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Mostra di Venezia, a 25 anni dalle uccisioni di Falcone e Borsellino, ''La mafia non è più quella di una volta'' si impone per le emozioni. Tra i favoriti ''Joker'' e ''J'accuse''

I giovani sono stati i protagonisti indiscussi riempiendo le sale e le strade tra commenti appassionati e file interminabili. Alla giuria l’ardua sentenza, per un’annata ricca di film interessanti, sceneggiature solide, attori convincenti, colonne sonore adorabili
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Di Alda Baglioni - 07 settembre 2019

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

Tra zainetti e biciclette la 76ma Mostra del Cinema di Venezia è ai titoli di coda. I giovani sono stati i protagonisti indiscussi riempiendo le sale e le strade tra commenti appassionati e file interminabili. Alla giuria l’ardua sentenza, per un’annata ricca di film interessanti, sceneggiature solide, attori convincenti, colonne sonore adorabili.

 

Tanto cinema americano alla mostra, grandi nomi che attirano il pubblico di ogni età. Nonostante la pioggia battente, tanto bramata, i fan di Johnny Depp erano lì da ore ad aspettarlo ardentemente. Fuori dal “glamour”, due film in Concorso per la prima volta in Laguna: “Babyteeth- Denti da latte” dell’esordiente regista australiana Shannon Murphy e “La mafia non è più quella di una volta” del nostro Franco Maresco, s’impongono trasmettendo emozioni empatiche.

 

Tutti e due probabilmente non vinceranno, uno perché è un’opera prima e l’altro perché il film è, come dice il regista, “marginale e periferico…Non dentro il sistema”. Ma ci sono dei punti in comune. Senza pietismi e false ideologie, personaggi crudi, duri e diretti.

 

"Babyteeth" è tratto da una storia vera, la protagonista Milla (Elisa Scanlen), è una sedicenne malata di cancro, con dei genitori amorosamente al suo fianco. Il padre è uno psichiatra, la madre una ex-pianista che ha preferito il ruolo di madre alla professione, senza rimpianti.

 

Dramma tratto dalla storia di un’amica della sceneggiatrice Rita Kainejais. Il film diverte, commuove ed emoziona; con una colonna sonora coinvolgente, la musica è protagonista. Milla è violinista e frequenta una scuola musicale. Già dalla prima scena il film si presenta con impeto. Moses (Toby Wallace), un tossico senza scrupoli, la spinge violentemente alla fermata della metropolitana.

 

Milla è folgorata dal gesto, ma nella sua vita entrerà la gioia. Cosa si vuole trasmettere quando si è giovani e si sa di non vivere a lungo? Quanto i genitori si possono spingere oltre per aiutare il proprio figlio? Così tante lacrime al Lido non si versavano da tempo.

 

Il secondo “La mafia non è più quella di una volta”, è una sorta d’inchiesta a Palermo, dopo venticinque anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, dove morirono i giudici Falcone e Borsellino. Cosa ne pensano i palermitani dei due giudici atrocemente uccisi? Come vengono richiamati alla memoria? Sono inserite scene di animazione, dove compare anche la famiglia Mattarella mentre il presidente è citato (marginalmente) in merito al processo sulla trattativa Stato-mafia. Annullata la conferenza stampa a margine della proiezione.

 

Protagonisti due personaggi palermitani agli antipodi: la fotografa internazionale Letizia Battaglia e l’impresario di cantanti neomelodici Ciccio Mira, organizzatore di concerti “legali e illegali”, tutti e due già apparsi nei lavori di Maresco. La splendida ottantenne Letizia Battaglia, alla manifestazione del 2017 che ricorda i due giudici mentre sta per scattare una foto ad un gruppo di giovani manifestanti dice loro “non ridete”.

 

Tutto è ridotto ad una farsa, interviste raccapriccianti di commercianti e passanti che non vogliono parlare. La cinica figura di Ciccio Mira, che motiva l’evento organizzato allo Zen per ricordare Falcone e Borsellino, dicendo che “la mafia non è più quella di una volta”. Il manager richiama a sé, personaggi felliniani e ritardati mentali circuiti con l’illusione di un’effimera popolarità. I luoghi sono ai margini della città.

 

Una ricerca sociologica sull’involuzione del pensiero umano come solo Mario Maresco sa fare. In serata il verdetto della Giuria. I più gettonati dalla critica: “Joker” di Todd Phillips e “J’accuse” di Roman Polanski. Intanto l’Italia e Mario Martone con “Il sindaco del rione Sanità” e l’interpretazione prorompente di Francesco Di Leva, ha già ricevuto il Leoncino d’Oro, con la presenza del ministro dello sport e dei giovani, Spadafora, alla sua prima uscita pubblica.

 

La Giuria composta da venti giovani di varie regioni italiane, ha voluto premiare un film denuncia, una tragedia annunciata, in un quartiere abbandonato di Napoli, senza il controllo delle istituzioni, dove un uomo d’onore amministra la giustizia. Nel 1960, Edoardo De Filippo mette in scena la pièce e viene premiato per l’impegno nel carcere minorile. Martone la ripropone prima a teatro, poi la trasforma in un film con gli stessi attori.

 

Per abbattere i muri invisibili dell’indifferenza e dell’isolamento. Si parla di far entrare il cinema a scuola con una formazione dei docenti, per educare al linguaggio cinematografico i giovani.

Perché fare cinema è cultura e la cultura è un’arma pacifica contro l’odio. Gran finale in compagnia di due icone assolute della musica rock: Mick Jagger e Roger Waters, che ha portato il suo impegno ambientalista anche sulla passerella del Lido.

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