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L'Ascensione di Gesù alla destra del padre, il mandato missionario viene affidato agli Apostoli

Con la salita al cielo di Cristo, si completa il disegno del Padre. Mentre i fedeli continuano a predicare la sua Parola, Gesù la conferma con i segni
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 12 maggio 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mc 16,15-20 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli :«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

Questo brano: «è tratto dalla conclusione aggiunta più tardi al vangelo secondo Marco da parte di “scribi cristiani”, che lo hanno completato con una chiusura meno brusca di quella del racconto originale (cf. Mc 16,1-8). Sono versetti che non si trovano nei manoscritti più antichi e sono sconosciuti a molti padri della chiesa. Tuttavia la chiesa li ha accolti come ispirati, cioè contenenti la parola di Dio, tanto quanto il resto del vangelo, e infatti sono conformi alle Scritture (secundum Scripturas: 1Cor 15,3.4); sono addirittura una sintesi dei finali degli altri vangeli (soprattutto dei sinottici), che raccontano gli eventi riguardanti Gesù risorto, asceso al cielo e glorificato dal Padre» (E. Bianchi).

 

Quella che abbiamo appena letto è, quindi, la “seconda” conclusione del vangelo secondo Marco. Nella “prima” conclusione (Mc 16,8), infatti, la narrazione rimane molto aperta: le donne si recano al sepolcro, apprendono dal “giovane con la veste bianca” che Gesù è risorto e devono comunicarlo agli Apostoli ed ai discepoli, ma loro – così nella finale – scappano impaurite. Una conclusione ricca di sacro timore e sacro mistero, che lascia appunto la narrazione aperta.

 

La conclusione che si legge oggi, invece, pur se aggiunta in seguito, ha la funzione di espandere la prospettiva della narrazione, mostrando come anche gli Apostoli abbiano potuto godere di un “incontro personale” con il Risorto – nonostante lo avessero abbandonato prima della Croce.

 

La rappresentazione dell'Ascensione del Signore riprende un tema veterotestamentario, poiché la pericope: «fu assunto in cielo e sedette alla destra», altro non è che la composizione di due versetti dell'antico testamento (2Re 2,11; Sal 110,1). Con l'Ascensione prende forma il disegno del Padre: dalla croce, alla Risurrezione, all'Ascensione, aspettando la parusia (il ritorno di Cristo alla fine dei tempi). Questo, secondo i teologi, il disegno che si palesa nella Rivelazione.

 

In questa conclusione il vangelo di Marco sfocia nel mandato missionario affidato agli Apostoli. Il vero compito del fedele, soprattutto nelle prime comunità cristiane, stava appunto nella testimonianza della Parola, come dice etimologicamente la parola “martirio”. Un essere testimone che mostra nella propria esistenza l'efficacia della Parola, senza imporla a nessuno: «confermando la Parola con i segni che la accompagnavano». Magari, oggi faremmo fatica a credere nei miracoli descritti in questo brano evangelico, eppure il segno più grande che possa confermare questa parola è l'Amore, forse anche il miracolo più grande.

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