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Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana

Il brano è molto breve, solamente quattro versetti e la narrazione della tentazione di Gesù nel deserto. I quaranta giorni di permanenza di Gesù nel deserto richiamano i quarant'anni di peregrinazione del popolo liberato dalla schiavitù egiziana ed in cammino verso la terra promessa
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Di Alessandro Anderle - 17 febbraio 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Nella prima domenica di Quaresima di quest'anno liturgico, la Chiesa cattolica legge, dal vangelo secondo Marco, la narrazione della tentazione di Gesù nel deserto.

 

Mc 1,12-15 [In quel tempo], lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

 

Il brano è molto breve, solamente quattro versetti. Gli ultimi due sono già stati commentati poche domeniche fa, il 21 gennaio. I primi due versetti narrano le tentazioni di Gesù nel deserto in modo estremamente conciso, essendo il lettore abituato alle versioni 'espanse' che si ritrovano nei vangeli secondo Matteo (Mt  4,1-11) e secondo Luca (Lc 4,1-13). Il vangelo più antico riporta l'essenziale.

 

Per prima cosa, va notato che è lo Spirito stesso a spingere Gesù nel deserto: luogo di incontro con Dio, ma anche di manifestazione del male. Gesù era stato appena battezzato nel Giordano da Giovanni, dove i cieli si squarciarono «e lo Spirito come colomba discende verso di lui. E una voce venne dai cieli: “Tu sei mio Figlio, l'amato, in te mi sono compiaciuto”» (Mc 1,10-11). Quello stesso Spirito, appena disceso dai cieli squarciati, fa imboccare a Gesù la strada verso il deserto, dove i cieli sono chiusi. Lo Spirito sospinge Gesù sulla via del Servo sofferente.

 

I quaranta giorni di permanenza di Gesù nel deserto richiamano i quarant'anni di peregrinazione del popolo liberato dalla schiavitù egiziana ed in cammino verso la terra promessa. In entrambi i casi, il tempo ha una funzione mediatrice importantissima: quella della preparazione. Il popolo ebraico, guidato da Mosè, si preparava a prendere possesso della terra promessa – in cui il Profeta non entrerà mai – e a vivere assieme a Dio; Gesù, dopo la rivelazione del Padre dai cieli squarciati, si prepara a svolgere la sua attività pubblica.

 

Non sappiamo, l'evangelista non riporta in che modo Satana – figura rappresentante, simbolicamente, le forze del male – abbia tentato Gesù. L'intento, certamente, non è quello di narrare uno 'spettacolino' per il lettore. Forse, e piuttosto, l'intento potrebbe essere quello di mettere in luce il fatto che anche Gesù avesse avuto bisogno di questo tempo nel deserto, del tempo di una lotta, forse precipuamente interiore.

 

Secondo la profezia di Isaia (11,1-9): «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo superstite dall'Assiria e dall'Egitto, da Patròs, dall'Etiopia e dall'Elam, da Sènnaar e da Amat e dalle isole del mare».

 

Il Messia atteso, di dinastia davidica (Iesse è il padre di Davide) viene rappresentato dal profeta come colui il quale riuscirà a ristabilire l'armonia edenica del creato.

 

«Ma occorre ricordare che questa 'armonia' e questa 'pace' sono a caro prezzo: il prezzo della kénosis, dello svuotamento e dell’abbassamento di colui che “era in condizione di Dio e svuotò se stesso (heautòn ekénosen)”, diventando uomo e spogliandosi delle sue prerogative divine, invece di tenerle gelosamente per se stesso e di considerarle un privilegio (cf. Fil 2,6-7). Proprio in questa profonda umiliazione, che è testimonianza della sua tentazione vera, reale (non un teatrino esemplare per noi), Gesù fa pace tra cielo e terra, sicché le creature del cielo, gli angeli, nel deserto gli si accostano e lo servono. Lo riconoscono quale Dio nella carne di un uomo: Gesù da Nazaret, il figlio di Maria» (E. Bianchi).

 

«E gli angeli lo servivano». Gli angeli, rappresentativi del mondo ultraterreno – anche se, la distinzione fra naturale e sovrannaturale, non era sicuramente così netta nella cultura del tempo – servivano Gesù, che non viene abbandonato nel deserto. Il verbo greco tradotto con 'servire' è diakoneîn, da cui 'diacono', «designa normalmente il servizio alle mense» (A. Poppi). Marco, infatti, non fa nessun riferimento al digiuno. Gesù non rimane solo e, soprattutto, il Padre non lo abbandonerà in quel momento difficile, si prenderà cura di lui – come già fece con la manna per il popolo – dandogli da mangiare. E Dio il Padre, come ogni padre, non va a modificare la realtà per il Figlio, ma cerca sempre di fornirgli l'autenticamente essenziale.

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