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Tra Joker e il sogno di far ridere che si scontra con la dura realtà e The perfect candidate, una sfida il sistema patriarcale con coraggio. La mostra di Venezia al giro di boa

Il pubblico è sovrano, questa è la verità. Sempre meno film, sempre più pubblico. La fila per entrare è d’obbligo, con l’alto tasso di umidità, si arriva non sempre in sala, con l’accogliente gelo dell’aria condizionata. Le file sono dappertutto. Per il bagno, per mangiare, per entrare in mostra, dove i controlli con poco personale, rallentano l’arrivo alla fila per entrare alle proiezioni
Dal blog di Alda Baglioni - 03 settembre 2019 - 14:05

Sempre più dura la vita degli accreditati. Il pubblico è sovrano, questa è la verità. Sempre meno film, sempre più pubblico. La fila per entrare è d’obbligo, con l’alto tasso di umidità, si arriva non sempre in sala, con l’accogliente gelo dell’aria condizionata. Non dimentichiamoci che l’accredito viene pagato. Le file sono dappertutto. Per il bagno, per mangiare, per entrare in mostra, dove i controlli con poco personale, rallentano l’arrivo alla fila per entrare alle proiezioni.

 

Ma quando sei finalmente in sala, seduto, magari in prima fila, tutto sparisce e si è pronti per un nuovo viaggio nelle verità del cinema. Davanti a “Joker” l’interpretazione empatica di Joaquin Phoenix coinvolge. Sorprende l’originalità del soggetto più volte rappresentato. Il protagonista adrenalinico è avvolgente. Una risata trascinante meditata e creata dall’attore con l’aiuto del regista. Lui vive per far ridere. Già da bambino, Arthur diceva alla mamma, ambiguo personaggio, che non voleva studiare, ma fare il comico. 

 

Il sogno di far ridere si scontra con la dura realtà. L’esile Joker danza fra le strade della città di Gotham, tra violenza ed indifferenza, la sua maschera scatena la rabbia collettiva e la città brucia. Grande la colonna sonora (Hildur Guonadottir) dove si sente anche la canzone “Smile” che fa pensare anche al genio Brian Wilson che ha prodotto il suo ultimo capolavoro ”Smile” dopo anni di depressione. Ma è un’altra cosa, è la verità. 

 

Tra televisione (forte interpretazione di Robert De Niro) e cinema qual è il confine fra il vero ed il falso? Il cinema può infrangere degli schemi ed illuderci di vivere virtualmente le storie dei personaggi rappresentati? I film in concorso affrontano il tema della verità e della libertà di espressione. A partire dal film d’apertura: “La veritè” del regista giapponese pluripremiato Kore-eda Hirokazu, con la presenza dell’icona del cinema francese Catherine Deneuve, ma anche l’altra leggenda Juliette Binoche, non è da meno. Ciliegina sulla torta il marito della figlia, il dolce Ethan Hawke.

 

Uno spaccato di vita familiare dove riaffiorano ricordi non sempre nitidi. Una madre assente che privilegia la sua professione di attrice all’essere madre e moglie. Tradimenti ed invidie, tutto scontato. Fabianne, una stella del cinema francese pubblica le sue memorie. La verità sulla recita de “Il Mago di Oz”, la madre è assente oppure ha finto di non esserci? La verità sulle frasi recitate alla fine dalla nipote per coinvolgere la nonna, scritte dalla madre sceneggiatrice, sono a fin di bene?

 

Il viso della Deneuve, con lo sguardo libero e fiero, sa cogliere con ironia le pieghe e le piaghe nascoste di una vita famigliare incompiuta in una villa con giardino che confina con un carcere. Gli origami giapponesi che compaiono svolazzanti nella stanza, ci riportano alle origini del regista che per la prima volta si sposta dalla sua terra per analizzare nuovi territori. 

 

Cosa è vero della sua vita? Lei è vincitrice? Non ha importanza. Ce lo dimostra la determinata regista Hafaa Al Mansour (prima regista donna dell’Arabia Saudita) in “The Perfect Candidate”(solo due le registe in concorso a Venezia). La bella Mila Alzahrani, non è da meno come bravura, è la protagonista Maryam. Uno sguardo fermo e deciso che esprime la fierezza e la tenacia di una donna, dottoressa saudita. Lei sfida il sistema patriarcale con coraggio.

 

Lei vuole candidarsi alle elezioni comunali, ma è la prima candidata donna. Un film deciso, che di velato ha solo il vestito. “Con l’apertura dei cinema e il permesso di guidare concesso alle donne del Regno voglio mostrare lo sforzo immenso che il cambiamento reale comporterà” dice la regista.

 

Il 18 aprile 2018 è una data emblematica, per la cinematografia saudita: si apre il primo film a Riad, dove viene proiettato “Black Panther” e, da Gedda, parte un programma in cui si aprono oltre 300 sale in tutto il Paese. Come non essere ottimisti. Il Festival è al giro di boa, aspettando altre verità.

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