forti che la curatrice Daniela Ferrari all’inaugurazione: "Buon divertimento". Ed è proprio vero.
Giulio Paolini ci introduce alla mostra con “Giovane che guarda Lorenzo Lotto”, riprodotto nelle dimensioni originali, ci rimanda al Cinquecento e ci accompagna verso le sale. Un modo per ritrovarsi e condividere la strada percorsa e recuperare la memoria.
La direttrice del Mart Micol Forti nell’accurato catalogo cita Vincent Van Gogh che scrive al fratello Theo sull’approccio dell’artista verso i suoi pittori di riferimento.
"Metto davanti a me, come soggetto il bianco e nero di Delacroix o di Miller o tratto da loro. E poi ci improvviso sopra il colore, ma ben intenso, non come se fossi io, bensì cercando dei ricordi dei loro quadri”, scrive Van Gogh.
“…Percorrendo le varie sezioni della mostra dalla citazione alla copia, dal d’après all’omaggio, dalla variazione al quadro nel quadro, dall’autocitazione alla cover, le opere d’arte confermano la loro ricchezza e complessità, grazie al loro essere frutto di operazioni di montaggio e smontaggio, di tempi eterogenei, frammentari e apparentemente incoerenti…”, afferma Micol Forti.
Gli sguardi s’intrecciano. La mostra, a cura di Daniela Ferrari, mette in evidenza come il fulcro dell’opera sia l’esperienza dello sguardo e come a volte gli artisti siano ossessionati dal mondo antico.
“…L’ossessione per l’antico e per le nature morte composte con una modalità quasi fiamminga si trova anche nell’opera di Mario Mafai quando cita Vermeer…”, dice Daniela Ferrari.
La sezione “D’apres-tratto da”, ci porta non a copie di capolavori, ma di rivisitazioni, come “Mia madre” di Umberto Boccioni ispirato al Durer, oppure Renè Magritte con “Prospettiva II. Il balcone di Manet", ispirato a “Il balcone” di Manet.
Ancora Giulio Paolini con ”L’ultimo quadro di Diego Velazquez” ci fotografa la realtà effimera dell’immagine sfuocata che sa di passato con una fotografia su tela emulsionata in bianco e nero.
Giorgio de Chirico con “La Muta da Raffaello” oppure “Fanciulla addormentata da Watteau” ed altri lavori in mostra, è protagonista nell’interpretazione metafisica della classicità.
Un’esplosione di immagini ironiche e giochi di parole, come Luigi Ontani con “LeonArdo” e “RaffaEllo”.
E Francesco Vezzoli con “Omaggio a Salvo (Studio per Self-Portrait), fonde riferimenti artistici da Raffaello a Salvo e i suoi inconfondibili paesaggi.
Interpreta il Bronzino con la pittura digitale Mariella Bettineschi con “L’era successiva (Bronzino, Bianca dè Medici)”.
Non poteva mancare il mitico Andy Warhol il patriarca delle citazioni. “The Last Supper”. L’ultima cena rivive nella serigrafia su tela colorata di rosa.
La Gioconda un’icona copiata rivisitata riadattata, tanti gli artisti che rileggono il capolavoro diventa un viaggio nella contemporaneità con Ai Weiwei's in “Mona Lisa Smeared in Cream” eseguito con mattoncini giocattolo di Lego.
Dalla Monna Lisa a Marilyn Monroe, donne che hanno smosso l’immaginario collettivo come “Mary Line” di Carlo Pausini. Le puntine da disegno si animano, affiora lo sguardo misterioso.
Citare per reinterpretare: un fil rouge rivolto al presente tutto da gustare.
“Di quadro in quadro-L’Arte della citazione” fino all’1 novembre 2026
Mart - Rovereto – corso Bettini 43.












