Il Brasile tra tensioni sociali, disuguaglianze e corruzione: "L'agente segreto" rivela un passato che rincorre il presente

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
Il passato rincorre il presente.
Il regista brasiliano Keller Mendonca Filho con "L’agente segreto" esplora le dinamiche sociali e politiche del suo Paese negli Anni settanta e oltre.
Siamo nel 1977, il Brasile vive una dittatura militare dal 1964. Armando, un professore universitario, da San Paolo arriva nella sua città natale Recife (che è la città del regista) nel Pernambuco per raggiungere il piccolo figlio.
Armando arriva, con il suo maggiolino giallo, al distributore di benzina. Davanti al piazzale un corpo inanimato coperto da un cartone giace da ore. Nessuno interviene. Solo i cani randagi.
La polizia non se ne occupa, pensa a mettere in imbarazzo l’automobilista che sa come rispondere alle provocazioni. Armando ha quarantatré anni, capo orgoglioso del dipartimento di tecnologia dell’università.
Quando Henrique Castro Ghirotti, un industriale spietato, gli propone delle operazioni illegali lui rifiuta; la facoltà non riceverà più finanziamenti e licenzierà il personale.
Ora lui spera di andarsene via con suo figlio che vive con i nonni materni a Recife; la moglie, che lavorava in università con lui, è morta.
E’ carnevale, si balla per le strade, lui trova da dormire dall’intraprendente Dona Sebastiana, con un passato politico attivo, ha vissuto anche per sei anni a Sassuolo.
Lei ospita rifugiati come Armando che si fa chiamare Marcelo perché, come un agente segreto, ha un’identità da nascondere.
Un cast carismatico come l’attore cult Udo Kier, alla sua ultima intensa interpretazione, morirà alla fine del 2025.
Il protagonista Wagner Moira, conosciuto per “Narcos”, ha vinto a Cannes78 come miglior attore e Mendonca Filho come miglior regia. Candidato a quattro Premi Oscar “L’agente segreto” ha già vinto due Golden Globe.
Il regista, laureato in giornalismo, sceglie una narrazione che esplora, tra finzione e ricostruzione storica, il Brasile e le sue tensioni sociali, le disuguaglianze e la corruzione della polizia.
Diviso in episodi il film ha una svolta con Flavia, una ricercatrice con l’interesse insistente per la storia di Armando, che ci proietta ai nostri tempi.
La ricercatrice studia i giornali e le registrazioni d’epoca; scene brutali, tragiche, come lo squalo che sbrana una gamba “sospetta”, sostituita in obitorio da una gamba d’animale.
Figure disgustose come dei sicari spietati che stanno cercando proprio Armando. Immagini visionarie di un cinema crudo e imperdibile perché disorienta per le sue verità.












