"La torta del presidente": un semplice film (premiato a Cannes e candidato all'Oscar) sul delirio della guerra

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
Il mondo è instabile.
Lo sguardo di una bambina ci rivela il delirio della guerra.
L’iracheno Hasan Hadi alla sua prima esperienza da regista ha vinto la Camèra d’or e il Premio del Pubblico alla Quinzaine des Realisateurs al Festival di Cannes 2025 con “La torta del Presidente”. Candidato all’Oscar 2026 come miglior film in lingua straniera.
Nel 1990 in Iraq la Guerra del Golfo ha causato carestia. Saddam Hussein, il presidente, compie cinquant’anni ed esige, nonostante il conflitto, una festa nazionale.
Il maestro della diligente piccola Lamia, perfettamente allineato con il presidente, estrae a sorte il suo nome per preparare una torta e onorare il compleanno.
Saeed, il compagno di scuola, dovrà portare della frutta. I due sono poveri, vivono in un villaggio nella palude, Lamia con la nonna, l’amico con i genitori, il padre è storpio. Per muoversi si spostano in barca.
La nonna decide di andare a Baghdad, per acquistare gli ingredienti per la torta, pensa ingenuamente Lamia. In terra ferma le due ricevono un passaggio da un uomo molto gentile che le accompagna conversando con l’amico accanto, reso cieco dalle bombe.
Lamia ha sempre con sè il gallo Hindi, che tiene in braccio affettuosamente; lei è molto affezionata alla nonna che purtroppo è ammalata di diabete e ha perso il lavoro. In città gli eventi si susseguono, la bimba scappa per trovare uova, lievito, farina.
Una corsa incessante quella della bimba, sostenuta da una colonna sonora che evoca atmosfere e poi l’incontro con Saeed. I due bambini, attori improvvisati, ci mostrano la città.
La corsa amara fra miserie, traffici clandestini, mercati poveri di cibo, ospedali senza medicinali tra aerei che sfrecciano e buttano bombe. Non importa il luogo, la scuola anzi diventa un obiettivo. Molto attuale.
Un tuffo traumatico nel mondo degli adulti che trasformerà la bambina in una piccola donna. Il regista, con “Ladri di biciclette” nel cuore, gira senza un set, con attori non professionisti.
Unica la notturna sulla barca in laguna guardando il cielo stellato.
Un film emozionante, da vivere in sala perché "andare al cinema ti purifica", lo dice Hasan Hadi.












