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I nostri cugini ebrei festeggiano l'anno 5778. E' tempo di capodanno

E' usanza festeggiare Rosh haShanah con una cena preparata appositamente. Pur assumendo forme diverse nelle comunità, in questa cena si è soliti consumare dolci a base di mele e miele, segno di buon auspicio che il nuovo anno possa essere dolce. Anche il melograno viene spesso consumato come segno di prosperità e dolcezza auspicata
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 19 settembre 2017

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

In questi giorni il popolo ebraico celebra il suo capodanno Rosh haShanah (letteralmente il capo dell'anno). Ebrei e musulmani hanno conservato il proprio calendario, nato in epoca molto antica e basato sulle fasi lunari (quello gregoriano, che comunemente usiamo, è stato invece calcolato sull'anno solare). Per questo motivo le giornate di festività mutano di anno in anno e, per quanto riguarda il 2017, Rosh haShanah inizia mercoledì 20 settembre al tramonto del sole e termina venerdì 22 settembre.

 

È una delle feste più sentite dagli ebrei e originariamente – come le altre festività giudaiche – era una festa legata alla vita contadina, la festa del raccolto (mentre Pasqua era la festa della semina e, sette settimane dopo, cadeva quella di “Pentecoste” legata alla raccolta delle primizie). Oggi rappresenta l'inizio dell'anno ebraico, coincidente con la creazione di Adamo. Il 20 settembre 2017 inizia, secondo il calendario ebraico, l'anno 5778 dalla creazione adamitica.

 

Nel pentateuco (Torah), i giorni di Rosh haShanah vengono anche definiti Yom Terua (il giorno del suono dello Shofar – corno di montone), Yom haDin (il giorno del giudizio). Lo Shofar viene suonato per chiamare simbolicamente a raccolta il popolo d'Israele, risvegliarlo per ricordargli che il giudizio è vicino. Secondo la letteratura rabbinica, in questi giorni il Signore esamina la storia dell'umanità intera per giudicarla. Per questo motivo la festa di Rosh haShanah è occasione di meditazione sull'anno appena trascorso, e di riconciliazione. Se vi sono delle offese irrisolte, colui il quale ha offeso ha l'occasione per chiedere perdono a colui che ha offeso. E l'offeso, salvo qualche eccezione, deve saper concedere il perdono. Questo periodo di pentimento, riconciliazione umana, e giudizio divino si protrae per dieci giorni, fino al giorno dell'espiazione (Yom haKippur).

 

Dal punto di vista tradizionale, è usanza festeggiare Rosh haShanah con una cena preparata appositamente. Pur assumendo forme diverse nelle comunità, in questa cena si è soliti consumare dolci a base di mele e miele, segno di buon auspicio che il nuovo anno possa essere dolce. Anche il melograno viene spesso consumato come segno di prosperità e dolcezza auspicata.

 

Durante la cerimonia di Rosh haShanah viene recitato il passo del profeta Michea (7,18-20): "Qual dio è come te, che toglie l'iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità; che non serba per sempre l'ira, ma si compiace d'usar misericordia? Egli tornerà ad aver pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati. Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo la tua benevolenza, come hai giurato ai nostri padri fino dai tempi antichi". Dalla lettura di questo passo biblico è nata, in tempi antichi, la tradizione di gettare via i peccati commessi – spesso simboleggiati da piccoli sassi – nelle acque di un fiume, di un lago o nel mare. Tale usanza, molto sentita ancora oggi, prende il nome di Tashlikh, che, appunto, significa buttare.

 

Auguri ai fratelli (maggiori) del popolo ebraico, che il 5778 possa essere un anno di pace. Shalom!

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