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| 13 aprile | 11:10

"Nouvelle Vague", un'ondata di libertà che riesce a far rivivere gli anni più intensi del cinema francese

DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 13 aprile 2026

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore

Un omaggio al pioniere Jean Luc Godard. Lo fa Richard Linklater con abilità e humor in "Nouvelle Vague".

 

Un’atmosfera, siamo nel 1959, ricostruita con certosina bravura per rivivere gli anni più intensi del cinema francese.

 

Il bianco e nero con un formato 1,37:1 (formato adottato nell’originale), per respirare i luoghi della Nouvelle Vague.

 

Il film è la genesi di “Fino all’ultimo respiro” girato con una sceneggiatura quasi inesistente, dialoghi improvvisati, doppiaggio, riprese veloci affidate ad un operatore, Raoul Coutard, abituato ai luoghi di guerra come il Vietnam, con poca luce ed in velocità.

 

Quando finalmente Godard (Guillaume Marbeck), critico cinematografico di “Cahiers du Cinema” la più autorevole rivista cinematografica francese, riesce a convincere ma non del tutto, un produttore suo amico George de Beauregard, le riprese possono iniziare.

 

E il manifesto della Nouvelle Vague, rivoluzionario movimento cinematografico francese, diviene il primo lungometraggio del maestro, alle spalle aveva solo un corto.

 

Con un cast di attori molto simili agli originali, il film ricostruisce sequenze famose per trasmettere un’immensa gioia di vivere. Jean Paul Belmondo, Jean Seberg, Francois Truffaut, Claude Chabrol, Suzanne Schiffmann (sceneggiatrice di “Effetto notte”), Jacques Rivette, Robert Bresson, Jean Pierre Melville, Agnes Varda, il mentore Roberto Rossellini ed il protagonista Jean Luc sembrano rivivere tra le vie ed i caffè di Parigi.

 

Girata in venti giorni, principalmente in esterno senza ripetizioni ricco di citazioni cinefili, la pellicola diviene un’opera decisa a trasmettere il senso dell’amicizia e della stima che gli amici provano per quest’uomo leggero con gli occhiali scuri.

 

La bellezza di Jean Seberg (Zoey Deutch) si scontra con il fascino ribelle del pugile-attore Jean Paul Belmondo (AubryDullin) e nasce una scintilla che domina fino all’ultimo respiro.

 

Tutto inizia con “I quattrocento colpi” di Truffaut, un successo, in sala si congratula con Truffaut l’illustre Jean Cocteau e Godard venticinquenne con tante idee nella mente vuole metterle in pratica. L’utilizzo di attori spesso non noti (Belmondo diviene una star internazionale grazie a Godard) e il salto di montaggio con il Jump cut, ribaltano i canoni classici. L’americano Linklater rispetta i suoi miti consacrando la libera genialità.

 

E la nuova ondata di realismo travolge. “Nouvelle Vague” in concorso al 78esimo Festival di Cannes è stato accolto con entusiasmo ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti.

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