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''I contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono'', la ''parabola dei vignaioli omicidi''

La parabola che ci viene proposta oggi dovette, al tempo di Gesù, creare non poco scandalo. Divenuta celebre sotto il nome di “parabola dei vignaioli omicidi”, questa narrazione fornisce dati molto precisi, rendendo riconoscibili, quasi identificabili, i protagonisti
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Di Alessandro Anderle - 03 ottobre 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mt 21,33-43 [In quel tempo] Gesù disse ai suoi discepoli «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio». Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità». Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?” Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

 

La parabola che ci viene proposta oggi dovette, al tempo di Gesù, creare non poco scandalo. Divenuta celebre sotto il nome di “parabola dei vignaioli omicidi”, questa narrazione fornisce dati molto precisi, rendendo riconoscibili, quasi identificabili, i protagonisti.

 

Un uomo, il Padre, pianta una vigna, la fa essere, e se ne prende cura, proteggendola con una siepe, scavando un fossato, costruendo una torre. Questa vigna-Israele è amata dal Padre che, andatosene lontano, la affida – in affitto, non cessione di proprietà - a dei contadini. A questi è posta in mano, con fiducia, affinché se ne prendano cura, si assumano la responsabilità di coltivare la vigna-Israele, di farla fiorire, fruttificare, proteggendola da parassiti, animali nocivi e, soprattutto, da uomini bramosi.

 

La fiducia del Padre però viene tradita. Egli mandò a più riprese i suoi servi, i Profeti, per raccoglierne i frutti assieme ai contadini. Ma questi, i contadini-sacerdoti-anziani, cacciarono gli inviati del Signore, picchiandoli, deridendoli, trucidandoli. In ultimo venne inviato il figlio, Gesù, l'amato del Signore per il quale il Signore stesso – se così si può dire – si aspettava rispetto, ascolto, conversione. Ma i vignaioli uccisero anche il Figlio, sperando di ereditare la vigna al suo posto.

 

Raccontata questa parabola, certamente di carattere duro, Gesù interroga i suoi discepoli circa la sorte che dovrebbe essere riservata ai vignaioli dal Padre. La risposta dei discepoli è altrettanto dura, diretta. I discepoli stessi adottano l'agire dei vignaioli, «ma quell’agire che produce scarti, che crea primi e secondi, che crea ultimi e emarginati, che produce perdenti mentre esalta i vincenti, può avvenire anche nello spazio ecclesiale, nello spazio comunitario. E anche questo è una forma di violenza che deve essere riconosciuta e denunciata» (L. Manicardi).

 

Per questo Gesù richiama ai discepoli il Salmo 118: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?” Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Questa è la “mentalità messianica”, questo il modo di pensare di Gesù – e del Padre. Nessun privilegio, nemmeno per i primi discepoli di Gesù, se questi adottassero la forma mentis dei vignaioli. Il regno del Signore è del Signore, e tutti i tentativi di gerarchizzarlo risulteranno, per questo, vani. Il regno del Signore produce frutto solo in quell'umanità che sa porsi nell'unica gerarchia possibile, tendendo all'impossibilità dell'Amore totalmente gratuito e misericordioso.

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