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Gesù ''insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi''

Gli scribi erano gli interpreti ufficiali della Torah, ed i loro insegnamenti erano sempre “ancorati” all'autorità di qualche importante Maestro. Gesù, invece, viene presentato come un Maestro, insegnando con autorità, autonomia di pensiero e giudizio, ispirazione
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Di Alessandro Anderle - 30 gennaio 2021

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mc 1,21-28 In quel tempo, a Cafàrnao Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

La giornata-tipo di Gesù che viene descritta dal narratore è un sabato/Shabbat, giorno sacro per il giudaismo, religione (e popolo) alla quale Gesù apparteneva. La scena è ambientata a Cafàrnao, dove Gesù risiedeva: «Egli scelse con accortezza come suo domicilio abituale Cafàrnao, un villaggio di notevole importanza, perché luogo di transito intenso» (A. Poppi). Al tempo di Gesù i sacrifici ed il culto ufficiale erano svolti esclusivamente al Tempio di Gerusalemme, ma per la lettura e la preghiera di shabbat venivano utilizzate le sinagoghe.

 

«Ecco come il vangelo ci narra questa giornata di Gesù. È un sabato, il giorno del Signore, in cui l’ebreo vive il comandamento di santificare il settimo giorno (cf. Es 20,8-11; Dt 5,12-15) e va alla sinagoga per il culto. Anche Gesù e i suoi discepoli si recano alla sinagoga di Cafarnao dove, dopo la lettura di un brano della Torah di Mosè (parashah) e di una pericope dei Profeti (haftarah), un uomo adulto poteva prendere la parola e commentare quanto era stato proclamato. Gesù è un semplice credente del popolo di Israele, è un laico, non un sacerdote, ed esercita questo diritto. Va all’ambone e fa un’omelia, di cui però Marco non ci dice il contenuto, a differenza di quanto fa Luca riguardo all’omelia tenuta da Gesù nella sinagoga di Nazaret (cf. Lc 4,16-21)» (E. Bianchi). Come viene narrato negli scritti paolini, inoltre, è interessante sottolineare come anche i primi cristiani – ebrei “convertiti” - utilizzarono il momento del commento alla Torah per annunciare il Vangelo e fare proseliti.

 

Gesù «insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi». Gli scribi erano gli interpreti ufficiali della Torah, ed i loro insegnamenti erano sempre “ancorati” all'autorità di qualche importante Maestro. Gesù, invece, viene presentato come un Maestro, insegnando con autorità, autonomia di pensiero e giudizio, ispirazione. «Egli apparve investito di un potere soprannaturale» (A. Poppi).

 

La giornata ideale di Gesù nella visione del narratore viene scandita dalla predicazione, dalle guarigioni e dalla preghiera. Qui viene presentato un esorcismo – il “primo” nel vangelo secondo Marco – compiuto da Gesù. E per la prima volta compare un tema centrale in Marco: quello del cosiddetto “segreto messianico”. Gesù, in altre parole, dopo aver compiuto un gesto che potrebbe rivelare la sua “messianicità”, impone il silenzio, chiede che ciò che ha fatto non venga divulgato. Nella visione di Marco, infatti, la “messianicità” di Gesù, la rivelazione del suo essere il Cristo di Dio, doveva avvenire solamente dopo il compimento del suo cammino come Servo sofferente.

 

Marco, in questo brano, ci mostra i primi segni, i primi “riconoscimenti” della Parola del Verbo fatto carne. La parola “detta”, il commento alla Torah, di Gesù provoca le stesse reazioni della parola che scaccia i demoni. In quella Parola viene riconosciuta principalmente autorità, e non solo l'autorità della Sapienza. Un'autorità che va oltre la persona stessa di Gesù.

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